ANNO XV Febbraio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 14 Settembre 2015 04:17

Con la politica "Acchiappavoti" il partito democratico diventa la nuova DC

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 PRESADIRETTA, questo racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti, Liza Boschin, Giuseppe Laganà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali, è tornato dopo la pausa estiva, mostrando, a chi avesse ancora dubbi, quello che sta avvenendo nel nuovo Partito Democratico di Matteo Renzi.

Un’inchiesta che è partita dalla Sicilia, ha attraversato la Campania, toccata la Puglia, laboratori dove si può vedere il passaggio, l’entrismo, il salto nel carro, chiamatelo come volete, che finirà per mutare il partito democratico.  Del resto da oramai sei anni non c’è un governo di chiara espressione; qualcuno dice che, nonostante la coraggiosa scelta di iscrizione alla sinistra europea, il quadro politico – almeno quello presente in Parlamento – non mostri una destra o una sinistra.

Afferma un nuovo entrato proveniente da Alleanza Nazionale e dalla gita a Predappio al mausoleo del Duce, che questo governo Renzi piace perché ha fatto riforme di destra su lavoro, riforma costituzionale e scuola. Dargli torto?

Forse ha ragione Berlusconi quando lamenta la scarsa attenzione ai moderati che spaventati da Salvini e da Grillo sono disorientati.  Ma pare che già in Sicilia parlamentari regionali, consiglieri comunali e sindaci della Regione, del centro e del centro destra, gli stessi che avevano fatto vincere Cuffaro Lombardo, adesso si orientino ed entrano a centinaia nel Partito Democratico. A parte il fatto che padroni di tessere portano non solo linfa, in una sezione che da 70 arriva a 270 iscritti, cambiano le regole del gioco, prendono la maggioranza. E se come a Misterbianco, nell’area del catanese, entrano nel Pd tutti coloro che erano legati alla discarica, vulnus del territorio battaglia epocale della sinistra che accade? Se si cambiano le carte da gioco, diventa tutt’altro il contendere. 

Non a caso la puntata si chiama “acchiappavoti” perché la scelta, sul territorio, di entrare nel partito con tutta la propria macchina da guerra che consentiva di stare in Forza Italia o Alleanza Nazionale, significa riposizionare il centro di potere locale di sempre, della Democrazia Cristiana, dalla quale tutti provengono. E quale occasione più giusta di questa dove c’ è un presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio che vengono dalla balena bianca.  Del resto è sul territorio che si costruisce il consenso e da qui si parte per scalare le Istituzioni fino a Roma. Insomma la crisi di Forza Italia, dopo lo sgarro in Puglia di un altro democristiano cosa determina se non questa corsa verso il primo partito, ovvero quello democratico?


PRESADIRETTA è andata anche in Campania per seguire le ultime elezioni amministrative che hanno portato alla Presidenza della Regione Vincenzo De Luca. Ha raccontato le polemiche attorno alla sua candidatura che hanno infiammato il dibattito politico campano e nazionale. Era opportuno far correre per la poltrona di Presidente della Regione un candidato che rischiava, se eletto, di essere sospeso a causa di una condanna in primo grado? Tra poche settimane la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla eccezione di incostituzionalità che pende sulla legge Severino, sollevata dagli avvocati di De Luca e di De Magistris. Come andrà a finire per la Campania?

Qui si è aperta una finestra sulla vicenda che riguarda il governatore, ovvero quello che lui dice l’abuso linguistico, per aver inserito una figura inesistente – secondo la procura della Repubblica - accanto al responsabile unico del procedimento per la realizzazione dell’inceneritore, e per la vicenda dell’eco-mostro sul golfo di Salerno bloccato dalla magistratura (là ci sarebbe persino la deviazione di un fiume realizzata per creare il manufatto inquietante).

Ma la vicenda più oscura della Campania è rappresentata dai cosiddetti cosentiniani, quelli che sono legati a Cosentino e all’inchiesta sulle connivenze con i casalesi che entrano nel Pd attraverso la lista del Presidente. E qui siamo in quella che Saviano denuncia quale Gomorra presente nelle liste di De Luca.

Bisogna dire che la trasmissione si conferma all’altezza della statura giornalista del conduttore. Abbiamo visto un Matteo Orfini un po’ ragioniere, troppo disciplinato e poco convincente. Sullo sfondo c’è una mutazione genetica, non c’è dubbio, fatta in un paese dove i partiti non sono regolati da norme precise, con statuti molto aperti, primarie finte che possono inquinarsi. Non v’è dubbio che nessuno può chiamarsi fuori davanti a questo scenario di assenza di regole democratiche. L’esempio della Germania è evidente. Per chi conosce il tessuto democratico tedesco, a partire dai Verdi ( Die Grünen)  sa che non ci possono essere migrazioni che mutino le scelte etiche di fondo. Regole dunque, leggi. 

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