ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 19 Dicembre 2023 07:05

Pnrr e manovra sono le priorità del governo. Poi dal 2024 si penserà alle europee

Written by  Giovanni Lamberti
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Matteo Salvini - Giorgia Meloni - Antonio Tajani Matteo Salvini - Giorgia Meloni - Antonio Tajani

Il tema delle Europee e della possibile candidatura di Giorgia Meloni sono sul tavolo da settimane, ma prima ci sono da blindare gli equilibri interni alla maggioranza. 

Lo sguardo ora è rivolto all'azione di governo e alla trattativa con l'Europa. Sul Pnrr secondo quanto si apprende il governo è vicino a chiudere la partita con Bruxelles sugli obiettivi per i fondi della quinta rata, sul patto di stabilità (sullo sfondo il Mes, ancora in calendario nel programma della Camera ma la prossima capigruppo dovrebbe decretare lo slittamento della ratifica al prossimo anno), sul bilancio Ue.

E, in chiave interna, si punta a chiudere l'iter della manovra senza ulteriori scossoni e affanni. Nel giorno in cui il presidente del Movimento 5 stelle Conte chiede un Giuri' d'onore perchè, a suo dire, il presidente del Consiglio ha detto il falso in Aula sul Mes, il capo dell'esecutivo 'rispondè alla segretaria del Pd, Schlein, sul tema dei migranti. Non a Conte. Una mossa che 'polarizzà ancor più lo scontro con il Pd, con Meloni che smentisce in toto di aver voluto aizzare la platea sul fronte dell'immigrazione e ribadisce di voler combattere i trafficanti di essere umani mentre la numero uno del Nazareno le risponde che i migranti "non sono pacchi da scaricare".

Un botta a risposta che va in scena proprio nel giorno in cui è stato trasmesso a Montecitorio il disegno di legge di ratifica del protocollo tra Italia e Albania con l'illustrazione delle spese previste ("in caso di rinnovo del Protocollo alla scadenza quinquennale ai relativi oneri si farà fronte con apposito provvedimento legislativo", si legge all'ultimo articolo). Lo scontro potrebbe anche 'spostarsi' più avanti al di fuori dei confini italiani.

Il tema delle Europee e della possibile candidatura della premier è sul tavolo da settimane, se non mesi. Ma, anche se durante la kermesse Atreju si è alimentato dietro le quinte il dibattito, la premier non ha ancora sciolto ufficialmente la riserva. E probabilmente, riferisce una fonte parlamentare di Fdi, non lo farà neanche il 21 dicembre, quando è prevista la conferenza stampa di fine anno. Possibile che l'eventuale fumata bianca arrivi a febbraio.

Non è solo una questione di ragionamenti legati allo scenario europeo - sottolinea la stessa fonte - ma anche di equilibri interni alla maggioranza e al governo. In Fdi molti scommettono che il passo ci sarà, del resto la spinta è forte. Non è previsto per ora nessun annuncio, la decisione verrà concordata con gli alleati. Insomma, per il momento si prende tempo, anche se la prospettiva di una discesa in campo si sta delineando sempre di più. 

"È legittima sia la scelta di candidarsi, che io ritengo la più probabile, sia quella di non candidarsi", ha detto il presidente del Senato, La Russa. L'obiettivo della campagna elettorale di Fdi è quella di spostare gli equilibri di Bruxelles a destra. Con uno sguardo sui numeri. Si guarda alle mosse di Macron e dei Popolari europei, con il convincimento che qualora Ecr registrasse un risultato lusinghiero si possa spezzare l'asse tra il Ppe e i socialisti, puntando su un altro tipo di alleanza.

Al momento si sta alla finestra, in una riedizione dello schema von der Leyen, Fdi punterebbe a fare da 'pungolò dall'esterno, con lo scopo di avere una ancora maggiore presa sull'agenda, con la consapevolezza comunque che soprattutto negli ultimi mesi c'è stata una sponda delle istituzioni europee nei confronti del governo. Ad attendere le mosse della premier sono anche Lega e FI.

Salvini, sottolinea un 'big' del Senato del partito di via Bellerio, alle sollecitazioni interne avebbe risposto con un 'vediamò. Farà quello che serve per il bene della Lega, sottolinea il senatore 'ex lumbard'. Ma la stessa fonte fa notare come una discesa in campo del presidente del Consiglio nelle vesti di capolista rischia di 'polarizzarè troppo il voto su di sè.

Anche Salvini si candidò cinque anni fa ma lo fece nella veste di vicepremier, il 'refrain'.

"Il 9 giugno - ha detto oggi il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture - non si vincono le elezioni Europee, si fa la rivoluzione in Europa, a guida Lega". Nel partito di via Bellerio da giorni si vocifera di una candidatura, magari proprio come capolista, del generale Vannacci. Una candidatura che resta una incognita anche se da settimane vanno avanti le interlocuzioni. Posizione attendista pure in FI. "Bisogna capire - dice una fonte azzurra - se si vuole 'politicizzarè il voto oppure no. Se ne parlerà più avanti, o tutti o nessuno". Sullo sfondo c'è anche il tema della figura di Draghi quale eventuale candidato per la presidenza del Consiglio Ue. "È difficile e prematuro parlarne", ha sottolineato il vicepremier Tajani. AGI

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