Lo sappiamo che bisogna pensare all'emergenza, che occorre subito ricostruire, ma un piano nazionale quando parte? Quando si comincia? E' questo quello che domanda Tozzi e lo chiediamo anche noi, nel nostro piccolo, nella certezza di non apparire nè scontati, nè banali.
Occorre pensare che il sistema paese è fragile, siamo un paese geologicamente giovane, come il Giappone. Va fatta una campagna nazionale di informazione, giusto per capire come ci si organizza in casa, come si appendono i quadri con i ganci chiudibili e altre cose del genere. Ma va messo in sicurezza il nostro patrimonio culturale. Prima che sia troppo tardi. Ma anche la vita delle persone.
Il ricordo dello scrivente va a quelle zone del terremoto di oggi. Norcia che fu visitata nel 2001 in un viaggio di stage con alcuni allievi. Poi la scoperta dopo venti chilometri del famoso e bellissimo Pian di Castellucio, grandioso spettacolo di una pianura di dieci chilometri quadrati che sembra un Paradiso (è in foto di copertina dell'articolo), con un piccolo fazzoletto di case a sinistra in fondo, sopra una serie di campi coltivati a farro, questo cereale caro ai romani che ha dato il nome alla farina. Ecco questo paese Castelluccio non c'è più. Ecco un ricordo che ora si colora di rosso brillante, è il cuore che piange.
Si diceva, in altro articolo che il suolo della terra non è immutabile e si muove. C'è chi ne parla in Usa, e sono scienziati che accumunano questi terribili eventi allo scioglimento dei Poli. Ma non è scienza verificata, immaginiamo piuttosto a eventi naturali coi quali fare i conti; l'hanno fatto a San Francisco dopo il terremoto del 1906, nel Giappone dopo il terremoto di Genroku del 1703; si sono dati da fare, hanno fatto in modo di mettere in sicurezza il futuro, e in parte ci sono riusciti. Noi dopo il terriibile terremoto di Messina del 1908, del 1980 in Irpina, de L'Aquila del 2009, e tutto l'anno annus horribilis 2016 non abbiamo fatto partire il cambiamento.
Ora il governo, o il presidente del Consiglio dovrebbe fare come un buon padre di famiglia, fare un passo indietro, non pensare più alle grandi opere come il Ponte sullo Stretto, e non parliamo di altro per non dilungarci nelle polemiche, e pensare a mettere a posto il Paese.
E' ora di pensare in modo radicalmente diverso, il cambiamento durerà decine e decine di anni, ma occorre cominciare. Un nuovo Rinascimento.Salviamo l'Italia. Ultima chiamata.
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