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Martedì, 31 Marzo 2020 21:42

Coronavirus: raggiunto il picco, misure almeno fino a Pasqua

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I malati sono 77mila, ma la crescita rallenta. 105.792 totale: 77.635 infetti, 12.428 i morti, 15.729 I guariti, dati 31marzo Protezione Civile Esperti: 'test rapidi a tutti e riavvio in 3 fasi'.  Il caso di Ferrara resistente al contagio. Il bollettino del Veneto.

Con più di 105mila contagiati, oltre 77mila italiani tuttora positivi e quasi 12mila e 500 morti, l'Italia raggiunge il picco del contagio per il coronavirus. Ma l'apice non è una vetta quanto piuttosto un 'plateau', un altopiano di montagna che va attraversato prima che si possa cominciare ad intravedere la discesa. Ad un mese e mezzo di distanza da quel 20 febbraio quando a Codogno è stato diagnosticato il coronavirus al 38enne Mattia, gli scienziati pronunciano la parola tanto attesa da tutta Italia. Che non significa però la fine delle misure di contenimento e del distanziamento sociale: per le prime, si andrà avanti almeno fino a Pasqua; al secondo, dovremmo abituarci per mesi.

E che si sia arrivati al picco non è certo una vittoria, con i numeri della pandemia che rappresentano la fotografia più cruda della catastrofe, assieme ai camion militari che continuano a portare le bare verso i forni crematori in tutta Italia. Anche oggi un'ecatombe: 837 vittime in un giorno, 35 l'ora. Nella tragedia ci sono però anche numeri 'positivi': continuano a calare i ricoverati negli ospedali: il 26 marzo l'incremento era stato di 1.276 nuovi malati, sabato di 710, domenica di 409, lunedì di 397. Con la Lombardia che ospedalizza 'solo' 68 nuovi pazienti e l'Emilia che ne ha invece 14 in meno. Calano anche i nuovi ingressi in terapia intensiva: oggi sono 42, ieri erano 75, il 26 marzo 120. Per la prima volta, inoltre, la Lombardia fa registrare due pazienti in meno in terapia intensiva. E anche se si vanno a guardare le percentuali, i numeri confermano il rallentamento: l'incremento del totale dei contagiati passa dal 4,15% di lunedì al 3,98% di oggi e quello delle terapie intensive dall'1,92% all'1,06%.

Coronavirus, tabella del 31 marzo © Ansa

Test rapidi a tutti e riavvio in 3 fasi - Un'indagine a larga scala sulla popolazione utilizzando test rapidi sierologici, che indichino cioè chi ha sviluppato anticorpi al nuovo coronavirus, per avere il polso reale della diffusione del contagio. A questo sta lavorando l'Istituto superiore di sanità (Iss),mentre già si pensa ai piani per la 'riapertura' del Paese e delle attività. Un riavvio che, dopo la proroga delle misure di contenimento almeno a dopo Pasqua, secondo gli esperti dovrà avvenire in modo scaglionato per tipologia di attività e per Regioni. In vista della ripartenza, però, fondamentale è riuscire ad avere un quadro reale dei casi di positività e anche di chi è certamente guarito avendo sviluppato anticorpi al virus SarsCov2. Ma per fare indagini ampie di questo tipo sulla popolazione, ha spiegato il presidente Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stampa all'Istituto per fare il punto epidemiologico sull'epidemia di Covid-19, "servono test più rapidi per la ricerca degli anticorpi". I test con tamponi, infatti, richiederebbero tempi più lunghi ed un'organizzazione complessa. Dunque, ha annunciato, "stiamo pensando di fare questo tipo di indagine e stiamo mettendo a punto le tecnologie per poterlo fare. Stiamo cioè lavorando per poter fare a stretto giro un'indagine di prevalenza sierologica". Infatti, "avere una stima in tempi rapidi su un campione significativo della popolazione è molto importante per avere una stima reale dei casi, mentre ad oggi dobbiamo accontentarci di modelli".

Intanto dal Viminale arriva un chirimento in una nuova circolare ai prefetti riguardante la questione delle uscite dei genitori con i figli.

Il punto del commissario Arcuri - L'Italia ha acquistato 300 milioni di mascherine e i dispositivi "arriveranno progressivamente nei magazzini della protezione civile e verranno distribuiti con il criterio che abbiamo concordato con la totalità delle regioni, anche per garantirci assoluta trasparenza ed evitare asimmetrie". Lo ha detto il commissario Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che con questi numeri è stata "consolidata una sufficiente quantità di dispositivi". Inoltre, ha aggiunto Arcuri, ieri è stata consegnata una "quantità sufficiente di mascherine all'ordine dei medici". " Pensiamo - ha concluso - che anche loro devono essere dotati di una sorta di 'magazzino di scorta', in modo da poter sopperire o aggiungere dotazioni che vanno direttamente a loro". "Abbiamo fatto molti passi avanti nella produzione nazionale di mascherine in una settimana. Le prime 25 aziende della filiera della moda da ieri producono 200 mila mascherine chirurgiche al giorno. Hanno un piano per andare a 500 mila al giorno la prossima settimana e a 700 mila quella successiva; le aziende del settore dell'igiene personale da ieri fanno 250 mila mascherine al giorno, arriveranno a 400 mila la prossima settimana, a 750 mila quella successiva". "Stiamo inviando dispositivi soprattutto al centro-nord, ma pensiamo anche alle regioni del sud. Cerchiamo di mantenere queste due leve. Negli ultimi 3 giorni abbiamo distribuito 290 ventilatori alle regioni, nei prossimi 3 giorni contiamo di distribuirne altri 599, il 40% di quanto distribuito finora. A ieri abbiamo distribuito 1.237 ventilatori polmonari. Con forniture così massicce andiamo anche verso sud, che dobbiamo assolutamente evitare si trovi in condizioni simili a quelle delle regioni del centro-nord più colpite dal coronavirus". "Sono dotazioni massicce, ma ancora non riusciamo a raggiungere tutti i target: spero che la prossima settimana anche i farmacisti verranno riforniti di dispositivi di protezione" precisa Arcuri

