ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 08 Luglio 2019 15:10

Venezuela. I vescovi accusano: Stato responsabile di torture, sequestri, minacce sono immorali, vanno contro la dignità

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"La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale del Venezuela condanna con indignazione l’umiliazione, lo scherno e il dolore causati ai nostri fratelli, il Capitano Rafael Acosta Arévalo, morto a causa delle torture dei suoi rapitori, ed il giovane Rufo Chacón Parada, sfigurato e reso cieco dalla polizia mentre dimostrava per la mancanza di gas domestico. Lo Stato venezuelano è responsabile": così inizia il duro comunicato inviato a Fides con cui i Vescovi denunciano la repressione che subisce il popolo quando si esprime democraticamente.


Il Capitano della Marina, Rafael Acosta Arèvalo, era stato arrestato il 21 giugno con l'accusa di terrorismo, sedizione e tentativo di omicidio del Capo dello Stato. Detenuto presso la Direzione generale del controspionaggio militare, è morto il 29 giugno in seguito alle torture subite. Il giovane Rufo Chacón Parada, 16 anni, è rimasto sfigurato e ha perso gli occhi dopo che la polizia gli ha sparato al volto durante una protesta popolare pacifica per la mancanza del gas, il 1° luglio a Cardenas, stato di Tachira.
"Non acconsentiremo la manipolazione, la dissimulazione e la mitigazione di questi eventi gravi. È il nostro impegno come Chiesa, che vede nel volto sofferente dei familiari e delle vittime il dolore di nostro Signore Gesù Cristo. Queste due vittime rappresentano oggi il grido di molti altri cittadini che sono stati sottoposti agli stessi schemi e le loro vicende sono state rese invisibili" continua il testo, prima di fare una lista di denunce: "Casi di tortura, sequestri, minacce intimidatorie sono ormai pratiche degli organi di polizia e militari. Questa condotta immorale va contro la dignità della persona e ne sono responsabili tutte le autorità".
"Come membri della Chiesa facciamo notare che gli autori di questi atti crudeli sono giovani di 22 e 23 anni e ci chiediamo: E' questa la nuova generazione delle Forze Armate? Indubbiamente questi giovani autori sono anche vittime di un sistema che ha permesso un tale degrado morale e spirituale nel nostro paese" denunciano i Vescovi. Il testo si conclude con una richiesta all'Alto Commissionato dell'ONU per i diritti Umani perché esiga dal governo del Venezuela che fermi questi abusi e violazioni dei diritti umani.
Proprio ieri, 4 luglio, l'ufficio dell'Alto Commissionato dell'ONU per i diritti umani ha pubblicato un rapporto in cui invita al governo del Venezuela ad "adottare velocemente misure specifiche per fermare i gravi fatti che violano i diritti". Il documento segnala che non agendo secondo i suggerimenti, “continuerà il flusso emigratorio della popolazione verso l'estero e peggioreranno le condizioni di vita della popolazione che rimane".
Dinanzi a questa nuova ondata di violenza interna, Juan Guaidò ha chiamato a raccolta la popolazione venezuelana oggi, 5 luglio, a Caracas, per una marcia nazionale per chiedere la fine delle torture e delle violazioni dei diritti umani. Guaidò in questa occasione chiede anche all’Onu e alla comunità internazionale di appoggiare l’iniziativa. La mobilitazione popolare partirà dalla sede delle Nazioni Unite per arrivare fino alla sede della Direzione generale del controspionaggio militare, dove è stato detenuto ed è morto il Capitano Rafael Acosta Arévalo.

Onu: "In corso erosione stato di diritto" L'Alto commissario Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet, ha denunciato violazioni su scala massiccia in Venezuela, dove è in corso una "erosione dello Stato di diritto". A seguito della pubblicazione del suo rapporto, Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe, ha rilasciato sottolineato che "il governo Maduro non può celare le massicce e sistematiche violazioni avvenute sotto il suo comando, che hanno colpito fortemente la maggior parte della popolazione del paese e costretto milioni alla fuga in cerca di protezione". "Il rapporto - continua Amnesty - condanna specificamente la politica repressiva delle forze di sicurezza, le esecuzioni extragiudiziali, gli incarceramenti per motivi politici, la tortura e le gravi violazioni dei diritti economici, sociali e culturali che hanno causato l'ampio diniego dei servizi sanitari, la carenza di cibo e medicinali che sono il risultato di anni di corruzione, furto di fondi pubblici, mancata manutenzione delle infrastrutture e scarsi investimenti nei servizi pubblici". "Il governo Maduro - conclude l'organizzazione - deve prendere immediate misure per porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani e dei crimini di diritto internazionale che continuano a essere commessi in Venezuela. Ribadiamo la nostra raccomandazione per l'immediata istituzione di una Commissione d'inchiesta sotto la supervisione del Consiglio Onu dei diritti umani col mandato di indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani che potrebbero costituire crimini contro l'umanità".
 
Cile vieta ingresso a oltre 100 persone legate a Maduro. Il Cile vieterà l'accesso nel Paese a oltre cento venezuelani legati alla "dittatura" del presidente Maduro a seguito del rapporto schiacciante delle Nazioni Unite sulle violazioni commesse dal governo di Caracas. Lo ha annunciato il presidente cileno, Sebastián Piñera. "Stiamo per vietare l'ingresso in Cile di oltre 100 persone che sono direttamente collegate alla dittatura venezuelana", ha spiegato Piñera in una conferenza stampa a Santiago. Non ha fornito dettagli sulle persone nella blacklist ma ha spiegato che "sono persone che fanno parte del governo venezuelano". Non è chiaro se alcuni venezuelani di alto rango abbiano tentato di entrare in Cile, terra che finora ha accolto più di 400 mila venezuelani fuggiti dal collasso economico del Paese. E, secondo le stime del governo, altri 300 mila venezuelani sono attesi entro il prossimo anno. L'annuncio di Piñera arriva sulla scia di un rapporto delle Nazioni Unite secondo cui i servizi di sicurezza venezuelani hanno ucciso circa 7 mila persone negli ultimi 18 mesi, molte delle quali con probabili esecuzioni. "Un numero scandalosamente alto", l'ha definito l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, nel rapporto pubblicato giovedì. Piñera ha annunciato che chiederà a Bachelet - il suo predecessore di sinistra alla presidenza del Cile - di fornire "tutto il background e le prove a supporto della relazione al Tribunale penale internazionale". Il capo di Stato ha definito il documento delle Nazioni unite "una relazione necessaria e utile per affrontare i gravi e tragici problemi che riguardano il Venezuela".
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