ANNO XV Marzo 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Fissare una quota minima di spiagge libere pari al 60%; premiare la qualità della gestione; canoni adeguati e risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale; trasparenza nella gestione; controlli e legalità lungo la costa.

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Presentato oggi il Rapporto sulle Mafie nel Lazio, uno strumento importante che si propone l’obiettivo di offrire un quadro d’insieme delle mafie nel Lazio per denunciare e affrontare con determinazione il fenomeno e la sfida della legalità.  La Regione chiama a raccolta tutte le forze sane del Lazio: anche quelle economiche, imprenditoriali, dell’associazionismo, della cultura

07/07/2016 - Presentato oggi il Rapporto sulle Mafie nel Lazio, uno strumento importante che si propone l’obiettivo di offrire un quadro d’insieme delle mafie nel Lazio per denunciare e affrontare con determinazione il fenomeno e la sfida della legalità. Alla presentazione del rapporto hanno partecipato, tra gli altri, oltre al presidente, Nicola Zingaretti, anche il coordinatore della Dda Procuratore Aggiunto, Michele Prestipino, il comandante dei Carabinieri Lazio, generale Angelo Agovino, il capo del secondo reparto della Dia, Maurizio Calvino e Gianpiero Cioffredi, presidente dell'Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio.

Uno strumento utile alla conoscenza di un fenomeno che non va sottovalutato. Nel Lazio ci sono 92 organizzazioni criminali, un numero in aumento rispetto al 2015, in cui erano stati censiti 88 gruppi. Nella provincia e nella città di Roma, operano circa 70 clan, 23 invece sono le organizzazioni dedite al narcotraffico. Il “Basso Lazio” continua a rappresentare un’area particolarmente condizionata dalla presenza di clan tradizionali, ‘ndrangheta e camorra in particolare e da una escalation di violenza delle mafie.

Al lavoro per potenziare gli anticorpi: l’impegno della Regione. La Regione sta andando avanti con una serie di iniziative di conoscenza e analisi del fenomeno, come ad esempio “Lazio senza mafie”, una bellissima manifestazione con una grande partecipazione di uomini della legge, istituzioni e ragazzi. Tra le altre cose la Regione ha anche istituito per il 21 marzo la giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio, sarà inaugurato il primo corso antimafia rivolto ai dirigenti e funzionari di tutti gli enti locali del Lazio.

"Il rapporto è un contributo importante per far crescere la consapevolezza di quello che ci accade intorno. Ed è importante perché è un testo che finalmente unisce tutto ciò che è avvenuto senza paura di denunciare – lo ha detto il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: ringrazio della collaborazione il procuratore Prestipino, le forze dell'ordine, l'associazionismo perché in questo caso la regione ha svolto un ruolo che gli è proprio: quello di chiamare a raccolta lo Stato che combatte e produrre un testo molto molto importante"- ha detto ancora Zingaretti.  Qui il volume

 

 

 

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Nelle news regionali è uno stillicidio di comunicati; il presidente della Regione Toscana Rossi alla fine annuncia di aver ascoltato Paolo Gentiloni concordando con l’inquilino della Farnesina un incontro per decidere il da farsi.  "Con il ministro, che si è fatto carico della questione, troveremo il modo per rappresentare queste problematiche anche alle autorità cinesi, dalle quali siamo certi possa venire un contributo per ristabilire la calma e guardare in avanti in modo positivo".  Ma cosa è avvenuto? Lo dice lo stesso comunicato del presidente: “una rivolta di quelle dimensioni, con scontri, violenze e sassaiole fino a tarda notte, mi fa pensare che fosse preparata. Non è proibito fare associazioni ma è importante che siano trasparenti e si assumano le proprie responsabilità sulle azioni che fanno". E’ davvero scontro, ma è un fenomeno nazionale. Il presidente Enrico Rossi nella conferenza stampa sui fatti dell'Osmannoro di due giorni fa, rincara la dose: “ …la comunità cinese non dovrebbe girare con tanto contante in tasca, che è sinonimo di nero. Del resto nei negozi cinesi i Pos per il bancomat non si trovano. Io sono per uso del denaro tracciabile. Questo potrebbe contribuire a risolvere parte di questo problema. Nella nostra regione non può esistere una zona dove non sono in vigore le leggi dello Stato". Siamo al dunque dell’evasione fiscale: "L'inchiesta Money Transfer ha fatto emergere un trasferimento di denaro dalla Toscana alla Cina, nel periodo 2007-2010, di circa 5 miliardi, 2/3 dei quali da Prato. Ad oggi si stima che si evada almeno 1 miliardo di euro all'anno. Con questo, non voglio mettere all'indice l'intera comunità cinese, ma chiederò alla Guardia di Finanza maggiori controlli e proporrò al Ministero dell'economia di costituire una task force contro l'evasione fiscale".

Insomma, a parte tutte le raccomandazioni e gli inviti alla " …calma della comunità cinese” il presidente si dichiara “disponibile a discutere dei problemi che alcuni esponenti ci hanno segnalato. Ma accanto alla disponibilità pongo le parole legalità e determinazione, per far sì che in questa regione non esistano zone franche di extraterritorialità rispetto alla legge. Non lo vogliamo e non lo consentiremo mai".

"In seguito al tragico rogo dello stabilimento in cui perirono sette cittadini cinesi, abbiamo fatto 5.800 controlli e chiuso 700 dormitori: non si dorme dove si lavora. Verificheremo se sono stati commessi degli eccessi durante questi controlli, ma non tolleriamo rivolte. Aggiungo invece che non solo proseguiremo nei controlli sulla sicurezza fino a visitare tutte le 7.700 aziende cinesi, ma ne chiederemo di più sul versante della manodopera al nero che si aggira sul 50%, con lavoratori sfruttati e spesso ridotti in condizioni di schiavitù".

Ma quelli che si ribellano, strumentalizzati o meno, sono proprio gli schiavi. E’ comunque importante l’azione della regione Toscana da essere faro per l’intero Paese

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