ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Presso il dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università Statale di Milano nasce il Laboratorio di Benessere animale, Etologia applicata e Produzioni sostenibili.

Il Laboratorio - presente in Rete con un proprio sito web - riunisce un gruppo di docenti,ricercatori e tecnici di area veterinaria della Statale, che da oltre 40 anni si occupa a 360° della"cura" di animali da compagnia, selvatici e di allevamento, con al centro delle proprie attività di ricercadidatticaformazione e divulgazione il benessere animale.

Priorità che vede il Laboratorio - referente dell'Ateneo e unico membro italiano del Network University LINKs UFAW (University Federation for Animal Welfare) - capofila o partner di progetti nazionali e internazionali nell'ambito dell'etologia applicata, della valutazione del benessere degli animali di interesse zootecnico e da compagnia, delle produzioni animali in relazione all'ambiente, della fauna selvatica.

Attività di ricerca che si è tradotta non solo in libri e pubblicazioni scientifiche, ma anche in una serie di mezzi e momenti di divulgazione - video, eventi divulgativi, seminari e workshop - per diffondere i risultati del proprio lavoro e che sono facilmente consultabili sul sito del Laboratorio di Benessere animale.

Rilevante anche l'impegno del Laboratorio in attività di forte ricaduta per il benessere animale, come la creazione nel 1998 dell'Ambulatorio per i problemi comportamentali del cane e del gatto, con visite e diagnosi condotte da veterinari specializzati, o l'introduzione di metodi e protocolli innovativi per valutare dolore e benessere di capre, pecore, cavalli, asini e tacchini (su cui sono state sviluppate anche delle app) nell'ambito del Progetto europeo Awin (Animal welfare indicators).

Ottima ricerca si traduce in ottima didattica e in percorsi di formazione qualificata anche per operatori del settore (veterinari, tecnici, allevatori).

Oltre ai corsi di laurea triennale e magistrale nell'ambito della Medicina veterinaria e delle Scienze delle produzioni animali, il Laboratorio è impegnato in corsi di formazione post-laurea, come una scuola di specializzazione e numerosi corsi di perfezionamento con focus su etologia applicata, benessere animale, medicina comportamentale, produzioni animali e cooperazione allo sviluppo.

Il Laboratorio, infine, è l’unico in Italia a ospitare programmi di residency per preparare il medico veterinario all'ottenimento del Diploma ECAWBM (European College Animal Welfare and Behavioural Medicine).

Per informazioni
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Medicina Veterinaria
Laboratorio di Benessere animale, Etologia applicata e Produzioni sostenibili
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Martedì, 28 Giugno 2016 16:19

Il clima del pianeta nelle polveri fossili

Le previsioni del clima futuro sono anche questione di sfere Grazie a un nuovo metodo di analisi delle particelle conservate nei ghiacci dell’Antartide i ricercatori di Statale e Bicocca hanno ottenuto stime più precise per interpretare meglio l’effetto delle polveri naturali sull’effetto serra e sul riscaldamento globale.  

 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature. Milano, 16 giugno 2016 ‐ Grazie ad una innovativa tecnica di misurazione e a una “storica” carota di ghiaccio estratta negli anni 70 dalle profondità dell’Antartide orientale – mai studiata finora ‐  un gruppo di ricercatori di Statale e Bicocca ha potuto studiare le proprietà delle microparticelle delle polveri minerali intrappolate negli strati di ghiaccio, ricavandone informazioni sul loro impatto sul clima del Pianeta. Il risultato è stato davvero rilevante: l’effetto della non‐sfericità delle particelle influisce sulla radiazione trasmessa alsuolo attraverso l’atmosfera con variazioni fino al 30 per cento.

 

