ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 27 Settembre 2016 00:00

150 di questi anni! Buon compleanno Vittorio Veneto

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Il 27 settembre 1866 i consigli di Ceneda e Serravalle, riuniti per la prima volta in seduta collegiale deliberano di fondersi in un unico Comune, oggi Vittorio Veneto.Eravamo nel periodo di chiusura della III guerra d’indipendenza che avrà il Veneto nel Regno d’Italia in ottobre.

 

[A Vienna intanto, Menabrea, superate le ultime resistenze di Ricasoli, riprese le trattative con l'Austria e il 3 ottobre 1866 annunciò al ministro Visconti Venosta che il trattato di pace era stato firmato. Esso comprendeva un preambolo, 24 articoli, 3 protocolli e alcune note annesse. Il preambolo sanciva l'unione del Veneto al Regno d'Italia secondo gli accordi presi fra quest'ultimo, la Francia e l'Austria, e riconosceva che la volontà delle popolazioni venete, espressa con il plebiscito, fornisse il titolo giuridico del loro congiungimento all'Italia[87]. Quanto ai confini Menabrea si trovò contro il partito militare austriaco capitanato dall'Arciduca Alberto, ciò che gli impedì di ottenere frontiere diverse da quelle fissate nel 1815 tra Austria e Lombardo-Veneto[88]. La rinuncia a quest'ultimo possedimento da parte dell'Austria e la consegna della Corona ferrea all'Italia, simbolo della sovranità sulla penisola, furono oggetto di altrettante note allegate al trattato di pace[89].

La cessione del Veneto dalla Francia all'Italia del 19 ottobre 1866, avvenne in una stanza dell'hotel Europa sul Canal Grande dove il generale Le Bœuf (plenipotenziario francese e garante dello svolgimento della consultazione) firmò la cessione del Veneto all'Italia. La Gazzetta di Venezia il giorno successivo ne diede notizia in pochissime righe: «Questa mattina in una camera dell'albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto»[90]. Nel plebiscito (a suffragio universale maschile) svoltosi il 21 e 22 ottobre la maggioranza dei votanti si espresse a favore dell'annessione e con l'ingresso a Venezia, il 7 novembre, di Vittorio Emanuele II, si concludeva anche la fase politica della terza guerra di indipendenza[91]. it.wikipedia.org/wiki/Terza_guerra_d%27indipendenza_italiana ]

Il 22 ottobre il nuovo Comune con un plebiscito decide la sua annessione al Regno d’Italia sanzionata dal regio decreto n.3363.

Come si nominò il nuovo Comune? Dal 22 novembre, Vittorio, dal nome del re d’Italia di allora, Vittorio Emanuele II, che, venuto ad inaugurare la città , arrivato in Centro, si trovò in mezzo ad un campo di grano e rimase deluso. Dal 2 maggio 1923, Vittorio Veneto, per chiarire agli italiani che venivano informati dove il generale Armando Diaz avesse levato il suo bollettino di vittoria della prima guerra mondiale il 4 novembre 1918: in Vittorio nel Veneto.

Che cosa insegna questa unificazione?, con sondaggi che segnalano Paura degli immigrati, gli italiani favorevoli a chiudere le frontiere [la Repubblica, 26 settembre 2016].

L’unità è preziosa, lenta e difficile da recuperare una volta perduta, e la divisione è da aborrire sempre.

Già “la protostoria di Vittorio –fino alla fine della Grande Guerra- ha un’attualità “spaventosa”: i consigli comunali vengono sciolti e rieletti a ritmo vertiginoso. I sindaci rinunciano alla scomoda carega pochi mesi dopo l’insediamento e i primi cittadini “facenti funzione” e i commissari prefettizi si alternano di continuo al vertice del comune”.

La disfatta dell’esercito italiano a Caporetto del 1917 determinò l’unità effettiva, secondo lo storico Aldo Toffoli.

“L’evento che ha determinato un’autentica fusione tra i due municipi primigeni –spiega Toffoli- è la disfatta del 1917. Allora cenedesi e serravallesi si sono sentiti parte di un’unica città. E hanno sorvolato sulle proprie peculiarità e i tentativi di reciproca rivalsa.”

Cenedesi e Serravallesi , oggi collegati dal viale della Vittoria, vennero uniti nel giorno dell’unità con la stessa via, chiamata della Riconciliazione; prima era stata via dell’imperatrice augusta, madre di Costantino il grande, che ispirò il nome di battesimo di Augusta alla figlia del capo goto Matruc, oggi nota come santa Augusta, patrona di Serravalle.

Ceneda, in veneto Zeneda è da zum. zen.e.da, ‘immagineda della casa/cuore-e- illuminatazen, dal VI sec. a.C. fu l’unica residenza dei Veneti fino al IX sec. d.C. Era stesa da sud a nord lungo sei chilometri.

Gli Ungari razziarono il centro della cittadina, più volte dal 900 al 950, determinando il vuoto trovato dal re Vittorio.

Serravalle nacque al tempo di Federico Barbarossa; fu feudo dei Da Camino.

Ceneda fu governata dai vescovi.

L’atto del notaio Spinabello del 1228 stabiliva la partizione delle terre a Est, destra salendo l’odierno Visentin (i monti a nord), per i Serravallesi , ad Ovest per i Cenedesi. Le liti sulle proprietà rivelavano l’unità antica e perduta. L’antica città manteneva le uniche radici intrecciate sotto alle liti.

Gli Ungari cristianizzati di Sigismondo d’Austria, in conflitto con Venezia, durante l’armistizio 1412-1418, fecero abbattere i muri che tenevano separate le due cittadine.

Ci vollero più di 450 anni per avere l’unità di Vittorio!

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