ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 06 Maggio 2019 10:57

Governo e caso Siri, settimana di passione, nasce la sindrome del cerino acceso in mano

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La settimana di Pasqua è passata, quella della passione del Governo Conte è appena cominciata. Non accenna a spegnersi il focolare della vicenda Siri che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo visto che manca la convocazione ufficiale, discutersi mercoledì 8 maggio nel CDM con dimissioni, revoca e nomina nuovo sottosegretario.

Mancano venti giorni alle elezioni europee e ancora dobbiamo stare in stallo in vicenda che invece di chiarirsi si ammanta di notizie di riciclaggio di cui parla Il Fatto, puntualmente smentito dallo stesso Siri che minaccia querela dalle pagine di Repubblica

Oramai siamo in presenza di una doppia modalità di pensiero, come due governi in uno, e tutto quello che fa l’uno diventa oggetto di contestazione e controcanto dell’altro.

Intanto la settimana è anche governance. Quanto ai lavori parlamentari, inizia l'iter al Senato del decreto Sblocca cantieri, con le audizioni nelle commissioni Lavoro e Ambiente. Alla Camera, invece, si attende il testo del decreto Crescita (che dovrebbe approdare in Aula la prima settimana di giugno). Tra i provvedimenti in esame, all'attenzione dell'Assemblea da martedì, figurano la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari e l'applicabilità delle leggi elettorali, nonché le disposizioni per la semplificazione fiscale, il sostegno delle attività economiche e delle famiglie e il contrasto dell'evasione fiscale.

Secondo Alberto Ferrigolo dell’Agi, c’è il rischio del cerino acceso: Chi resterà con il cerino in mano, mercoledì? Perché nella contesa ala fine quel che conta è proprio questo. E il vicepremier stellato Di Maio è chiaro sul punto, come rileva La Stampa, che in un titolo enfatizza il suo monito: “Se salta tutto la Lega colpevole davanti ai mercati”. Con l'incubo dello spread all'orizzonte. “Ma in caso di spaccatura non chiederemo noi la crisi”, dice. Come a dire: la crisi sarà nelle cose ma la responsabilità è della Lega, di Salvini e del suo atteggiamento. «Dovrà essere lui a prendersi la responsabilità di far saltare il banco, con tutte le conseguenze che ci saranno sui mercati”.

E sul fronte opposto, sempre sulle colonne del quotidiano torinese, un retroscena ricostruisce la riflessione del sottosegretario leghista Giorgetti sulla crisi e i pretesti per perseguirla: ci vuole o ci vorrebbe un motivo economico: “Se avessimo rotto sulla Tav, avrebbe avuto un senso, la Lega avrebbe preso il 40 per cento. Il problema non è Siri. Ma al prossimo giro Salvini rompe davvero su un terreno che gli conviene. Ha imparato la lezione della Tav”.

Già, la crisi, lo spread, l'economia e la finanza, i mercati. E poi c'è anche l'Europa. E la Commissione che proprio domani affronta il dossier Italia con le stime sul debito e intenzionata ad avviare una procedura di infrazione o, in alternativa, a chiedere una “manovra severa” in autunno come evidenzia Il Messaggero fin dal titolo d'apertura. Mentre il governo guarda e punta a nuovi equilibri a Bruxelles dopo il voto del 26 maggio. L'euro-rampogna prevista per domani dalla Commissione europea, perciò, “se l'aspettano ma fanno spallucce”, si legge sul quotidiano romano.

Una settimana da osservare e con attenzione.

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