ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 09 Luglio 2019 10:44

Grecia: Alba Dorata fuori dal parlamento

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Fra le sorprese di queste elezioni greche, anche l'estromissione di Alba Dorata che non riesce ad entrare in parlamento e denuncia brogli. Alle ultime politiche il gruppo, che si rifaceva a ideologie xenofobe, aveva sconvolto il paludato mondo politico ellenico. Stavolta non ha raggiunto il 3% necessario a entrare in parlamento. Un crollo se si pensa che Alba dorata aveva 18 deputati nella scorsa legislatura. Fondata nel 1985 è stata nota per anni come violenta forza extraparlamentare ed ha saputoo almmeno alll'inizio approfittare della crisi economica per incrementare il suo bacino elettorale arrivando fino a oltre il 7% di consensi.

Alle ultime europee però, il partito non va oltre un risicato 4%, quando nelle intenzioni dei suoi attivisti avrebbe dovuto superare il Pasok. Alla base della sconfitta di Alba Dorata vi forse è un posizionamento giudicato troppo estremista che, ad un elettorato in voga di restaurazioni con l’elezione di Mitsotakis quale premier, non sembra incantare più come nei primi anni di crisi.

Quando scoppia la crisi del debito e le misure di austerità iniziano a piegare la società, Alba Dorata cresce in termini di popolarità e voti. Un partito che solitamente non oltrepassa l’1%, nel 2012 entra clamorosamente in parlamento ottenendo addirittura il 7% dei consensi ed una pattuglia di quasi 20 parlamentari.

Secondo molti analisti, è la vera formazione da tener d’occhio ed è oltretutto emblema di come l’elettorato viri verso gli estremi: da un lato nel 2012 si assiste all’inizio dell’ascesa di Syriza, dall’altro all’ingresso in parlamento di Alba Dorata. Il programma di quest’ultimo partito riesce ad intercettare un elettorato molto deluso dalla classe politica, nonché stremato da misure di austerità che portano sul lastrico migliaia di famiglie.

Alba Dorata in particolare ha presa nelle periferie, dove risulta impegnata nella distribuzione di viveri e degli aiuti alle persone ritrovatesi improvvisamente per strada. Ecco perché, quando nel 2015 è Syriza e non Alba Dorata a raccogliere i cocci lasciati al potere dai due partiti tradizionali, ossia Pasok e Nuova Democrazia, tutto sommato nel resto d’Europa si tira un sospiro di sollievo. Meglio Tsipras, è il pensiero di molti nel vecchio continente, che i militanti di Alba Dorata.

Ma oggi si assiste ad una repentina caduta del partito, il quale rischia di non entrare in parlamento. Quando non manca molto alla fine dello scrutinio dei voti delle elezioni di questa domenica, Alba Dorata ha il 2.96% dei consensi, una manciata di preferenze sotto la soglia di sbarramento del 3%.

Su Twitter alcuni sostenitori credono ancora in un colpo di reni finale per entrare nella prossima legislatura, ma a dominare in questo momento è soprattutto il silenzio: ammesso che Alba Dorata riesca in extremis a raggiungere la percentuale minima per partecipare alla ripartizione dei seggi, il risultato è comunque di per sé disastroso.

Fino allo scorso mese di maggio il partito prova a blindare il terzo posto alle ultime europee: in tanti credono di poter superare anche l’ex Pasok ed arrivare da un 8% in grado di far piazzare Alba Dorata subito dietro Nuova Democrazia e Syriza. Sono queste le ambizioni che si perseguono in questo primo semestre del 2019. Anche perché Tsipras è già in difficoltà in quanto la sua maggioranza scricchiola su un caso che è un cavallo di battaglia dell’estrema destra ellenica, ossia il No agli accordi di Prespa ed il non concedere il nome Macedonia a Skopje. Su questa scia, Alba Dorata mira molto in alto.

Alle europee però arriva la prima sorpresa: il partito è solo quinto, dietro anche ai comunisti e supera di poco il 4%. Una débâcle che dunque ridimensiona le aspirazioni per le legislative di questa domenica. Nessuno però immagina un incredibile epilogo costituito dal non ingresso in parlamento.

Come detto, Alba Dorata al momento ha il 2.96% ed oltre alla divisione tra ottimisti e pessimisti, il partito si divide anche lungo la dicotomia di chi sceglie di esaminare le ragioni della sconfitta e chi invece, al contrario, prova ad insinuare brogli nei conteggi e complotti.

Al di là di ogni considerazione comunque, risalta in primo luogo il fatto che i voti mancanti per arrivare a quell’8% cercato alla vigilia delle europee sono in gran parte in mano ad un nuovo partito di destra, denominato “Soluzione Greca”. Questi ultimi sfiorano il 4% ed entrano in parlamento con 10 deputati. Dati alla mano, i voti di Alba Dorata transitano in questa nuova formazione considerata filo russa e vicina alla Chiesa ortodossa.

Dunque, alla base della sconfitta di Alba Dorata vi forse è un posizionamento giudicato troppo estremista che, ad un elettorato in voga di restaurazioni con l’elezione di Mitsotakis quale premier, non sembra incantare più come nei primi anni di crisi. Chi sostiene Alba Dorata vede nel partito Soluzione Greca forse una casa “più su misura”.

C’è però chi punta il dito con un’informazione volta a demonizzare Alba Dorata, nel frattempo raggiunta negli anni anche dalle operazioni della Polizia che arrestano alcuni leader importanti, tra cui il numero uno Nikólaos Michaloliákos. Quest’ultimo viene accusato nel 2013 di essere a capo di un’associazione criminale che ha ucciso un rapper antifascista, ma la sua detenzione per oltre un anno senza processo suscita non poche polemiche.

Secondo questa corrente di pensiero, Alba Dorata paga un complotto nei suoi confronti e l’impossibilità di organizzarsi anche grazie alla mancanza di fondi pubblici.

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