ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 17 Ottobre 2016 16:39

La posta in gioco a Taranto e Brindisi nel referendum di dicembre

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La portata in un territorio del risultato del Referendum si misurerà con la modifica del cosiddetto Titolo V. Infatti viene eliminata la competenza concorrente tra Stato e regioni.

Tornano allo Stato alcune competenze come le disposizioni su infrastrutture strategiche, sulle reti di trasporto e nel settore energetico e comunque potrà anche intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'”interesse nazionale”. Alle regioni spetterebbe la potestà legislativa in materia di pianificazione del territorio regionale e della mobilità, oltre che nella valorizzazione e promozione delle attività culturali, dei beni ambientali e paesaggistici.

Ritornare, nei fatti nella forma, a come era prima ma non con uno Stato ed una industria ed economia pubblica (allora era la più grande nel mondo occidentale) che non esiste più e soprattutto non sottoponendo le aziende al “ Fine sociale dell’impresa” come recita la Costituzione. E’ questo il cuore del problema. Settori che a seconda delle esigenze contingenti possono ritenersi di interesse nazionale su decisioni del governo di turno che assumerebbe, in caso di vittoria del SI, il potere pressoché assoluto.

Parliamo del territorio tarantino e brindisino ma anche, non a aso, della battaglia che l’attuale presidente della regione Puglia conduce consapevole di ciò. Siamo ritenuta regione strategica per l’energia, la sua produzione e trasporto. Siamo strategici per il ciclo integrale siderurgico dal quale dipendono anche alcune produzioni del Nord Italia. Bene, la Puglia produce il doppio dell’energia che a lei serve quotidianamente.costituzione 675 675x275

Questa quantità in più, enorme, deve essere trasportata con relativi costi di caduta energetica ed inquinamento in altre regioni del sud. Una parte di questa grande quantità, altamente impattante con il suo inquinamento, è prodotta dal carbone della centrale più grande d’Europa a Brindisi. Potrebbe essere fermata senza produrre deficit per la Regione. Il ciclo integrale di Taranto con la sua area a caldo vecchia di cinquantacinque anni ed una potenzialità il doppio di quella attualmente prodotta perché bassa la richiesta del mercato potrebbe essere subito fermata convertendo il restante come chiede il presidente della regione.

Cos’è che no va? Drammatico e semplice. La multinazionale, cordata italiana o estera non conta, continuerebbe a produrre inquinando come Emilio Riva, e non sarebbe vincolata se non dalle disposizioni e protezioni del governo di turno che ne garantirebbe come oggi con una sorta di immunità penale. Con la vittoria del SI i nostri territorio sarebbero condannati ad essere lo stesso per decenni o sino a quando la multinazionale, nel caso di Taranto, deciderà di chiudere andandosene lasciano a se stessi tutto e tutti, un territorio che non sarebbe mai risanato. Nessuna proprietà privata potrà garantire di più dei Riva. Il futuro dei lavoratori e dei cittadini sembra segnato. La vittoria del NO, garantirebbe cittadini e lavoratori, di un futuro certo da ricostruire insieme.

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