ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 26 Giugno 2015 11:49

Idrocarburi: da problema a risorsa nazionale?

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Il petrolio è chiaramente percepito come un problema che ci induce a notti insonni, nel timore di uno scenario apocalittico come il Golfo del Messico nel 2010, ma presto arriveremo paradossalmente a concordare con coloro che ritengono candidamente di poter “portare a galla” una “nuova” risorsa nazionale?

 

Eppure l’attuale governo, in linea con i precedenti, sta ponendo le premesse per il temuto scenario, sviluppandole in varie direzioni, sia terrestri sia marine. 

La mappa pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare (MATTM), per le Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) in corso, consente l’individuazione di altre venticinque "Ricerche" di idrocarburi di cui ben cinque sono poste minacciosamente dinanzi alle coste della Puglia, altre cinque minacciano il Golfo di Taranto e nove sono nei pressi della costa sud occidentale della Sicilia.  Il «permesso di ricerca» consiste in un titolo esclusivo che consente le "attività di ricerca" per accertare l'esistenza di idrocarburi liquidi e gassosi, con indagini geologiche, geochimiche e geofisiche, con qualunque metodo e mezzo, quindi con le perforazioni meccaniche,  previa autorizzazione.

Il «permesso di prospezione» è invece un titolo non esclusivo per l’esecuzione di indagini analoghe anche contemporaneamente, da parte di più operatori autorizzati nella medesima area, con qualunque metodo e mezzo, escluse le perforazioni meccaniche di ogni specie.

Le VIA in corso per le attività di prospezione non sono indicate nel totale ma possiamo contarne sei nel basso Mare Adriatico in corrispondenza della Puglia, sei nel Golfo di Taranto e subito fuori di esso, due nei pressi della costa nord occidentale della Sardegna, due nei pressi della costa sud della Sicilia, e qualcun’altra più a nord.

Il prossimo 25 luglio scadrà il termine per la presentazione delle osservazioni per due Interventi di prospezioni in mare, nelle aree "d1 G.P.-SC" e "d1 C.P.-SC" (aree marine di Ragusa, Siracusa nello stretto di Sicilia), mentre scadrà il prossimo 7 agosto quello per le osservazioni al Permesso di ricerca di idrocarburi "Portomaggiore", che non interessa alcuna area marina ma il comune di Masi Torello.

Infine il 15 agosto scade il termine per le osservazioni all’intervento di prospezione nell'area in mare denominata "d 3 F.P.-SC", ben 4.030 km2 nel golfo di Taranto.

Tuttavia le osservazioni continuano a essere disattese ed è difficile riconoscere le motivazioni del nuovo impulso che s’intende dare alla nuova corsa alle trivelle!

Se analizziamo i dati storici, l’attività di ricerca di nuovi giacimenti in mare ha visto il suo massimo periodo di espansione nei primi anni 90, ottanta nuovi pozzi all’anno, in gran parte di tipo esplorativo. Dalla seconda metà degli anni 90 e nell’ultimo decennio si è notevolmente ridotta l’attività di ricerca di nuovi giacimenti, ottimizzando i giacimenti noti: undici pozzi esplorativi con esito positivo per il gas e un solo pozzo con esito positivo per il greggio, quello di “Ombrina Mare 2 dir”.

Se analizziamo i consumi, i dati del 17 giugno 2015 confermano che i consumi petroliferi italiani nel mese di maggio 2015 hanno avuto diminuzione del 2,7% rispetto allo stesso mese del 2014. I consumi di energia si sono ridotti del 3,8 e  insieme al calo delle quotazioni delle fonti energetiche (in particolare del petrolio), hanno determinato un ridimensionamento della fattura energetica italiana, sul Pil con un peso sceso all’1,5% rispetto al 2,1% del 2011-2012.

Riguardo alle fonti rinnovabili, complessivamente con il 4,5% in più nel 2014, sono riuscite a soddisfare oltre il 21% dei consumi energetici nazionali.

Nonostante l’esplicito quadro analizzat,o che indurrebbe a scelte un po’ distanti da quelle odierne, l’attuale Governo, sempre in linea con il precedente, osservando la dipendenza italiana dall’estero per l’importazione di combustibili fossili e allo stesso tempo la dotazione di riserve di gas e petrolio, ha dedotto che tale dipendenza potrà essere ridotta.

Principalmente in base a tali motivazioni, la Strategia energetica nazionale (Sen) nel marzo 2013 ha definito prioritario l’incremento dal 7% al 14% del contributo della produzione nazionale d’idrocarburi al fabbisogno energetico italiano, ritenendo che comporterebbe investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovi posti di lavoro e una riduzione delle importazioni di 5 miliardi di euro.  Si intende, chiaramente, "riesumare" gli idrocarburi come nuova strategica risorsa nazionale.

Ci si chiede se nell’analisi sono stati considerati i costi per la sicurezza ambientale, le cosiddette esternalità negative. A titolo compensativo, le timide royalties e le maggiori entrate fiscali sull’attività di coltivazione possono intervenire e  contribuire in parte?

In Italia le royalties gravano per il 10% sul valore delle coltivazioni d’idrocarburi liquidi e gassosi, con l'eccezione degli idrocarburi liquidi estratti in mare per i quali l'aliquota è del 7%.

Si tratta di royalties molto basse che non comportano alcun vantaggio, in termini di prezzo e di servizi, per il consumatore finale. In Libia, ad esempio, la percentuale è dell'85%, in Indonesia dell'83%. La regione Calabria aveva provato, con una temeraria legge regionale, ad aumentarle sino al 30%, senza alcun risultato. Avrebbero ridotto l’appetibilità per la scelta da parte degli operatori nazionali ed esteri.

Il gettito di tali royalties per l’anno 2014 è stato di € 401.915.004,65, di cui € 70.687.307,24 destinati allo Stato, € 182.414.623,83 alle Regioni, €29.196.155,25 a 28 Comuni, € 85.629.330,74 al Fondo riduzione prezzo carburanti, € 33.987.587,59 al fondo Aliquota ambiente e sicurezza. La provenienza in base agli operatori petroliferi vede la prevalenza di ENI e Italian Shell.

La suddivisione di quanto corrisposto alle regioni vede la prevalenza della Basilicata con oltre 158 milioni di euro (€ 158.590.201,842), mentre per la Puglia abbiamo un ammontare “modesto” di 4 milioni di euro (€ 4.166.214,655), versati in Puglia dagli operatori petroliferi Eni (2.685.536,01), Edison (959.701,82), Gas Plus Italiana (520.976,82).

Nonostante tali trasferimenti la Regione Puglia si è sempre espressa con pareri sfavorevoli per le VIA concesse dal Ministero e per quelle in corso, come nella deliberazione del 9 luglio 2013, n. 1292, per nove permessi di ricerca della Northern Petroleum, e due della Petroleum Geo Services e della Spectrum Geo L.d.t. 

Purtroppo i pareri espressi sono stati disattesi dai decreti degli ultimi giorni, nonostante anche l’Europa abbia giudicato ecologicamente irresponsabile la scelta dello sfruttamento degli idrocarburi come risorse: il valore economico è dubbio e il peso energetico è notevole visto l’ERoEI in declino (Energy Return on Energy Investiment). L’Europa ha stabilito, da qualche tempo, la via delle rinnovabili come obiettivo primario, la priorità dell’efficienza e della riduzione delle emissioni, poiché garantiscono investimenti e occupazione ed hanno il valore di essere ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibili.

 

26 giugno 2015

 

 

http://cart.ancitel.it/index.html?context=WMC%2FVIA.wmc&v=full

 



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