ANNO XIV Febbraio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 12 Settembre 2016 00:00

Venezuela: crisi senza precedenti. Ora è emergenza malaria. Maduro aumenta la tensione

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La crisi del Venezuela porta ormai il paese sul punto di rottura. Il debito galoppa, cresce l’emergenza malaria e la situazione politica si surriscalda sempre più. Il punto della situazione.

Il Venezuela è sul punto di rottura. La crisi economica, politica e umanitaria sembra non voler abbandonare un paese pronto ad implodere.

Continuano intanto le manifestazioni in Venezuela volte a destituire l’ormai odiato presidente Maduro e gli incontri di protesta contro i vertici dello stato si protrarranno sicuramente per tutto il mese di settembre. Che cosa sta succedendo in Venezuela e perché lo stato non riesce a venir fuori da una crisi politica ora diventata emergenza umanitaria?

Abbiamo già seguito, passo dopo passo, il critico evolversi della situazione in Venezuela ed oggi cercheremo di fornire una panoramica aggiornata dei terribili eventi che stanno distruggendo il paese. Molti sono gli errori del presidente del Venezuela Maduro che vengono contestati dall’intera popolazione. Le cause del collasso sono molteplici e hanno trascinato il Venezuela nel baratro.

Con il passare dei giorni, quella che inizialmente sembrava una crisi di natura economica si è trasformata in emergenza umanitaria, con persone in lotta per la sopravvivenza e caos più totale per le strade del paese che non sembra trovare una via d’uscita da questa profonda crisi. Tra l’altro, a metà luglio, Citibank ha preso la decisione di chiudere i conti governativi del Venezuela spingendo il paese sempre più in recessione. In questo contesto è cresciuta sempre di più l’opposizione del presidente del Venezuela, Maduro, ormai osteggiato e criticato fortemente.

Le cause della crisi rimangono sempre le stesse - tra queste il crollo del prezzo del petrolio - mentre la situazione del Venezuela continua a peggiorare ogni giorno che passa. Ma perché il paese non riesce a risollevarsi? Ecco il punto della situazione in Venezuela.

Venezuela dice addio al petrolio: è crisi senza precedenti

La compagnia petrolifera nazionale Petroleos de Venezuela non è più in grado di pagare i suoi conti. La produzione di petrolio del Venezuela è in costante calo ed ora è passata da 3 milioni di barili a 2 milioni di barili al giorno. La compagnia petrolifera del Venezuela non ha più soldi da dedicare agli investimenti e i sui conti continuano a scendere. Tutto ciò significa che la produzione del paese - atterrata anche dal prezzo del petrolio - continuerà ad inabissarsi.

Crisi Venezuela: emergenza malaria

Come conseguenza di un deterioramento sempre crescente dell’economia del Venezuela, molti cittadini sono stati costretti a lasciare le loro case e a dirigersi verso la regione amazzonica per lavorare illegalmente all’interno delle miniere d’oro. Quando i primi uomini che si erano lì diretti hanno iniziato a far ritorno a casa, si sono portati dietro anche la malaria che ora minaccia di creare seri problemi alla salute pubblica. Nel caso in cui scoppiasse un’epidemia il Venezuela non avrebbe alcun mezzo a disposizione per frenare l’avanzata della malattia.

Crisi Venezuela: il debito del paese continua a salire

Come se la situazione del Venezuela non fosse già abbastanza complicata, il debito dello stato continua a spingere sull’acceleratore. I pagamenti che il Venezuela dovrà effettuare saliranno a quota 1,78 miliardi di dollari a ottobre e poi ancora a 2,946 miliardi a novembre, mentre a settembre hanno registrato quota 310 milioni di dollari. Ovviamente sono molti i dubbi circa la sostenibilità dei pagamenti da parte delle riserve valutarie del Venezuela.

Crisi Venezuela: è totale caos politico

La crisi del Venezuela non lascia ormai respirare neanche la politica. Cresce giorno dopo giorno la pressione nazionale e internazionale sul presidente Maduro affinché si tenga un referendum revocatorio del suo mandato entro il 10 gennaio 2017. Secondo la costituzione del Venezuela, questa è l’ultima data in cui i risultati del referendum potrebbero portare a nuove elezioni. Nel caso in cui il referendum si tenesse dopo quella data e il governo di Maduro ne uscisse sconfitto, egli sarebbe costretto a dimettersi e sarebbe sostituito dal suo vice.

Il presidente Maduro ha fatto di tutto per evitare il referendum e il governo del Venezuela è stato sempre più militarizzato. Nel tentativo di risolvere i problemi di approvvigionamento della nazione, Maduro ha mutato la compagine governativa e vi ha inserito personaggi discussi che hanno fatto storcere il naso ai chavisti.

Crisi Venezuela: la reazione internazionale

Il primo settembre scorso, circa 500.000 venezuelani - fonti parlano di un milione di persone - sono scesi in piazza in forma di protesta contro il presidente Maduro. Moltissimi attori internazionali, tra cui gli Stati Uniti, hanno espresso dichiarazioni pubbliche insistendo sulla necessità per il governo di negoziare con l’opposizione in modo pacifico.

L’amministrazione Obama, che negli ultimi due anni ha evitato di criticare pubblicamente il governo Maduro, ha inviato il segretario di Stato John Kerry in Argentina e Colombia per ottenere sostegno su un’azione collettiva contro il presidente del Venezuela. Con il cambio di governo in Brasile, il nuovo ministro degli esteri, José Serra, ha indicato la sua volontà di unirsi a questo sforzo.

In mezzo a tutte queste incessanti pressioni, l’unica speranza è che il presidente Maduro permetterà agli aiuti umanitari di entrare in Venezuela, in modo da alleviare l’ormai galoppante emergenza della popolazione. (Cristiana Gagliarducci – Forexinfo)

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