ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 04 Maggio 2019 09:03

Il caso Siri avvita il governo su se stesso e spuntano le due parole "è finita"

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La lettura dei giornali su questa vicenda Siri fa balzare in primo piano la possibilità di una fine del governo. Anche se c'è sempre il sospetto di assistere al solito gioco delle parti. 

Sia Salvini che Di Maio hanno il corpaccione dei propri iscritti alle proprie spalle che gufa contro il governo. "È finita". Dopo mesi di insistenze da parte di colleghi di governo, amministratori e dirigenti leghisti, anche Matteo Salvini avrebbe pronunciato le due parole che quasi tutti, nel partito di via Bellerio, attenderebbero da mesi. Insofferenti nei confronti degli alleati del M5s, con i quali la convivenza di governo è diventata ormai una lotta quotidiana mentre ci si avvicina al voto europeo del 26 maggio, i leghisti da tempo tirano la giacchetta del loro leader perché 'molli' i pentastellati e il governo.  D'altra parte che dire dell'affermazione del leader sulla vicenda Siri "il caso è chiuso" Determinismo legato al fatto che si ha la maggioranza nel CDM e dopo l'affondo del premier non si discute. Questo è un coro circuito per l'alleanza di governo. Una sciabolata sul contratto. 

Del resto la stampa oggi offre questa immagine di grande confusione e di crisi latente. La Stampa titola che sulla vicenda c'è “L'aut-aut di Conte”, il quale minaccia “Se resta, pronto a dimettermi”; Per il Corriere sul caso del sottosegretario leghista, Di Maio e Salvini sono alla “sfida finale”. E mentre Il Messaggero vede un “piano Salvini per rimandare la “crisi dopo il voto” europeo, Libero denuncia “Il gioco sporco di Di Maio” descrivendo un “Conte tenuto al guinzaglio”. E Il Fatto Quotidiano mette insieme un “doppio flop” del vicepremier leghista nella stessa giornata, che “s'incarta su Siri” mentre “i giudici bocciano il decreto migranti”. “Salvini dà lo sfratto al premier: ‘Conte non ha più la mia fiducia'” titola la Repubblica. Game over. Siamo agli scampoli di fine stagione?

A tutto questo si aggiunge l'altra polemica sulle province che porta Luigi Di Maio a usare un vero guanto di sfida contro Salvini. Non cediamo, alla stregua di quanti prevedono scenari e cercano di interpretare gli umori. Ma la registrazione dello status quo porta a un punto di domanda: cosa resta dell'intesa giallo verde? Quanti sono i punti raggiunti da Salvini sulla sicurezza e sui migranti rispetto alle opzioni etiche dei pentastellati? Non v'è dubbio che c'è una sperequazione, perché il Movimento Cinque Stelle raggiunge obiettivi sui temi, quali quelli del lavoro, con il decreto dignità e reddito di cittadinanza, che sono però a rendimento lungo nel tempo, mentre la lega incassa regole di destra, già operanti, peraltro gratis per l'erario. Insomma il 26 di maggio si presenta come una sorta di spartiacque e la posta in gioco italiana, dopo l’accordo Salvini Orban prefigura una sorta di proiezione dei sovranisti condizionerà il voto europeo.

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