ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 10 Settembre 2015 05:56

No Vespa, non ci sto, non è diritto di cronaca Featured

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L'affare brutto del talk show Porta a Porta con i parenti di Casamonica in studio ha scatenato la bufera in Rai. Devo dire che è una trasmissione che non mi ha mai attirato.

Digerita spesso come un prolungamento del potere. Ma in tutti i casi nulla si poteva dire al giornalista Bruno Vespa: era diritto di cronaca.

Ma quella di Casamonica non lo è. Semplicemente per le modalità in cui si è svolta la trasmissione.

Cerchiamo di capire. Cos'ha creato disgusto nel funerale del boss? Quell'enorme enfasi della parata da star di Hollywood. Quindi la trasmissione è diventata la coda di quel funerale, mettendo in grande risalto due "incensurati" - si difende Vespa - due sconosciuti, con un contradditorio in studio come si conviene alle persone importanti. No! La sede del servizio pubblico, pagata dai contribuenti, dai pensionati al minimo, non può essere aperta alla mafia capitale, con qualunque personaggio, anche appena sfiorato da una parentela inquietante.

Se Vespa voleva fare la trasmissione sul funerale del boss, "tutti ne hanno parlato e si continua a parlarne", doveva inviare un giornalista ad ascoltare per strada i parenti del boss, quella stessa strada che hanno riempito con quella "ola" da stadio. Una volta si parlava del rigore di Montanelli, quel suo distacco dal potere e il non volersi mettere " al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo".  Basta vedere come è diventato virale questo episodio!

Tutto qui, non occorre una parola di più.

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