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Lunedì, 22 Aprile 2019 04:39

Nel nome di Massimo Bordin, difendiamo Radio Radicale dalla chiusura, appello a Di Maio

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In questa foto Bordin con Romano Prodi In questa foto Bordin con Romano Prodi

Proprio nei giorni in cui se va Massimo Bordin, il burbero direttore che metteva i giornali in prima pagina, la mattina presto, su Radio Radicale, ci va di mettere la nostra parola per la difesa di questa risorsa culturale dell'informazione.

Prima della chiusura della sua radio - ormai fissata per la data del 21 maggio, giorno in cui finisce la convenzione con lo Stato – e della quale è stato il direttore ininterrottamente dal 1991 al 2010, se ne è andato lui.

E dopo aver rintuzzato Luigi Di Maio. "Stalinista e gesuita" l'aveva apostrofato in una intervista a Repubblica.

Ora al suo funerale hanno pianto i grillini, sfottuti da Sgarbi.

La presa di posizione della Casellati e di molti esponenti politici forse potrebbe aprire uno spiraglio contro la chiusura di questa emittente che metteva in riga anche Pannella. 

Non si tratta solo di difendere una voce dell'informazione, si tratta di non perdere un patrimonio; com'ènoto, la radio trasmette anche l’attività di altre istituzioni come quelle europee o degli organi di rilevanza costituzionale o degli stessi consigli comunali, i congressi, i festival e le maggiori assemblee dei partiti, i convegni organizzati dal mondo del lavoro e dell’impresa, conferenze stampa, presentazioni di libri, processi, inaugurazioni di anni accademici. Il suo materiale documentario e l’archivio giudiziario, che toccano la quota di 540.000 registrazioni è davvero una sorta di un vero giacimento culturale. 

Fuori dalle petizioni, che pure hanno decine di migliaia di persone, nel momento in cui a 67 anni se va un grande combattente dell'informazione, ci sentiamo di fare un appello a Di Maio di salvare Radio Radicale. 

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