ANNO XIII  Febbraio 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 08 Settembre 2015 07:34

“Clinica della TV” ovvero i poteri che condizionano la nostra mente

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Bella serata alla libreria Ubik di Taranto mercoledì 2 settembre, ricca di interventi e della conversazione con l’autore di “Clinica della TV” libro che tratta una materia delicata ed importante qual è quella dell’informazione-formazione oggi in Italia.

Si è partiti dal quotidiano rapporto con i programmi televisivi, un meccanismo che scandisce la nostra esistenza, i nostri bisogni, emozioni ed orientamenti culturali e politici, sempre più rispetto al passato.

L’autore Carmine Castoro ha dialogato con il pubblico in modo semplice e convincente. Occorre autodifendersi, ha affermato, dal continuo condizionamento della televisione, dal potere che gestisce il consenso ed annienta la nostra coscienza uniformandola ad esso.

Alle dure condizioni della gente in una crisi senza fine e senza soldi ci propongono un supermercato di prodotti televisivi, all’apparenza gratuiti, a cui attingere quotidianamente per saziare la nostra pancia sempre più vuota. Protagonisti e venditori di questi prodotti: ilarità, emozioni, rilassamento dagli stress della quotidianità del lavoro e di quello che non si riesce a trovare sono gli “intellettuali organici” del potere: Maria De Filippi, ad esempio, e altri colleghi e colleghe.

E’ dai loro programmi che ci si ciba della loro merce. In effetti loro fanno un investimento culturale e politico nell’annullarci ogni senso critico. Il loro è un supermercato con prodotti avariati ma drogati dalle emozioni del vivere quotidiano della gente semplice.

Ci si immedesima in loro e si diviene di parte, la nostra scelta è di quale di esse. La concorrenza tra il servizio pubblico ed il privato viene sempre meno ed uniforma tutto e tutti. Nel dibattito l’autore ha introdotto, non a caso, categorie gramsciane efficacissime per capire l’attualità. Inoltre, possedere a basso prezzo strumenti tecnologici sempre più avanzati ci danno un senso di libertà ed autonomia ma in realtà una crescente dipendenza come fosse una droga di tipo non tradizionale. +

Come uscirne e guarire? Questa la domanda che ci si pone per poter acquisire una nuova coscienza critica della realtà in cui si vive. Occorrerebbe, a mio avviso, una “profonda riforma intellettuale e morale” per trasformare un popolo di consumatori in quello di produttori del cambiamento sempre più indispensabile.

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