Essendo tale parametro direttamente legato al forcing radiativo, ovvero alla quantità di energia trasmessa a terra dalle microparticelle sospese, questa metodologia innovativa fornirà, una volta applicata in modo intensivo alle carote di ghiaccio polari, una più corretta stima del loro contributo alle variazioni del clima terrestre. Allo studio, i cui risultati sono appena stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature (Shape and size constraints on dust optical properties from the Dome C ice core, DOI: 10.1038/srep28162) ha lavorato una squadra di ricercatori composta dal professor Valter Maggi, dalla dottoressa Barbara Delmonte, dell’Università di Milano‐Bicocca, e dal dottor Marco Potenza dell’Università degli Studi di Milano, che ha sviluppato anche la tecnologia utilizzata per l’indagine: la SPES (Single Particle Extinction and Scattering), che ha consentito di analizzare migliaia di microparticelle in pochi minuti. «Non siamo i primi a dire che la forma di queste particelle è importante – hanno osservato Maggi, Potenza e Delmonte – ma siamo stati i primi a misurarla direttamente nelle polveri “fossili” e  a valutare il loro impatto sul clima. Le polveri tendono ad avere un effetto climatico di raffreddamento anziché di riscaldamento e, se riusciamo a capire meglio il ruolo delle polveri nell’evoluzione climatica del passato, potremo prevedere con maggior precisione i cambiamenti climatici del futuro». Presso il laboratorio EuroCold Lab, grazie alla stretta collaborazione fra l’Università degli Studi di Milano‐Bicocca e l’Università degli Studi di Milano la tecnica SPES è stata applicata con l’obiettivo di misurare le proprietà delle microparticelle “intrappolate” negli strati di ghiaccio. Dopo oltre due anni di lavoro per mettere a punto le tecniche di indagine, anche attraverso accurate simulazioni numeriche, i ricercatori hanno ricavato le proprietà ottiche di centinaia di migliaia di particelle in diversi periodi climatici che coprono gli ultimi 25 mila anni.   Tutto questo è stato possibile grazie alla carota di ghiaccio di Dome C, lunga circa 950 metri, estratta dalle profondità dell’Antartide orientale fra il 1977 e il 1978 e maistudiata in precedenza: glistudiosi Ufficio Stampa Università Statale di Milano Anna Cavagna ‐ Glenda Mereghetti tel. 02.5031.2983 – 2025 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ne hanno analizzato numerosi spezzoni dalla lunghezza di mezzo metro e dal diametro di 10 centimetri, sezionandoli per ottenere campioni di pochi grammi.  

 

Le particelle, infatti, vengono conservate negli strati di ghiaccio che, depositati anno dopo anno, raccontano la storia di ciò che si trovava nell’atmosfera nei millenni passati. Questo ha permesso di ricostruire come le polveri minerali naturali influenzassero il clima del Pianeta prima che gli esseri umani con l’industrializzazione ne modificassero il comportamento. L’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) aveva evidenziato nel 2013 come uno dei fattori di maggiore incertezza nella stima dell’effetto delle polveri sul clima – al di là della loro variabilità spazio‐temporale – fosse dato dalle proprietà ottiche delle particelle sospese in aria. Queste ultime sono legate alle dimensioni, alla forma, alla rugosità superficiale e alla mineralogia delle microparticelle stesse. Fino ad ora, solo le dimensioni erano conosciute, mentre la loro forma era genericamente accostata a quella sferica. Il metodo SPES (Single Particle Extinction and Scattering) ha permesso disuperare l’approssimazione sferica grazie alla velocità nelle misurazioni e alla misura di due parametri per volta, invece di uno solo, per ciascuna particella: extinction, l’estinzione, cioè la quantità di luce solare rimossa dalla particella, e scattering, ovvero la luce diffusa. È la prima volta che questo metodo innovativo viene applicato agli studi sul clima. Le carote di ghiaccio estratte dalla calotta dell’Antartide orientale contengono la più lunga e continua documentazione delle variazioni atmosferiche avvenute nel recente passato geologico e grazie alla perforazione “EPICA – Dome C” è noto che negli ultimi 800 mila anni la temperatura della Terra è ciclicamente variata, oscillando tra condizioni glaciali più fredde e fasi interglaciali più calde.

 

Nell’ultimo massimo glaciale, culminato 21 mila anni fa quando l’anidride carbonica era ai livelli minimi, il carico di polveri nell’atmosfera era notevolmente superiore rispetto ad ora e in Antartide il flusso di deposizione delle polveri era circa 30 volte più alto rispetto a quello dell’attuale periodo interglaciale, l’Olocene. La valutazione tramite modelli climatici dell’effetto delle diverse forme delle particelle minerali osservate è stato effettuato in collaborazione con il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Natalie Mahowald della statunitense Cornell University, con cui lavora il dottor Samuel Albani, laureato all’Università di Milano‐Bicocca.

fonte università di Milano

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FIRENZE – L’Università di Firenze ‘campionessa’ per gli studi sulle frane: è tra le prime al mondo per produttività scientifica nel campo della ricerca sul tema.

