ANNO XVI Maggio 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 14 Novembre 2016 00:00

Per il Mediterraneo serve un progetto condiviso e compartecipato

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PRATO - E il Mediterraneo arrivò a Prato. "Un Mediterraneo visto oggi solo come frontiera – sottolinea la vice presidente della Toscana, Monica Barni – ma che rispetto alla tendenza che vuole spingerlo sempre più in basso ed allontanarlo dall'Europa va invece portato più a nord".

Perché è qualcosa che riguarda tutti. Perché, sottolinea ancora Barni, "viviamo in una società naturalmente multiculturale e multilingue ed è un fatto che non possiamo combattere. E' nella cose". "Invece - risponde la vice presidente ad una domanda sul populismo - a volte costruiamo gabbie dove ci rinchiudiamo e rischiamo di rinchiudere nel pregiudizio anche le giovani generazioni".

Il mare e il Mediterraneo sono arrivati stamani a Prato non per caso, con il teatro Metastasio che ospiterà per tutto il giorno "Mediterraneo Downown", iniziativa promossa dal Cospe, associazione che si occupa di cooperazione internazionale ed ha rapporti con ventotto paesi nel mondo, assieme Libera, Regione, Comune di Prato e Anci, l'associazione dei Comuni.

La città lungo il Bisenzio racconta infatti da molti anni il viaggio, l'accoglienza e la convivenza, il meticciato e l'incontro tra culture diverse, come è stato più volte ripetuto, che non sono solo i cinesi ma 124 etnie diverse (ed almeno 35 mila persone) che a Prato vivono.

E prima di loro gli italiani che sono arrivati dal sud Italia. Lo ha sottolineato, un anno fa, anche Papa Francesco quando è venuto qui: Prato è una città di convivenza. Così, nonostante che non si affacci sul mare, Prato diventa il luogo perfetto per parlare di cosa il Mediterraneo sia oggi, frontiera e confine ma anche il luogo di incontro e di scambio che è stato nella storia e che molti auspicano che possa tornare ad essere. Un progetto da condividere e compartecipare. Luogo certo di migrazioni, determinate da modelli di sviluppo economico, guerre o cambiamenti climatici. Un'area problematica e con problemi comuni alle due sponde, ma anche carica di possibili opportunità.

"Accogliere è fondamentale – dice la vice presidente Barni -, dialogare è fondamentale ma è ugualmente molto importante far sì che le persone che arrivano possano tornare nei loro paesi e ricostruire quel tessuto imprenditoriale e di competenza che è venuto meno. Per questo cooperazione internazionale ed accoglienza vanno declinate assieme". Per quel progetto di Mediterraneo appunto condiviso e compartecipato. "Soprattutto – conclude – dobbiamo smettere di pensare all'immigrazione come un fenomeno di emergenza e considerarlo un fenomeno invece strutturale della nostra società, che non va combattuto ma sicuramente governato".

La rappresentazione del Mediterraneo contemporaneo era iniziata la mattina dalla difficoltà a volte di raccontare la verità: platea quasi piena e sul palco quattro giornaliste di prima linea, molte con un passato da free lance.

L'egiziana Nora Younis, la turca Fazila Mat, la croata Ana Kuzmanic e Laura Silvia Battaglia, condotte nel loro viaggio dalla collega Azzurra Meringolo hanno dipinto una situazione di oppressione crescente e di leggi per cui anche scrivere un pezzo che racconta di abusi di potenti rischia di essere punito come un atto o una minaccia di terrorismo.

I giornalisti stranieri a volte se la cavano con un arresto di poche ore. Per i giornalisti locali le ore diventano giorni e mesi. Sono centoventi, è stato ricordato, i giornalisti turchi in questo momento rinchiusi in prigione. Si è parlato anche della potenza del citizen journalism, ovvero il giornalismo dal basso e i blogger che raccontano le guerre e le rivoluzioni in atto. Una grande risorsa, sempre però stando attenti a controllare le fonti perché spesso quei 'giornalisti cittadini' sono anche militanti.

La mattina ha portato i suoi saluti anche il sindaco di Prato Matteo Biffoni, orgoglioso dell'iniziativa. E' intervenuto sul palco pure il vice sindaco Simone Faggi e poi ancora Monica Usai per Libera e il presidente di Cospe Giorgio Menchini.

C'è stato il saluto di Amnesty International. Non poteva non essere evocata la storia di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso in Egitto per cui si attende ancora giustizia e verità (e risposte dal governo egiziano). Sul palco sono saliti anche gli studenti del liceo Copernico, con il loro progetto sulla legalità e il tema delle migrazioni affrontato invece l'anno scorso. Altri studenti (dell'alberghiero Datini) sono ad accogliere il pubblico nel foyer e con loro altri ragazzi, richiedenti asilo, accolti in città e che attraverso la cooperativa Coop22 hanno voluto dare il loro contributo da volontari.

Nel pomeriggio si cambia tema: economia e sfide dell'accoglienza. Si inizia dalle prima, per parlare di cooperative, di associazioni e reti che aiutano lo sviluppo di autoimprenditorialità e possibili modelli alternativi di sviluppo. I protagonisti del primo panel sono il professor Alessandro Romagnoli dell'Università di Bologna e docente di economie del Mediterraneo, Jihad Nammour dal Libano, Dejan Djedovic della Bosnia-Erzegovina e Ahmed El Mrabet dal Marocco, responsabile delle reti di economie sociale.   

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