ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 07 Novembre 2019 15:33

La città vuol discutere sull’acciaieria, Gianni Liviano convoca una riunione oggi, Di Lena della Lega “Un epilogo prevedibile

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Nel mentre pubblichiamo nel vento di crisi europeo, con l’Italia maglia nera della crescita nel 2020 e 21, come un macigno piomba la vicenda ex Ilva con disimpegno di Mittal.

Della vicenda ArcelorMittal, il cui disimpegno da Taranto rischia di tradursi in una bomba sociale pronta ad esplodere da un momento all'altro, si parlerà stasera in una iniziativa pubblica che il consigliere regionale Gianni Liviano, in collaborazione con l'associazione “Le città che vogliamo” ha organizzato per oggi, giovedì 7 novembre, alle ore 18.30 nella sede di via Fiume 12, a Taranto.

All'incontro interverranno lo storico Salvatore Romeo, il presidente dell'Ordine dei medici di Taranto, dott. Cosimo Nume, Michele Conte di Federmanager, l'ambientalista Leo Corvace, il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, Giovanni Guarino (uomo di comunità), il presidente dell'Ordine degli avvocati, Fedele Moretti, Antonio Cecere esperto di bioetica e Giancarlo Turi, segretario provinciale Uil.

"A mio avviso la questione ArcelorMittal - sottolinea Liviano - va affrontata su due livelli diversi: uno consiste nel recuperare il livello delle relazioni ovvero l'obbligo per l'azienda di rispettare la città e il territorio; l'altro, riguarda la politica che, in verità - aggiunge il consigliere regionale tarantino -, ha visto le massime istituzioni regionali e cittadine assumere un ruolo poco adeguato e consono alla gravità della situazione. Adesso - conclude Liviano - va recuperato un equilibrio di relazioni che sappia mettere al centro dell'azione le prospettive future del nostro territorio".

Sulla vicenda registriamo anche l’intervento su comunicato stampa di Angelo Di Lena della segreteria provinciale della Lega : "La comunicazione inoltrata da Arcelor Mittal di volersi ritirare dal progetto di rilancio dell’acciaieria di Taranto è una mazzata micidiale, la testimonianza di un fallimento, per alcuni, annunciato”. Secondo Angelo Di Lena che è anche consigliere dell’”Unione dei comuni terre del mare e del sole”,

“Il passo indietro di Arcelor Mittal nella gestione della fabbrica di Taranto è un duro colpo per le famiglie degli operai e per tutta la città di Taranto. Il progetto di rilancio dell'acciaieria costruita negli anni 50, dotata di tecnologie ormai obsolete, si è rivelato sin dall'inizio complicato.

Le problematiche dell'ambiente pesantemente compromesso in questi anni da una cattiva gestione della fabbrica da parte della famiglia Riva e, soprattutto, le tante morti sul lavoro, insieme alle dolorosissime morti di tanti bambini e cittadini del Quartiere Tamburi, hanno ridimensionato il ruolo di questa fabbrica e l’opinione della collettività di Taranto sulla sua presenza”.

Non è lo scudo penale la vera motivazione: “La verità è che la grande acciaieria di Taranto non è più una realtà produttiva conveniente ai privati per tanti motivi:

in primis per le enormi spese necessarie per riconvertirla e bonificarla sul piano ambientale.

In secondo luogo per quella che è la situazione degli investimenti oggi in Italia, un paese dove la pressione fiscale è alle stelle. Infine per la presenza dei sindacati, importantissimi sicuramente nel tessuto sociale italiano, ma completamente assenti in altre nazioni. Sopportando il peso della bonifica”.

Occhi aperti della città su questo tema che oramai è al centro dell’iniziativa del governo.

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