ANNO XIV Marzo 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Tolleranza che è la condizione necessaria, per quella collaborazione necessaria alla convivenza pacifica e la sicurezza globale. Crescono il nazionalismo e le chiusure territoriali anche, in contestazione di una globalizzazione che ha tradito le sue annunciate finalità di crescita complessiva del benessere.

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Roma - Paese tradizionalmente tollerante, il Bangladesh non e' stato teatro nel passato recente di attentati a sfondo islamista in grande stile. Ma negli ultimi anni il Paese ha vissuto uno stillicidio di episodi di intolleranza religiosa e omicidi attribuiti al fondamentalismo islamico. Sono morti blogger, monaci indu', attivisti e intellettuali laici e anche un cooperante italiano, Cesare Tavella.

Il Paese e' da tempo sotto attacco e solo negli ultimi due mesi c'e' stata un'ondata di aggressioni attribuiti alla matrice jihadista, che ha causato diversi morti. A inizio giugno un gruppo di persone armate ha massacrato un monaco 70enne indu'. Due giorni prima era toccato a un commerciante cristiano, ucciso a colpi di machete. A meta' maggio un ennesimo episodio di intolleranza religiosa: era stato ucciso un monaco buddista 75enne. Ad aprile i jihadisti dell'Isis hanno rivendicato, sull'agenzia di stampa Amaq, controllata dal gruppo ultra-radicale, l'omicidio di un accademico trucidato anche lui a colpi di machete: aggredito alle spalle, la colpa del 58enne professore era di essere "ateo". Anche diversi blogger hanno pagato con la vita il prezzo delle proprie idee, considerate troppo liberali dai fondamentalisti islamici. E anche gli italiani hanno versato sangue all'aggressivita' del fondamentalismo: il 18 novembre scorso e' stato ferito gravemente il missionario italiano Piero Parolari; e due mesi prima era stato ucciso dall'Isis il cooperante Cesare Tavella, freddato mentra faceva jogging nel quartiere diplomatico di Dacca, non lontano dal luogo dell'ultima strage dell'Isis. Stessa sorte toccata anche a un collega giapponese di Tavella, Kunio Hoshi. (AGI)

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Sapere” è la parola chiave di questa 13/ma edizione di “Ottobre africano”, che dall’1 al 31 ottobre torna ad animare con il suo fitto calendario di eventi alcune fra le principali città italiane (Roma, Milano, Torino, Varese, Reggio Emilia, Parma, Bologna e Napoli): “sapere” come conoscenza, tolleranza e incontro, ma anche come gusto, sapore e cibo. Spiega Cléophas Adrien Dioma, direttore dell’evento: “In questo preciso momento storico, in cui tutti i giorni si riversano sulle coste italiane migliaia di clandestini in fuga dalla povertà e dalle guerre, il festival “Ottobre Africano” vuole imporre un messaggio positivo.

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Le Vignette di Paolo Piccione

…questo non è amore 2018”… e Pinocchio

 

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