ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 04 Giugno 2019 16:19

Qual è la strategia dietro la mossa di Conte

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A spigolare tra le pagine dei giornali qualche indizio lo si trova, insieme a qualche risposta. Il discorso del premier ha già avuto delle conseguenze, a partire dal decreto 'sblocca cantieri'

 Ma cosa s'è messo in testa il premier? Cosa ha in mente? Qual è la sua strategia o dove intende andare a parare? Da “Avvocato del popolo” ad “Avvocato populista”? È questa la sua parabola dopo esser ricorso, per il suo discorso, alle telecamere anziché alle Camere? Vuole fondare un suo partito, varare una sua lista?

A spigolare tra le pagine dei giornali qualche indizio lo si trova, insieme a qualche risposta. Secondo Francesco Verderami il richiamo di Conte alla Carta costituzionale, si legge sul Corriere della Sera, “è un modo per trovar riparo sotto l'ombrello del Quirinale” e, visto che i suoi due vice non l'ascoltano, il farsi ascoltare attraverso gli italiani, “più che un'innovazione è una deviazione dalle regole, e la forzatura evidenzia la debolezza politica del premier. Tuttavia la scelta di "parlare agli italiani" lo mette in sintonia (anche) con quei cittadini, che il 26 maggio hanno dato un evidente segnale di disaffezione”.

Anche per la Repubblica “c'è molto delle preoccupazioni di Sergio Mattarella” nell'intervento di ieri pomeriggio del premier a Palazzo Chigi. “Tutto il suo discorso è rivolto alla Lega” riottosa e recalcitrante a seguire le regole, ma poi “c'è anche un Conte inedito che si smarca dai 5 stelle, in maniera un po' acrobatica”, che è sembrato andare “in cerca di popolo, di una legittimazione diretta mettendosi in posizione equidistante dai due litiganti e quindi nel ruolo del tecnico responsabile, sempre che gli elettori ne sentano il bisogno” scrive il cronista. Ma sulle stesse colonne l'analista Stefano Folli sostiene che Conte non è un ingenuo “e sa bene che non esiste alcuna «fase due» in vista per un governo tramortito e consumato. Esiste tuttavia un margine per frenare Salvini nella sua spinta verso le elezioni anticipate in settembre”.

Dunque? “La maggioranza è in rovina, ma Conte è il premier in carica, forte della sua legittimità istituzionale” prosegue Folli, ma “in realtà “il premier si sente abbastanza forte, nonostante le apparenze, per tentare di mettere all'angolo il vincitore del 26 maggio. Obbligandolo, se davvero vuole rovesciare il tavolo del governo e avere le elezioni, a esporsi in prima persona. Senza aspettare che sia Di Maio a offrirgli l'occasione o il pretesto. Conte ha dunque soprattutto in mente il negoziato con la Commissione in vista dell'autunno. Se gli riesce, attraverso tutti gli equilibrismi necessari, userà l'Europa per tagliare le unghie al capo della Lega, l'autentico benché dissimulato bersaglio del suo intervento. La parola ora è al leghista” conclude il notista politico del quotidiano diretto da Carlo Verdelli.

Ma c'è chi mette l'accento sulla “grammatica costituzionale” del percorso scelto da Conte, il quale avrebbe potuto o dovuto presentarsi in Parlamento e chiedere un voto di fiducia. “Sarebbe l'abc” annota Marcello Sorgi su La Stampa, “e se non l'ha fatto, preferendo rivolgersi al popolo a reti unificate, avrà avuto le sue ragioni”. Quali? La prima, a suo avviso, è che abbia concordato la sua mossa con Di Maio e il vertice pentastellato, dal quale formalmente, ma solo formalmente a confronto con i fendenti sferrati contro Salvini e La Lega, ha provato a prendere le distanze”, anche perché i 5 Stelle “sono quelli che affronterebbero il rischio maggiore in caso di elezioni anticipate”. Dunque, per Sorgi, la crisi che si è aperta, “extraparlamentare, virtuale, mediatica, fatta di domande destinate a non avere risposte, è la peggiore che un Paese ridotto com'è ridotto poteva aspettarsi. Se Conte non si dimette, il Quirinale non può intervenire. (…) La nave è senza nocchiero”. E dal ponte di comando di Palazzo Chigi “il comandante ha appena lanciato l'appello al ‘si salvi chi può'”.

Negli atteggiamenti e nel discorso del premier Conte, tuttavia, Il Messaggero, per la firma di Mario Ajello, non avverte “nessuna brama di attaccamento alla poltrona”, discorso “che vorrebbe sembrare ultimativo o penultimativo o terzultimativo e invece è crepuscolare ‘salvo intese'”. Semmai si avverte lo sforzo “di non uscire troppo male da questa esperienza in cui il Contratto che legittima la presenza di Conte in politica è sfarinato come metodo di governo”. Dunque il suo obiettivo, prima di tutto, sarebbe quello “di uscire di scena a testa alta, in modo da potersi giocare altre chance”. E di che tipo? “Non politico” sostiene il quotidiano romano. Semmai “accademico o notabilare”.

E così l'Avvocato del popolo, “dicendo a tutti come stanno le cose, e se sono andate così non è colpa mia diventa l'Avvocato di se stesso. È la metamorfosi che si è voluta rappresentare” conclude il quotidiano della Capitale. (agi)

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