ANNO XII  Ottobre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 22 Settembre 2016 00:00

Pil, nel 2016 India +7,6% Cina +6,7% Usa +1,6% Italia +0,8%

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Roma - L'Onu prevede che nel 2016 il Pil mondiale crescera' del 2,3%, in calo rispetto al 2,5% del 2015. Anche la crescita del commercio internazionale sara' solo dell'1,5%. In questo quadro di bassa crescita l'India e' in controtendenza: il Pil del 2016 aumentera' del 7,6% contro il 7,2% del 2015. La Cina nel 2016 vedra' crescere il pil del 6,7% contro il 6,9% del 2015.

Gli Stati Uniti cresceranno nel 2016 dell'1,6% contro il 2,6% del 2015. La Ue registrera' un +1,8% nel 2016 contro il 2% del 2015. L'Italia confermera' nel 2016 il +0,8% del 2015. In Europa solo la Francia migliorera' nel 2016: +1,5% contro +1,2% nel 2015. La Russia avra' nel 2016 un calo del pil dello 0,3%, mentre nel 2015 la discesa fu del 3,7%. In calo anche il Brasile: -3,2% nel 2016, -3,8% nel 2015. Sono i dati contenuti nel report dell'Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Lo studio e' stato presentato a Roma nei locali di Radio Vaticana, in collaborazione con il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. "L'economia globale sta vivendo pericolosamente - afferma Stephanie Blankenburg dell'Unctad - in molti Paesi sviluppati l'eccessiva austerita' delle politiche di bilancio ha portato a una delle riprese piu' deboli mai registrata dopo una crisi economica. Questo, assieme al prolungato periodo di lenta crescita salariale, e' la causa principale di una domanda aggregata insufficiente per sostenere la crescita economica e di una bassa spesa per investimenti produttivi". Colpisce il dato relativo alle economie sviluppate: nel 1980 gli investimenti privati erano pari al 21% del pil, nel 2015 siamo al 17%. I profitti privati sono, invece, saliti dal 30% del pil nel 1980 al 36% nel 2015.

Michael Czerny del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ritiene necessasrio "un dialogo costruttivo sui temi dell'economia. Che tipo di crescita e sviluppo bisogna creare per ridurre poverta' e diseguaglianze? Papa Francesco ha anche incluso l'obiettivo di tutelare le generazioni future. Dobbiamo pensare all'economia con occhi nuovi. Il pianeta e le sue risorse appartengono a tutta l'umanita'. Il dialogo e la cooperazione non sono facili, ma servono soluzioni e politiche integrate". Secondo l'Unctad, la Brexit non e' stata un buon affare per il Regno Unito. "La ripresa economica in Gran Bretagna - si legge nel report - sara' interrotta dagli effetti della Brexit, anche se e' difficile prevedere quanto grande sara' l'impatto, cosi' come le conseguenze di un possibile contagio". Per ora l'Onu stima per il Regno Unito una crescita nel 2016 dell'1,8% contro il 2,3% del 2015. Sugli scarsi investimenti privati Richard Kozul Wright, direttore della divisione Unctad sulla globalizzazione, afferma: "I sostenitori dell'efficienza dei mercati avevano annunciato che la deregolamentazione finanziaria avrebbe stimolato gli investimenti produttivi, questo pero' non si e' verificato. Invece, l'aumento dei profitti ha coinciso con un aumento dei dividendi, il riacquisto di azioni proprie, fusioni e acquisizioni, ma non con investimenti in nuovi impianti e attrezzature o in ricerca e sviluppo". Per l'Unctad "le aziende non stanno reinvestendo i loro profitti in capacita' produttiva o posti di lavoro".

Il rapporto dell'Unctad avverte che, nonostante una tregua nel secondo trimestre del 2016, le spirali deflazionistiche rimangono un rischio: fuga di capitali, svalutazioni e crollo dei prezzi delle attivita' potrebbero ostacolare la crescita e ridurre le entrate fiscali. Diversi esportatori di materie prime stanno gia' affrontando difficolta' dovute all'eccessivo indebitamento e, in assenza di procedure di risoluzione del debito piu' ordinate di quelle attualmente in vigore, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. I primi campanelli di allarme - prosegue l'Unctad - stanno gia' suonando, in particolare, per l'esplosione dei livelli di debito societario nelle economie emergenti, debito che in aggregato supera adesso i 25 miliardi di dollari.

L'esplosione del debito societario ha anche coinciso con l'accumulo di attivita' finanziarie e con l'indirizzamento degli investimenti verso settori molto pro-ciclici e di limitata importanza strategica per colmare il divario economico, come ad esempio il settore petrolifero e del gas, l'estrazione mineraria, l'elettricita', l'immobiliare e i servizi non industriali. Il rapporto Unctad propone il controllo delle scappatoie fiscali aziendali, oltre a misure fiscali e regolamentari, per promuovere gli investimenti di lungo termine. Suggerisce anche il bisogno di diversificare maggiormente i sistemi finanziari e di dare maggiore centralita' alle banche di sviluppo.(AGI) 

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