ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 16 Gennaio 2019 03:23

Nadia Toffa: «Qua mi sento a casa mia»

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Doppio appuntamento con la “sua” nuova città, per questa bresciana che è diventata, dopo la liturgia – per qualcuno un po’ blasfema dell’altro ieri mattina – TaranToffa. 

Ieri: il bagno col suo popolo delle magliette, che ha regalato un reparto nuovo di zecca per l’oncologia infantile di questa città martoriata.

Ieri però è andata in scena non la città piagnona e risentita, ma quella della rinascita, del cambiamento, del riscatto. “Nadia torna sempre” “Ci torno, ci torno e non è una promessa, è una minaccia”

Il primo pomeriggio sera era sferzato da una tramontana pungente; il Minibar, che è stato sdoganato dal suo angolo di una piazza senza pretese, sotto una palazzina degradata dal ‘minerale’ ferruginoso della fabbrica, per diventare un appendice delle Iene di Italia1, era stracolmo di gente, meglio di fans, volontari e non dell'ultim'ora.-

Molta premura, insolita gentilezza, tanta preoccupazione, erano questi gli ingredienti dell’attesa. Tutti col libro: “Fiorire d’inverno” della Nadia tarantina. La ‘nanetta’ come la chiamava suo padre - come ricorda lei nel libro – ha sbalordito l’Italia per le sue inchieste scomode, sulla terra dei fuochi, la pedofilia e l’Ilva di Taranto.

Quel giornalismo di frontiera che è la linea marginò contro l’invasione del determinismo distruttivo dell’homo faber.

Nadia eri pomeriggio ha mostrato il suo nuovo volto da combattente, pur con tutta la fragilità provocata da una malattia terribile che tuttavia non debilita il suo forte spirito. Nel suo libro parla del tumore alla testa che recidiva dopo l’operazione. 

Il suo afflato con la città nasce anche con la condivisone di questo male con i piccoli, che ieri pomeriggio sono stati davvero protagonisti, anzi è come se da questi piccoli eroi tarantini lei stessa assuma quella linfa vitale per combattere il male del secolo scorso, che abbiamo trasbordato nel nuovo millennio con tutto il carico di sofferenza e di speranza.

 

Abbiamo certamente un compito ora: portare con noi questo simbolo di forza e di amore perchè TaranToffa sarà sempre punto di riferimento di una città migliore. 

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