ANNO XV Aprile 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 08 Aprile 2019 07:18

Decreto Sicurezza - Quanto vale la vita di un ladro?

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Riprendiamo il gusto dell'editoriale che, traendo spunto dalla realtà, ponga qualche riflessione. Se è possibile, chiedo venia al lettore se invece lastrico il mio discorso di dubbi. Il focus è dato dal Decreto Sicurezza col quale Salvini ha impallinato, per usare un termine caro ai cacciatori, Di Maio e il M5S.

Prendo spunto proprio dal cacciatore che, questo lo si sa, non potrà mai sparare sulle specie protette, quale il lupo, per esempio, anche quando il predatore ruba le galline. E neanche sarà possibile la caccia selettiva nelle aree dove, magari, la presenza del lupo, come una vera e propria gang criminale, limita l'attività degli allevatori.

Noi, sul piano etico e ambientale, tifiamo per il lupo e chiudiamo qui la vicenda. Ma una domanda sorge spontanea: se, invece del lupo, a rubare le galline, fosse un ladro? Qui il decreto sicurezza ci mette di fronte a un vero dilemma, dal momento che posso sparare al ladro ma non al lupo, dobbiamo domandarci: quando vale la vita di un ladro? 

E' indubbio che il punto dirimente, per giudicare la Legge Sicurezza, è legato al grande tema della dignità e responsabilità umana di fronte alla vita, bene indisponibile di fronte a tutto.

Tanto che, nella prassi, qualsiasi reazione di difesa, anche in preda al panico, deve essere proporzionale all'attacco, se ricevo un pugno non sparo a un uomo disarmato che scappa.  Ecco il punto. Riflettiamoci, sempre se è possibile.

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