Polemica Fontana- Iss su mascherine

Da giorni gli esperti sottolineano l'importanza dei presidi di sicurezza per gli operatori sanitari, medici e infermieri ma anche per la popolazione ma mascherine, guanti, camici e visiere sono sempre più introvabili. La situazione è particolarmente delicata in Lombardia dove ieri il governatore Attilio Fontana ha fatto sapere che presto si raggiungerà una produzione tale da garantire l'autosufficienza per le mascherine, grazie alle aziende lombarde che stanno riconvertendo la loro produzione. Prima di poter produrre le mascherine però alle aziende vanno comunicati gli standard da rispettare e i risultati delle prove di filtraggio delle stesse mascherine. Questo compito spetta all'Istituto Superiore di Sanità e oggi il presidente dell'Istituto, Silvio Brusaferro ha dichiarato che gli esperti sono pronti.

"Siamo pronti: appena abbiamo i risultati sulle prove tecniche di capacità di filtraggio delle mascherine possiamo renderle immediatamente autorizzate", ha detto. "Abbiamo oltre 80 autorizzazioni a produrre in attesa e da quando ci verranno portate le prove tecniche di capacita di filtraggio dei microrganismi, entro un'ora possiamo rilasciare le autorizzazioni, ma nel frattempo il produttore può produrle".

"Certamente - ha rilevato - non posiamo permetterci di mettere in circolazione strumenti che non hanno le performance per cui sono state richiesti. Da un lato dobbiamo rispettare gli standard internazionali e dall'altro garantire che gli strumenti di cui dispongono gli operatori rispondano agli standard". L'Iss "ha raddoppiato in 24 ore il personale che si occupa delle mascherine, ha affrontato 800 pratiche e 1400 interlocuzioni con richiesta di chiarimenti cui è stata data risposta ed ha valutato le prove presentate e dato indicazioni ai produttori sulle capacita di filtraggio".

Fontana però insiste: "Come sempre la burocrazia è terribile" e "non demorde: noi abbiamo un'azienda che potrebbe realizzare 900mila mascherine al giorno e che potremmo immediatamente distribuire, con tessuti cercati dal Politecnico di Milano, ciononostante l'Iss ha chiesto tempo per poter rilasciare la certificazione che ci permette la distribuzione" ha sottolineato. 

"Mi auguro che il governo si attivi subito a sostegno della richiesta del governatore Attilio Fontana: è inaccettabile rischiare di morire di burocrazia". Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini sulla denuncia del governatore della Lombardia sullo stop dell'Iss alla distribuzione di mascherine con tessuti del Politecnico. "Domani dirò a Conte di sbloccare subito la burocrazia per distribuire le mascherine - ha aggiunto Salviini - . Poi faremo tante proposte concrete per la salute dei cittadini". Il segretario della Lega incontrerà, insieme agli altri leader dell'opposizione il premier a Palazzo Chigi.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia è entrato nella questione chiedendo alla Protezione Civile che si interrompa l'ordinanza che prevede il sequestro delle mascherine chirurgiche, "perchè è giusto che i rivenditori, supermercati e farmacie, le possano comprare. Ma per farlo non ci devono essere i sequestri alle Dogane". "Noi siamo rimasti le prime tre settimane, anche negli ospedali, con la quasi totale assenza di questi dispositivi, e questo ha permesso la diffusione del contagio. Oggi le mascherine ci sono, da una settimana le stiamo fornendo a tutti. Noi in Veneto, grazie al sostegno di una grande azienda, le abbiamo realizzate anche 'in casa'".

Sulla questione è intervenuto anche il commissario Domenico Arcuri il quale ha ricordato che l'Italia ha acquistato 300 milioni di mascherine e i dispositivi "arriveranno progressivamente nei magazzini della protezione civile e verranno distribuiti con il criterio che abbiamo concordato con la totalità delle regioni, anche per garantirci assoluta trasparenza ed evitare asimmetrie". Inoltre, ha aggiunto Arcuri, ieri è stata consegnata una "quantità sufficiente di mascherine all'ordine dei medici". " Pensiamo - ha concluso - che anche loro devono essere dotati di una sorta di 'magazzino di scorta', in modo da poter sopperire o aggiungere dotazioni che vanno direttamente a loro". "Abbiamo fatto molti passi avanti nella produzione nazionale di mascherine in una settimana. Le prime 25 aziende della filiera della moda da ieri producono 200 mila mascherine chirurgiche al giorno. Hanno un piano per andare a 500 mila al giorno la prossima settimana e a 700 mila quella successiva; le aziende del settore dell'igiene personale da ieri fanno 250 mila mascherine al giorno, arriveranno a 400 mila la prossima settimana, a 750 mila quella successiva". 

