ANNO XVII Gennaio 2023.  Direttore Umberto Calabrese

Leggere il romanzo «L’imboscato” di Pietro De Santis fa venire in mente il pendolo, non per dimostrare la rotazione della terra secondo Foucault, ma per far capire il senso stesso della lettura che, proprio come l’oscillazione del pendolo,  porta in avanti e indietro nel tempo, da una scena all’altra. Una dinamica costante, con tanto di luogo e data, per precisare, dettagliare e approfondire.

L’altro aspetto, legato alla scrittura, è la prosa coinvolgente che in ogni momento, con ogni personaggio, sia la famosa Eva Braun amante di Hitler o l’agente russo Karpin, amplia il quadro, dipingendo una teatralità scenica in cui il lettore s’immerge. Del resto è storia e non semplice cronaca, è indagine, ricerca affidata nel presente, ma siamo pur sempre nel 1999, secolo ricco di storia da raccontare,  a Marco e Livia due ragazzi che s’imbattono in un ottantenne, clente delle visite domiciliare dei badanti della Chiesa, che è però un eroe di guerra del periodo nazista.

Chi è l’imboscato?E’ proprio Hitler nel suo bunker.  Gli ultimi giorni del dittatore sono stati già raccontati con dovizia, ricordiamo il film «Der Untergang»  del 2004 diretto da Oliver Hirschbiegel, che abbiamo visto nel titolo come «La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler».  Un film che è ispirato da due libri: «La disfatta», scritto da Joachim Fest storico del Terzo Reich ed autore di biografie su Hitler, e «Fino all'ultima ora», diario di Traudl Junge segretaria del Fuhrer.  Lo stesso De Santis nelle note si sente debitore del biografo tedesco Fest.

Nel libro abbiamo lo stesso crescendo wagneriano nello scandire del tempo.

Siamo nel 1944.Tutto ruota attorno a quell’ultimo, incredibile, anno della caduta del nazismo. Siamo alle ultime battute del conflitto, dopo 5 anni,  gli alleati hanno già deciso l’esito finale e progressivamente assediano Hitler nel suo bunker. Tutti i personaggi, spie, amanti bisessuali, militari degradati, medici in rovina, gerarchi oramai ridotti a tappezzeria smunta si muovono ognuno nella sua scena mentre il tempo scorre, scandito dall’ineluttabilità del racconto del veterano di guerra. Tutto ruota attorno alla fine del dittatore. E ‘ davvero morto, come hanno fatto credere i russi, che furono i primi ad arrivare? Sono davvero resti hitleriani o di un malcapitato sosia? Se volete fare una ricerca in rete, troverete anche destinazioni in Patagonia.  Il racconto si fa più spesso, quando la scena è aperta, diventa più discorsivo, tra anziano e ragazzi, quando il tema è controverso. E' un espediente letterario far entrare i ragazzi nel racconto, talvolta, come se fossero voci fuori campo. 

Il libro di De Santis, che parte da una accurata ricerca storia, offre una sua originale interpretazione collegando i personaggi, quelli storici e quelli inventati, sullo scacchiere della storia, sull’are dei sentimenti, con la ruota della vita che gira attorno al desiderio dei più fedeli servitori del dittatore, le crisi esistenziali di Eva, il patriottismo disfatto, le pedine che si muovono in cerchio convergendo verso l’esito finale. Il libro conserva il crescendo romanzesco, si legge, si arriva alla fine anche con il giusto ritmo che aumenta, come nell’apoteosi finale delle Valchirie, o come sarebbe  nel «Volo della Fenice», che è poi il secret projects che l’anziano tedesco svela ai due ragazzi romani.

 L’autore

 Pietro De Santis è nato nel 1960 a Roma, città nella quale vive ed esercita, da oltre vent’anni, la professione di avvocato. Scrittore di romanzi storici, ha pubblicato Cinque giorni in aprile, un giallo che si svolge nel Settecento italiano, avente per sfondo importanti avvenimenti dell'epoca e tra i protagonisti Giacomo Casanova. 

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Published in Libri
Mercoledì, 26 Agosto 2015 12:43

Romanzo di una Nazione dal destino incompiuto.

Io ho riprodotto il titolo dell’articolo di Enrico Deaglio, su la Repubblica del 26 agosto 2015, che ripete il titolo Il romanzo della Nazione di Maurizio Maggioni (Feltrinelli, pag. 304, euro 17), con il quadro “Il Quarto Stato” di Pelizza da Volpedo, anzitutto perché sono un cristiano e socialista, vivente nel 2015.

Il Quarto Stato è il proletariato, ovvero i rifiuti della società, gli emarginati da tutto il potere e dalla ricchezza. Sono il popolo di papa Francesco in tutto il mondo.

Francesco e il vero potere del perdono del priore di Bose Enzo Bianchi (la Repubblica odierna) entra in questo popolo affrontando la richiesta di perdono avanzata da papa Francesco ai Valdesi per i comportamenti non cristiani, persino non umani che ‘noi cattolici abbiamo avuto contro di voi’. L’assunzione di responsabilità e’ del papa e, dunque, di un cattolico come sono io.

I Valdesi moderni hanno apprezzato la richiesta del Papa, alcuni hanno precisato di non poter perdonare per conto degli avi uccisi, ma ho letto che 170 savi di loro hanno perdonato. La misericordia umana non cancella però la memoria ed è bene che così sia, purchè il risentimento cali fino alla pace tra chi torna a stare in armonia.

È tornata l’armonia con Matteo Renzi al meeting di Comunione e Liberazione (La conversione di Cl sedotta da Matteo “Il Pd ora è votabile”). Mi spiace di dissentire. Il Pd che si commuove per i naufraghi nel Mediterraneo è una cosa buonissima. Però non basta.

Renzi: persi vent’anni in risse sul berlusconismo. E poi: “Via Imu e Tasi” (: 12 de la Repubblica in alto).

La perdita di vent’anni è il fatto storico. La rissa sul berlusconismo è un’idea di chi sposta il peso dal mediarca, massimo elusore fiscale condannato in via definitiva per aver frodato tutti gli elettori, alla presunta resistenza ‘rissosa’ al sopraffattore.

Io non registro risse storiche, mentre osservo il perdurare della complicità del nuovo leader con l’opposizione compiacente del vecchio, al quale sta chiedendo i voti per perdurare nella sua navigazione l’8 settembre venturo. Ma questa, dirà il critico è una mia idea.

Il fatto, che tutti possono osservare, è il destino incompiuto della Nazione italiana. Un destino democratico alzato l’8 di settembre 1943 e scritto in Costituzione nel 1948:

L’articolo 49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.) non ha una legge che lo renda attivo!

Vuole Matteo Renzi compiere questo principio con la legge sulle associazioni, sulle associazioni sindacali pubbliche e sui partiti?

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