ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 19 Febbraio 2020 08:32

Il mondo tra pirati in formatici, dott Stranamore e coronavirus

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Tecnocrazia? Nel casi del coronavirus sembra proprio di no, ma è una considerazione ovvia atteso che il regime cinese controlla rigorosamente ogni tipo di informazione.

Nel 2012 il New York Times è stato attaccato da pirata informatico cinese, per aver osato indagare sul patrimonio di Xj. Penetrarono nei sistemi informativi, rubarono le password dei giornalisti (fonte: Rampini in La seconda guerra fredda).

Quello che colpisce in Occidente è la posizione di molti esperti, soprattutto quelli organici alle strutture di governo i quali fingono di non sapere, che nei laboratori di ricerca ci sono tanti dott. Stranamore. Spesso lo diventano per adempiere impostazioni di politiche di sicurezza, ma anche a scelte militari. In proposito è opportuno richiamare il Trattato BTWC (Biological and Toxin Weapons Convention) del 1972 al quale aderisce anche l’Italia. Qual è l’aspetto singolare di questo Trattato?

Non si devono produrre armi biologiche, ma non esiste nessun meccanismo di controllo, d’ispezioni e consente anche di produrre “piccole quantità” di materiale organico a scopo di difesa.

Azioni continue per modificare questi aspetti negativi, ma nessun accordo raggiunto a causa del boicottaggio degli Stati Uniti. .

La motivazione degli USA? Protezione dei brevetti dell’industria chimica statunitense. Gli USA hanno parecchi laboratori che studiano e fanno sperimentazione, sulle armi biologiche. Il più importante è Fort Detrick. Dopo l’attentato del 2001 hanno varato il “ Progetto BioShield”, ovvero scudo biologico.

IL Piano prevede:

a) una rete di monitoraggio;

b) produzione e conservazione di una quantità di vaccini e antitodi;

c) crescita dei laboratori di massima sicurezza cioè con classificazione BSL4 come quello di Whuan , unico in Cina.

Anche noi abbiamo una struttura preposta alla ricerca e assistenza nel campo delle armi biologiche, lo Spallanzani.

Circa venti anni fa un padiglione dello Spallanzani, che è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, fu riconvertito per quest’attività. Diciotto anni fa fu costituita in Europa una rete di difesa verso il bioterrorismo.

Tutti i paesi europei appartenenti alla NATO costituirono delle strutture, che nel nostro caso sono partecipate dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità, dallo Spallanzani, dal Ministero dell’Interno e da delegati delle regioni. Esiste presso lo Spallanzani un laboratorio di sicurezza 4 (BSL4).

Una struttura pensata, per l’emergenza SARS e infine come laboratorio per ricerche , modificazioni di agenti pericolosi correlati alle armi biologiche. Alle anime belle ed efficientiste, che nemmeno accettano come ipotesi la fuoriuscita del virus da Wuhan ricordiamo che sia negli USA che in Russia si sono verificati contaminazioni degli operatori.

Un caso di contaminazione con il virus di ebola si ebbe con una ricercatrice della Vector, che lavorava a un vaccino (fonte: New York Times, Russian scientist dies in Ebola Accident in Former Bioweapons Lab). Alcuni anni fa in una relazione tecnica acclusa al bilancio dello Spallanzani, si mettevano in evidenza la non rispondenza ai requisiti di biosicurezza e ai protocolli di contenimento biologico degli agenti patogeni conservati. Da sito Ministero Salute , «per quanto riguarda la capacità di laboratorio, si ricorda che nel nostro Paese, è presente, presso l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma un laboratorio di livello 4 (BSL4), l'unico in cui è possibile testare campioni biologici contaminati da virus emorragici, che grazie alla sua esperienza e professionalità, è tra quelli che stanno contribuendo agli aspetti diagnostico-clinici nei paesi africani in cui l'epidemia è in corso, a sostegno degli stessi e delle Organizzazioni non governative che stanno operando per controllare l'evento sul posto». Osservo infine e a malincuore che anni fa un noto Prof. Di Virologia della Università di Padova dichiarò di essere stato costretto a effettuare presso il Karolonska di Stoccolma dove è presente struttura BLS4 , alcuni test di farmaci anti Ebola per mancanza in Italia di strutture con i requisiti di sicurezza necessari. Intanto in Francia il primo decesso per il virus cinese.

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