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Comunicare la scienza attraverso spettacoli, esperimenti, seminari e caffè scientifici. da roma e frascati a Trieste, Bologna, Milano,Ferrara, Bari, Cagliari, Pavia e Pisa

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Seminario e laboratori pratici tenuti dalla prof.ssa Antonella Poce. Il primo giorno presso il Must e gli altri presso il “Galilei - Costa” ed il “Virgilio”

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FIRENZE - Per il quarto anno consecutivo, il prossimo 25 settembre, in Toscana  torna la Notte Europea dei Ricercatori: Università, Scuole Superiori e Centri di Ricerca toscani, insieme alla Regione e in collaborazione con associazioni ed enti, si uniranno per celebrare chi è impegnato ogni giorno nella ricerca. L'iniziativa, che quest'anno compie dieci anni, è promossa dalla Commissione Europea in circa 300 città di 24 paesi d'Europa. Sotto la sigla di BRIGHT 2015 - la luce "brillante" prodotta dalla curiosità, dalla tenacia, dal lavoro di – è in programma un ricco cartellone coordinato di eventi, iniziative e spettacoli che scandirà la notte di tutta la regione, coinvolgendo in particolare le città universitarie di Firenze, Pisa e Siena, insieme a Prato, Lucca, Arezzo e Cascina.

"La ricerca, l'università in Toscana sono vive e vitali, una autentica vocazione di eccellenza – ha detto la vicepresidente e assessore alla cultura, università e ricerca Monica Barni illustrando stamani il programma insieme a Katherine Isaacs, docente dell'Università di Pisa coordinatrice regionale dell'evento -. Con questo appuntamento vogliono anche mostrarsi in modo diverso, aprirsi alla comprensione dei cittadini grandi e piccoli per far capire che lo studio vive proprio nel rapporto con la società attraverso uno scambio continuo. Non ci sono torri d'avorio, ma lavoro serio che trova il suo sbocco nell'arricchire  la vita di tutti noi: con nuove conoscenze, nuovi strumenti, nuove creazioni scientifiche, artistiche, culturali che trovano un rapporto anche con lo sviluppo di tutto il territorio".

Saranno proposte attività di tanti tipi, alcune mirate ai giovani, ai bambini e alle famiglie, altre a cittadini più adulti e, più in generale, a un pubblico curioso di capire e interagire con l'ambiente variegato della ricerca: dal tardo pomeriggio a notte inoltrata si alterneranno proiezioni di film e aperitivi con ricercatori, dimostrazioni pratiche e reading, stand e laboratori, visite guidate e concerti, incontri in librerie e caffè della scienza. I ricercatori porteranno sotto i riflettori le loro attività, nell'ambito della tecnologia, delle scienze esatte e naturali e della salute e anche dell'area delle scienze umanistiche e sociali.

Le Università, le Scuole Superiori e i Centri di Ricerca coinvolti in BRIGHT 2015 sono le Università di Firenze, Pisa, Siena e Stranieri di Siena, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant'Anna, il CNR, l'IMT di Lucca, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, il consorzio italo francese EGO-Virgo di Cascina, l'Accademia delle Belle Arti e il Conservatorio musicale Cherubini di Firenze.

Published in Firenze

FIRENZE – Un corso universitario on line e internazionale per studiare l’acqua piovana come risorsa e per comprendere quali sono i metodi di raccolta e di conservazione dell’oro blu in giro per il mondo.

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Il CENTRO EDUCATIVO MURIALDO di Taranto, fondazione Onlus, con lo scopo di far emergere storie di impegno quotidiano: responsabilità, risanamento, rinascita, col patrocinio, fra gli altri, dell'Università agli studi di Bari, il convegno dal titolo emblematico: "Vola solo chi osa farlo".

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l Corpo forestale dello Stato e l’Università di Bologna insieme per la sicurezza.

Published in Ecosistemi

Oued Biskra in Algeria, e Oued Oum Zessar in Tunisia. Questi i siti in cui verrà realizzato il progetto per la gestione delle risorse idriche in campo agricolo, assieme a sistemi di ricarica degli acquiferi, di cui si farà promotore il Nucleo Ricerca Desertificazione (Ndr) dell’Università di Sassari. Il piano vede il finanziamento dall’Unione Europea, e la partnership di numerosi atenei e centri di ricerca: l’Università di Barcellona, l’Observatoire du Sahara et du Sahel (Oss) di Tunisi, l’Institut des Régions Arides (Ira) di Médenine e l’Agence Nationale des Ressources Hydrauliques (Anrh) di Algeri.

Published in Sassari

Le Vignette di Paolo Piccione

…questo non è amore 2018”… e Pinocchio

 

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