ANNO XIV Agosto 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 19 Settembre 2015 00:00

Taranto - Toh! Riecco La Sem, l'altra finì nell'olio

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Rieccomi a fare un altra scoperta, e stavolta credetemi il magone sale in gola. Perchè La Sem era il Borgo di Taranto, il ritrovo "in" del suo centro umbertino.

Pensate a cosa rappresentava il palazzo rosso - là di fronte - ora in eterno rifacimento, con le sue quattro o cinque scuole, non ricordo, il tribunale. Insomma la city. La Sem era il ritrovo della Taranto che sapeva parlare, conosceva la propria storia; era facile trovare Diego Marturano fine poeta e commediografo, con il suo cappello a larghe falde e il bastone e...tanti altri.

Certo noi studenti dell'Archita, un po' di sinistra, la snobbavamo perchè preferivamo la Dreher in fondo a Via D'Aquino. Ma era ed è la nostra storia. Per mia avventura, avendo passato i primi cinque mesi dell'anno 2015 a Roma, non sapevo di questa apertura che è avvenuta a Gennaio 2015. Stante l'area di ricostruzione in atto, questa riedizione in chiave moderna, con il richiamo fotografico, è davvero coraggiosa. 

Per dare il senso al titolo voglio ricordare, avendo conosciuto forse l'ultimo proprietario della vecchia Sem, raccontare il perchè è finita nell'olio. Tutto nasce dall'avventura di due calabresi che producevano olio vicino a Reggio Calabria e si ritrovano negli anni 80' a rilevare il vecchio oleificio Costa. In pochissimi anni i fratelli Domen ico e Natale Romeo diventano grandi. Il maggiore sarà recensito dal Sole24 ore nel 1985 come il re dell'olio. Il suo range nel rapporto reddito di impresa e lavoratori lo poneva al primo posto in Italia perchè fatturava 140 miliardi di lire a fronte di soli 40 dipendenti. Scaricava navi dall'Egitto, raffinava olio rancido che finiva nelle conserve di tonno. La Finanza andava e veniva da quell'impresa. In un decennio però c'è il crollo, il fallimento; il grande va via. Sparisce. In un periodo successivo trovo il più piccolo dei fratelli, Natale Romeo nel frangente di vendere la masseria Foliano in agro di Crispiano. Ero in qualche modo interessato per conto di una cooperativa sociale umbra.

Fu lui a dirmi che il fratello maggiore, in dote e come divisione dei beni, gli aveva dato quella masseria, comprata a suo tempo dall'arcivescovo Motolese  e la Sem di Taranto, che già in quel periodo era in crisi.

Storie di un economia privata prima dedita a investimenti e dopo, stante il bisogno impellente di fare cassa il più presto possibile, andare alla vendita o alla svendita delle proprietà.

Del resto a persone che vivevano a 400 km dalla città bimare poco importava mantenere quel bar storico. Di tutta questa enfasi industriale sulla strada per Reggio Calabria restano ruderi dell'oleificio miliardario; sarebbe archeologia industriale se non ci fosse l'amianto a rammentarci che è un rudere nocivo e da bonificare. Sic transit gloria mundi!

Ecco perchè la vecchia Sem, secondo i miei ricordi, finì nell'olio. Ora questo nuovo bar la vuole ricordare con una grande gigantografia che ha messo all'interno del locale  riproponendosi come lounge bar, ovvero con una spiccata  e particolare eleganza sia negli antipasti che nella pasticceria. Quella gradevolezza che sciolga il palato e faccia ricordare il passato. Ma resti per noi un puro esempio di rigenerazione urbana del Borgo, attitudini, fatti che seguiremo sempre esaltando anche i singoli gesti. Auguri a La Sem.

 

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