ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 22 Marzo 2019 05:04

Conte ha spiegato all'Ue perché non bisogna temere la Via della Seta

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L'Europa continua a chiedere che nei rapporti con Pechino ci si muova con un unico passo, ma l'Italia non ha intenzione di cambiare posizione sul maxi-progetto commerciale

 Nel governo avevano messo in conto che a margine del Consiglio Ue di Bruxelles i partner europei potessero chiedere spiegazioni al premier Giuseppe Conte sull'adesione italiana alla Belt and Road Initiative.

Durante la cena si è parlato di Brexit, ma con tutti i leader dell'Unione europea si è affrontato il capitolo della Via della Seta. L'Europa chiede che ci sia reciprocità, che da Pechino arrivino aperture vere. La linea Ue non cambia rispetto all'avvertimento lanciato la settimana scorsa sulla necessità che gli Stati membri si muovano in maniera uniforme.

Francia e Germania hanno chiesto cautela sugli investimenti cinesi nel Vecchio Continente. E' possibile che la Cancelliera Angela Merkel e il presidente Emmanuel Macron abbiano insistito su questo fronte con il presidente del Consiglio italiano che aveva già illustrato ai giornalisti l'intenzione di informare tutti sull'atteggiamento dell'Italia.

Non sarà comunque Giuseppe Conte a firmare il memorandum sulla nuova Via della Seta. I circa 30 accordi saranno firmati dal ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio, con il suo omologo cinese. Roma comunque non cambierà posizione sul maxi-progetto lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping che nel pomeriggio di giovedì è arrivato in Italia.

La volontà del premier è quella di 'blindare' l'intesa che, ha ricordato più volte, non è vincolante. "Dobbiamo essere in grado - ha spiegato in un'intervista a 'Die Welt' - di costruire una partnership con Pechino basata sull'uguaglianza senza deviare un passo dai nostri valori e principi, senza mettere in discussione i nostri legami, le nostre norme e le nostre alleanze storiche".

"Non devo convincere nessuno", è stata la premessa del presidente del Consiglio al suo arrivo a Bruxelles alle domande dei cronisti sul rischio dell'isolamento del nostro Paese sui rapporti con la Cina. Alla diffidenza di Parigi e Berlino si somma il gelo della Lega. "Per me la priorità è la Basilicata non la Cina", ha tagliato corto oggi Salvini, "per me è più importante la sicurezza nazionale".

Sul dossier restano quindi le distanze nella maggioranza. "Così andiamo a sbattere, rischiamo di compromettere il nostro rapporto con gli Stati Uniti", sottolinea un 'big' del partito di via Bellerio. Ma il Movimento 5 stelle non ha alcuna intenzione di rivedere gli accordi. Sarà lo stesso Di Maio a presentarli sabato mattina a villa Madama. L'incontro tra il governo e la delegazione cinese durerà un paio di ore e non è prevista conferenza stampa.

Per Xi questa è la prima visita di Stato da quando ha assunto il ruolo di leader cinese, nel marzo 2013. E' stato già due volte nel nostro Paese: la prima, nel 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia; la seconda, durante una breve sosta in Sardegna, nel novembre 2016.

L'ultima volta di un presidente cinese in Italia fu nel luglio 2009, quando l'allora leader cinese, Hu Jintao, venne a L'Aquila, per il vertice del G8, al quale la Cina partecipò come Paese emergente. La visita del presidente cinese subì, però, un brusco ridimensionamento: Hu Jintao decise di rientrare anticipatamente a Pechino per i tumulti scoppiati nella regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang.

Tutta l'attesa è per la firma del Memorandum d'Intesa tra Italia e Cina sulla Belt and Road Initiative, ma nel corso della visita a Roma è attesa pero' anche la firma di importanti accordi commerciali in infrastrutture, macchinari e finanza, e accordi inter-governativi nei campi degli Affari Esteri, del commercio, della Cultura e dei siti patrimonio dell'Umanita' (Italia e Cina sono i Paesi con il maggior numero di siti censiti).

Gli scambi di visite tra Italia e Cina si sono intensificati negli ultimi anni. Nel 2017, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha effettuato una visita di Stato che ha toccato quattro città (Pechino, Shanghai, Canton, e Chongqing). Fu ricevuto dal presidente cinese e i due Paesi siglarono tredici accordi di cooperazione bilaterale per un valore complessivo di cinque miliardi di euro. Sempre nel 2017, a maggio, arrivò a Pechino l'allora presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, per partecipare alla prima edizione del Belt and Road Forum, dedicato alla cooperazione all'interno dell'iniziativa di connessione infrastrutturale euro-asiatica lanciata da Xi nel 2013.

Pochi mesi prima, nel settembre 2016, il predecessore di Gentiloni, Matteo Renzi, era stato in visita a Hangzhou, nella Cina orientale, per l'edizione di quell'anno del G20, ed era stato ricevuto dal presidente cinese prima dell'inizio dei lavori. Xi fece, nel novembre di quello stesso anno, una breve tappa in Sardegna, dove incontrò di nuovo Renzi durante uno stop-over, mentre era sulla via del Sud America.

La Cina è il maggiore partner commerciale dell'Italia in Asia, mentre l'Italia rappresenta il quinto partner in Europa per Pechino, con un interscambio che supera i quaranta miliardi di euro. Nel giugno 2014, i due Paesi si sono dotati del Business Forum Italia-Cina, la piattaforma di dialogo tra le imprese dei due Paesi. Nel luglio 2016 è stato istituito un Forum Culturale, durante la visita a Pechino dell'allora ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Tra gli scopi del forum c'è anche quello di incrementare i flussi turistici: l'Italia è una delle mete preferite dai cinesi che si recano per viaggio in Europa. Secondo calcoli presentati oggi dal China Daily, circa un turista su venti che si reca ogni anno nella capitale italiana è cinese.

L'Italia è stato tra i primi Paesi a firmare, nel 1978, un accordo inter-governativo con la Cina per la Cooperazione nella Scienza e nella Tecnologia; venti anni più tardi, a Pechino, venne firmato l'accordo di cooperazione bilaterale nei settori della Culturale della Scienza e della Tecnologia, che aggiorna il precedente. Nel 2010 viene sottoscritto da Italia e Cina un piano triennale di cooperazione congiunto per rafforzare la cooperazione economica, che prevede la nascita di tre centri di cooperazione bilaterale (su design e innovazione, e-government e trasferimento tecnologico) e la nascita del China-Italy Innovation Forum, per integrare le risorse tecnologiche, scientifiche e innovative. Nel 2013 nasce anche la piattaforma China-Italy Technology & Innovation Week per concretizzare i risultati della cooperazione bilaterale.(agi)

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