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, chiederà poteri straordinari per gestire l'emergenza Coronavirus. Lo ha annunciato al Consiglio regionale, in videoconferenza. "Con le regole vigenti in condizioni normali - ha detto - tra due anni siamo ancora qui. Per agire in tempi rapidi, come è assolutamente necessario, abbiamo bisogno di poteri straordinari, come è stato fatto per la ricostruzione del Ponte Morandi". "Chiedo al Consiglio regionale - ha aggiunto - di valutare l'approvazione di un documento perché io possa chiedere al Governo poteri straordinari. Senza averli rischiamo che tutto il lavoro venga ritardato, ma i tempi sono di grande urgenza. Se non allentiamo regole, soprattutto in vista della ricostruzione per il dopo - ha concluso - rischiamo di trovarci pericolosamente impantanati nella burocrazia". Il Piemonte prorogherà oltre la scadenza del 3 aprile le ordinanze con le misure di contenimento del Coronavirus. Lo ha annunciato il governatore Alberto Cirio parlando all'Aula del Consiglio regionale, riunita oggi in videoconferenza. La nuova scadenza potrebbe essere fissata al 14 o al 20 aprile. La decisione sarà presa probabilmente giovedì, dopo un incontro fra Cirio e i capigruppo. 

E' una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, non un ospedale da campo" e ospiterà "il più grande reparto di terapia intensiva d'Italia". Lo ha sottolineato Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano che gestirà l'ospedale realizzato in Fiera a Milano. "Abbiamo fatto in 10 giorni ciò che in maniera ordinaria si fa in qualche anno" ha detto il presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali alla conferenza stampa per l'inaugurazione del nuovo ospedale. L'ospedale realizzato in Fiera a Milano "sarà il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus e il simbolo della ripresa della nostra regione": lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana

Il caso di Ferrara resistente al contagio.

Nell'Emilia-Romagna che lotta contro il coronavirus, c'è un'area del suo territorio - il Ferrarese - che sembra resistere naturalmente all'infezione, registrando una diffusione e un tasso di contagi ben inferiore al resto della regione. E che, per questo, dovrà essere studiato a fondo, così da capire come mai, in quella porzione d'Emilia, il Covid 19 sia stato arginato, in maniera quasi naturale.

"Magari quando sarà tutto finito - ha osservato nella consueta diretta Facebook il commissario ad acta, Sergio Venturi - ci chiederemo perché i contagi non sono mai cresciuti a Ferrara. Evidentemente qualche ragione ci sarà, o che fosse zona malarica o perché c'è la talassemia, però bisognerà chiederselo perché evidentemente c'è una resistenza naturale di quella provincia a questa infezione che dovremo studiare perché ci potrebbe essere utile anche per altri cittadini". D'altronde, ha proseguito, "è assolutamente inimmaginabile il motivo per il quale ci sono, ad esempio, 75 servizi in ambulanza a Parma e ce ne sono 12 a Ferrara: bisognerà capirlo perché questa malattia ha dei confini a quasi fisici". Anche perché, ha argomentato ancora Venturi, "se si andasse a vedere anche la composizione dei contagi nella provincia di Ferrara, c'è una presenza su Ferrara prevalente ma poi tutto il testo si attesta prevalentemente sul confini con la provincia di Bologna, una grande parte della provincia è preservata e di questo sono molto contento per chi vive lì"

Il bollettino del Veneto - Sono arrivati a 8.159 i casi di positività al Coronavirus in Veneto, 258 in più di ieri sera. Lo rileva il bollettino della Regione Veneto. I nuovi decessi sono stati 12, portando a 448 il numero totale. I pazienti in terapia intensiva sono 356 (+2), i dimessi 828, i pazienti in area non critica 1680 (+14). Le persone in isolamento domiciliare sono 19.945. Le province che registrano il maggior numero di nuovi positivi sono Padova e Vicenza (+54 rispettivamente), seguite da Treviso (+52), Verona (+49) e Venezia (+37).

Rocca (Cri): 'Soccorritori trattati come untori-  I soccorritori di ritorno dalle zone rosse trattati come 'untori', minacciati di licenziamento o di ritorsioni dai vicini. La denuncia arriva da Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana, che parla di "stigma intollerabile, assurdo e a dir poco autolesionista". "Per fortuna - aggiunge Rocca - è la netta minoranza quella dell'insulto e della paura rispetto a un'Italia migliore. E' necessario, tuttavia, fare sentire doppiamente il nostro grazie a questi straordinari esempi di Umanità in azione". Con informazioni dell'Ansa

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