Edizione di:Sabato, 02 Agosto 2014 02:22 Anno : VIII n°214
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Giovedì, 13 Febbraio 2014 00:00

Le storie di provincia di Cathleen Schine: La lettera d’amore

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Nato da un equivoco che va avanti per tutto il racconto, la “Lettera d’amore”  (pubblicato negli USA  nel 1995) della scrittrice americana Cathleen Schine è una storia eccentrica, che inizia con la descrizione monotona di un paese di provincia, di una libreria al Centro di Pequot, del commesso giovane, scialbo e goffo di cui si innamorerà la proprietaria, ormai quarantenne disillusa. Una donna che legge l’amore come potrebbe leggere lo scontrino della spesa. E invece no, la vita si fa beffe di queste persone col futuro ormai scritto e scontato, ne scombussola tutti i canoni, le leggi, le certezze. E così il ragazzo non ancora maggiorenne si ritrova a fare il macho con la donna di mezza età che gli parla con occhi e bocca da bambina.

E per che cosa? Per una lettera trovata tra i libri del negozio in cui il mittente scriveva parole infuocate d’amore alla sua capra, firmandosi montone: “l’amore mi tormenta come se fosse dolore”. Sarà forse di Johnny, il commesso nuovo di zecca, mezzo allampanato e con i brufoli in faccia? Sembrava impossibile, ma dal ritrovamento della lettera Helen, la nostra protagonista, non è più la stessa e comincia a riempire di attenzioni il confuso e timido ragazzo. Ma a sua volta anche Johnny per un caso trova la lettera nella borsa di Helen, e neanche lui è più lo stesso dopo il ritrovamento; crede che la lettera sia di Helen e che lo abbia fatto di proposito a fargliela trovare.

Da qui comincia a sentirsi più sicuro di sé, più uomo, più disponibile. E cascano l’uno tra le braccia dell’altro. Eppure pochi giorni prima Johnny aveva detto a se stesso : “ che ci faccio io qui? Che estate scema”. E invece nei giorni successivi gli occhi di Helen da castano chiaro erano diventati quasi gialli, da gatta selvatica, o da capra, secondo i gusti;  e lui era ormai un tacchino zampettante, un tacchino ingalluzzito, non più al guinzaglio dei Suoi. E quasi quasi amava anche le canzoni di Billie Holiday, come Helen. Era successo tutto ad un tratto, come un incidente. Che gran scocciatura gli incidenti. Come si permettono di entrare nella nostra vita? Ci fanno passare subito dal walkman alle orecchie alla camera da letto. Una storia impossibile che si riempiva di sensi di colpa. Helen lo avrebbe detto alla madre? Difficilissimo. E i genitori di Johnny come avrebbero considerato questa donna, datrice di lavoro del loro figlioletto? I due amanti sentivano quella sensazione antipatica di non equilibrio, come se stessero affondando o come se avessero entrambi l’influenza, tutti e due avevano rinunciato al buon senso e alla lucidità morale con un “chissenefrega”. Pensare che era nato da una lettera trovata faceva sorridere: le lettere si fraintendono così facilmente, nel momento in cui la imbuchi non è più tua, è di chi la legge, solo di chi la legge. Al giorno del compleanno di Johnny si dicono addio, mentre si scopre il mittente e destinatario della lettera.

Scioccante, ancora più assurdo della storia d’amore di Helen e di Johnny. I giorni passano e la nostra protagonista decide di scrivere al suo Johnny, al college, una lettera d’amore, di amore eterno. La scrive, chiude la busta con cura, ci mette un francobollo con le campanule. Poi la ripone vicino alla lettera di “capra e montone” e chiude il cassetto a chiave. Fine

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