ANNO XV Gennaio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 03 Dicembre 2020 10:40

Dopo la pandemia ci sarà un baby boom?

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Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un'esplosione delle nascite. In molti hanno paragonato il Covid-19 a una guerra. Abbiamo chiesto a un esperto se avrà conseguenze sulla natalità.

La situazione delle nascite in Italia è davvero complessa, per una serie di condizioni già esistenti prima della diffusione della pandemia, che sono state amplificate e accentuate dal coronavirus e dall’impatto che ha avuto e sta avendo sulla società”. Lo ha detto all’AGI Antonino Guglielmino, Direttore Sanitario e Clinico del Centro Unità di Medicina della Riproduzione di Catania e direttore della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, commentando i dati sulla natalità e l’impatto del coronavirus sulla situazione generale della fecondità e della riproduttività in Italia.

Le informazioni relative al 2020 non sono ancora disponibili – spiega l’esperto – ma sappiamo che l’andamento degli ultimi anni è stato caratterizzato da una significativa riduzione delle nascite. Si pensi che in circa dieci anni il numero di nascite è calato quasi del 25 per cento, il che si traduce, stando ai dati Istat, con poco più di 560 mila nuovi bimbi nel 2010, drasticamente calati a 435 mila lo scorso anno”.

Lo specialista sottolinea che le motivazioni di questo andamento possono essere ricondotte a una serie di fattori, e gli interventi che dovrebbero essere implementati per invertire questa tendenza dovrebbero comprendere un insieme di strategie, come la predisposizione di campagne volte a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della tutela della salute riproduttiva, provvedimenti volti a informare sulle caratteristiche, i limiti e le possibilità della riproduzione umana, lo stanziamento di fondi a sostegno delle giovani coppie perché possano accedere alla fecondazione assistita, alle terapie per la fertilità, a particolari agevolazioni sull’acquisto di immobili e ad un sostegno economico concreto per il mantenimento dei figli.

Pur rientrando tra le prestazioni considerate di Livelli Essenziali di Assistenza" commenta Guglielmino "i trattamenti e gli interventi sulla fertilità restano, di fatto, a carico delle coppie stesse, anche se, calcolando la spesa sanitaria relativa ai soli trattamenti sulla fertilità, l’importo sarebbe di pochi milioni e si tratterebbe semplicemente di rendere attivo un provvedimento già approvato legislativamente. Credo che questa sia una delle principali problematiche, perché, con la crisi in corso, l’incertezza sanitaria ed economica che colpirà nel prossimo futuro, molte coppie avranno estreme difficoltà a procreare, non solo per motivi biologici e fisiologici, ma anche economici e psicologici”.

L’esperto riporta che lo scorso anno le tecniche di fecondazione assistita hanno contribuito per circa il 3 per cento alle nascite totali in Italia, e che molti dei trattamenti sono stati eseguiti nelle cliniche settentrionali, viste gli incentivi economici, che hanno spinto molte coppie residenti al Sud a eseguire le cure cliniche nelle strutture settentrionali. “Con la diffusione della pandemia" aggiunge "la mobilità è stata ridotta e, in parte per la sensazione di paura e incertezza e in parte per via delle difficoltà economiche, ci aspettiamo che il numero di nascite del 2020 sia in linea con l’andamento evidenziato in questi ultimi anni, con un calo significativo dei bambini nati in Italia per il 2020. Per le famiglie meridionali con disponibilità economica, invece, l’accesso alle terapie porterà probabilmente a un lieve incremento relativo delle nascite con fecondazione assistita per quanto riguarda il Sud Italia, ma dovremo attendere i dati per future considerazioni”.

Nei periodi successivi alle crisi economiche e ai momenti più difficili", osserva Guglielmino, "si nota solitamente un boom delle nascite, è quanto avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale e a seguito ad altre grandi epidemie storiche. In questo caso, tuttavia, con il coronavirus sono emerse delle dinamiche sociali particolari, che sembrano aver instillato un senso di disagio generale, che non incentiva nuove nascite. La crisi economica, inoltre, deriva da una causa sanitaria, per cui, oltre alle preoccupazioni finanziarie, si aggiungono le inquietudini legate alla paura del contagio. La situazione è davvero complessa, ma è possibile intervenire”.

Per i prossimi anni, dunque, la situazione non sembra destinata a evolvere come accaduto in crisi precedenti, con un boom delle nascite, ma si attende, in caso di provvedimenti, un aumento moderato e limitato. “Servono interventi mirati e decisi", conclude Guglielmino, "il coronavirus ha accentuato una problematica che in Italia esisteva già, e non ci aspettiamo un miglioramento della situazione in mancanza di una serie di provvedimenti, a partire dalla predisposizione di incentivi economici e da una rivoluzione della percezione della fecondità e della riproduzione. Le donne non possono essere costrette a dover scegliere tra la procreazione e il perseguimento di una carriera lavorativa o accademica. Per quanto semplice sia come concetto, credo sia fondamentale, per un Paese, investire sulla vita e sulle nuove nascite”. AGI

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