ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Un reportage di un sogno.  La sensazione che ci prende, dopo aver letto il racconto lungo: “la felicità sul tetto del mondo. Diario di un trekking in Nepal” di Michela Alessandroni (foto in basso) è quella che si può chiamare: “sindrome da rientro” . Nel senso che le sessantatre pagine non ci appagano, vorremmo tornare li, tanto siamo coinvolti in questo viaggio, dove il diario, la cronaca così puntuale, ci ha posto accanto alla viaggiatrice, abbiamo avvertito la sua fatica, abbiamo soprattutto goduto del panorama mozzafiato, dell’umanità povera e colorata incontrata, dei bambini con le scarpe presunte e guance rosse e tanto, davvero tanto.  

Siamo sull’Himalaya , una catena montuosa dell’Asia, il cui nome significa: dimora delle nevi eterne. Un luogo magico, surreale, che è riferimento degli appassionati di trekking e scalatori di tutto il mondo, dove alla bellezza assoluta della natura, occorre aggiungere:la mancanza di ossigeno, i ghiacciai, la pesantezza delle gambe, vestiti sempre bagnati addosso senza la possibilità di asciugarsi, e pure il mal di montagna, uno stato di generale ipossia che generalmente si verifica al di sopra dei 2.500 metri, una condizione minacciosa che, nei casi più gravi, se non tempestivamente e opportunamente trattata può anche essere letale. L’autrice durante il viaggio appunta sul suo diario questi salvataggi miracolosi con elicotteri.

 Questo modo di raccontare, come appunto di viaggio, ricorda molti scrittori viaggiatori – anche del passato - che hanno descritto minuziosamente i luoghi che incontravano, aprendo le finestre sul mondo.  Infatti in questo modo il lettore è informato, meglio di una qualsiasi agenzia di viaggio, non solo della sistemazione in albergo e dei servizi in camera, ma anche l’emozione della visita ai negozietti caratteristici, la religiosità del tempio buddista – Budda è nativo del Nepal - le cerimonie, i tanti operatori del turismo locale dalle guide fino agli umili portatori, veri  conoscitori della montagna, vestiti in modo non appropriato e caricati come muli o meglio come gli yac, animale simbolo dell'altopiano del Tibet.michela

La cronaca del viaggio è progressiva e il lettore segue il cambiamento di livello, attraverso le modificazioni della natura e le difficoltà logistiche che sopraggiungo da un posto al'altro.

Una prova di resistenza? Un esperienza che vuol dire: estremo pericolo = estremo piacere e grande fibrillazione? No! C’è una affermazione dell’autrice, nelle prime pagine, che lo scrivente fa propria: “il viaggio è soprattutto conoscenza di sé e degli altri”. 

Noi abbiamo contezza degli altri solo quando arrivano da noi stipati su dei barconi, come massa informale e carica di sofferenza. Invece nel viaggio di Michela gli altri sono un mondo dai mille colori, con tanta umanità e povertà condivisa nella vita quotidiana, nella meditazione e nella preghiera. In questo senso il viaggio diventa catarsi, spiritualità, natura, ecosistema tutto convergente in un unico sentimento di amore universale.  Questo motiva il titolo: "felicità sul tetto del mondo". 

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Volete farvi una autodiagnosi, recuperare l’autostima e capire come si fa a relazionarsi col mondo? Non dovete far altro che calarvi nella storia di questi tre stupendi racconti che rappresentano le interferenze che incrociano le nostre esistenze. Scherziamo, ovviamente no, anche noi si mette in guardia il lettore, come dice lo stesso autore in premessa, i tre racconti sono pura narrativa, al cento per cento, e non hanno alcuna pretesa di voler spiegare un fenomeno tanto complesso come le costellazioni familiari che pure etichettano, come sottotitolo, i tre racconti, e  spiegano il significato di “Interferenze”, il libro di Mauro Simeone, edizione Flower ed, un giovane – trentottenne romano, psicoterapeuta per passione e scrittore per diletto - o come scrive lui: per praticare la migliore conoscenza di se stesso, gratis.

» L’autore parla nell’introduzione di Beri Hellinger che con Jirina Prekop sono terapeuti di fama internazionale che hanno riconosciuto che i motivi dei comportamenti eccentrici sono spesso nascosti e sono il risultato di un ordine disturbato nel sistema familiare.  Qual è la terapia? Come nelle sedute dallo psicanalista occorre la rappresentazione scenica.  E quale migliore opportunità se non quella di presentare tre racconti di vita? Tutti e tre vissuti in prima persona, dove l’io narrante nel primo racconto è un disastrato assicuratore che sbaglia un pronostico e manda in crisi l’azienda, ha un crollo psicologico che manda in tilt il rapporto con la moglie e il figlio e si trova dallo strizzacervelli che lo porta in un viaggio immaginario per ritrovarsi. Quello delle metafore è uno dei marchingegni  della psicologia per rappresentare la vita. In una poesia dello scrivente, su youtube c’è il senso di una mia meditazione dove la vita è rappresentata da una casa a più livelli, mentre nel racconto del nostro autore è una autostrada.

Nel secondo racconto, un laureando in psicologia, si trova in piena vacanza, con la ragazza che l'ha piantato e la terribile ipotesi di un viaggio a Cuba da single, tanto che il punto vero di partenza sarebbe: «Benvenuta, peggiore, estate della mia vita”. Invece la soluzione non è il viaggio a Cuba, bensì un interessante percorso di volontariato tra gli anziani di una casa di riposo. Da gustare.

L’ultimo è una sorta di viaggio spazio temporale che diventa l’occupazione di un manager stressato che riceve una lettera dal passato inviata da se stesso quindici anni prima. In effetti esiste davvero il sitohttp://www.mailnelfuturo.comDal passato arriva anche il nome del primo amore e qui la storia diventa intrigante. Dunque "anno sabbatico" è un bel viaggio per ritrovare a quarant’anni, la ventenne di allora, e per ricostruire un amore, dopo separazione e divorzi e genitori che sperano di diventare nonni.

Dobbiamo dire che il libro affascina, i tre racconti si bevono come succo di frutta estivo, divertono e in taluni punti commuovono; offrono l’idea dei postulati della psicoanalisi, calati però nel testo come provocazione a commento di situazioni e comportamenti, dove ci sono tutti i protagonisti della vita normale, amici che campano alla giornata, quelli del tempo libero, moglie ed ex mogli, fidanzate lasciate e ritrovate, genitori assillanti e silenziosi.

Tutto raccontato con una prosa senza fronzoli e piena di metafore, che arricchiscono l’immagine e la rendono attuale, fruibile e il lettore si sente portato accanto al protagonista, attraversa con lui la vita che è fatta di interferenze e ne esce arricchito di pathos e cultura. L’autore, nell’introduzione scrive che di questi aspetti del nostro vivere quotidiano dovremmo parlare tutti, il libro aiuta a farlo come un ottima terapia di gruppo, e stavolta il gruppo sarà fatto.

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