ANNO XX Gennaio 2026.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 10 Dicembre 2016 00:00

Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione?»

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Così dice il Signore tuo redentore, il Santo di Israele: "Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare. 
Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare. 


La tua discendenza sarebbe come la sabbia e i nati dalle tue viscere come i granelli d'arena; non sarebbe mai radiato né cancellato il tuo nome davanti a me". 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,16-19. 
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: 
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. 
E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. 
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere». 

A chi paragonerò io quest’annata 2016?

Forse ad eco, uscito nel vento il 20 febbraio con Pape Satàn Aleppe, Cronache di una società liquida

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=19622 ?

oppure a I vangeli, esercizi spirituali per la vita cristiana di Carlo Maria Martini?[1]

Sulla perdita della conoscenza di Eco io ho già meditato:

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=19672

Sulla società liquida rifletto ogni giorno

http://www.agoramagazine.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=11725:la-costituzione-vuole-il-partito-legale&Itemid=628

Dunque, vengo agli esercizi spirituali sui Vangeli di Martini.

Carlo Maria Martini affronta la crisi, cioè la questione aperta ogni giorno, e risponde a questa situazione di crisi col capitolo delle parabole a pag. 83. Ci danno, ciascuna con un messaggio diverso, la risposta alla domanda fondamentale: perché la parola di Dio non fa frutto subito e non trasforma il mondo, non trasforma gli altri, me stesso ecc..

Questo ‘perché’ è il simmetrico esatto della archeologia del linguaggio che mi ha portato oggi a “AmEn, che venga il Signore [nel Natale 2016]”.

http://www.agoramagazine.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=11823:amen-che-venga-il-signore-nel-natale-2016&Itemid=713

Effettivamente, la conquista emersa quest’anno sta nella locuzione A.M.E.N.

In zumero: il dio del cielo AN ha in cuore la sua parola creativa ME.

Mena [che unisce a con men di me-en (1 e 2 pers. sing.), me 3° pers. sing.; me-enden (1 pers. pl.) me-enzen (2 pers. pl.) me-es (3 pers. pl.) è dea del mestruo, in lat. menstruo, ‘costruisco l’umano’, come dice sant’Agostino ne La città di Dio, p.463, Città Nuova Editrice.

Domenica 14.08.16. Stamani ho esaminato

Canti a Dumuzi vel am.a-usumgal-anna [2].

Il re nominato da Castellino: Ama-usumgal-anna, ‘Gran Drago della Madre’ viene da me rinominato am.a-usumgal-anna, ‘che vengaam. Il semea-signore di tutto-nel cielo’. Il discernimento sta tutto in un punto, tra ama ed am.a!

Affronterò a.m.e.n. con lo scopo di osservare la stessa lingua, forte delle singole lettere così rubricate dal Sumerian lexicon di John Alan Halloran:

a

  n., water; watercourse, canal; seminal fluid; offspring; father; tears; flood. [ A archaic frequency].

  Interj., alas!; oh!; ouch! [3]

m

   a verbal prefix theorized to be a ventitive element, indicating motion towards the deictic center [4].

e

 n., speaking; prayer (cf., eg2).

 v., to speak, say (suppletion class verb: e = sing. maru; plural hamtu form, dug4, also di); to do (as auxiliary verb preceded by a noun) (cf., eg2).

  Inter., a vocal expression: Hey! O!; Alas!; Eh, Ah[5].

-e

  Ergative postposition, marks the agent or transitive subject as the opposed to the patient of a sentence, used with both animate and inanimate beings[6].

-e

  ‘locative/terminative’ case postposition, in; toward; near to; form an adverb suffixed to an abstract noun; occurs with inanimate beings only and often marks the inanimate beings only and often marks the inanimate object of a sentence – sometimes called dative case postposition for inanimate; used only with certain verbs, mostly compounds, and not generally to denote direction, for which the terminative postposition[7].

  -n-

3 sg. animate (AKA personal) pronominal prefix – immediately precedes the verbal root (or the comitative –da- [immagine nds] and terminative –si- [vita nds] prefixes that precede the root) – in transitive hamtu formes, indicates the 3 sg. animate subject of the verb occasionally denotes the 3 sg. animate object in maru forms which has no pronominal prefix as subject mark; can occur in conjugations in OB texts for reasons that are not evident (cf., -ni-)[8].

Il seme a può soffocare in mezzo a tante lettere parole e traslitterazioni.

Molto opportuno, a proposito, è l’insegnamento di Vermondo Brugnatelli, in Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C., Atti del Seminario 23-24 febbraio 1998 Università degli Studi di Milano, Istituto di Storia Antica, Tra sillabe e alfabeti i “meccanismi” della scrittura, 17-26.

Scrisse l’autore: Noi linguisti tendiamo a concentrare la nostra attenzione sui meccanismi delle scritture […] Nelle epoche più antiche – ma il discorso può valere, almeno in certi ambiti, anche ai nostri giorni – la scrittura è una “tecnica” che viene tramandata all’interno di una casta di “addetti ai lavori”, che pongono un forte accento sulla loro funzione di custodi di questa tradizione, di questo sapere tecnico. Questo accento sulla tradizione porta ad una intrinseca conservatività che risulta nel modo più evidente quando tale sistema implica il riferimento ad una lingua, che io proporrei di chiamare “lingua di supporto” non più parlata dalla popolazione che della scrittura fa uso. Sono molte e diverse le situazioni in cui si è verificato qualcosa del genere, soprattutto nel periodo antico.

L’esempio che viene subito in mente è quello sumerico per tutti quei popoli che hanno impiegato la scrittura cuneiforme: in pratica si imparavano i segni cuneiformi, ma insieme si imparava il sumerico perché era la lingua di supporto del cuneiforme (questo vale soprattutto per i più antichi utenti della scrittura, Eblaiti e Accadi).

Se questo è un esempio che viene subito in mente a studiosi di lingue antiche, non dimentichiamo che si potrebbero benissimo comprendere anche situazioni moderne: per esempio il Nord Africa attuale, dove chi vuole imparare a scrivere deve imparare insieme l’alfabeto, una lingua diversa dalla sua lingua madre. E quindi imparare o l’arabo letterario se vuole scrivere con l’alfabeto arabo o il francese se vuole imparare l’alfabeto latino, perché le lingue parlate, berbero o dialetti arabo-magrebini, non sono generalmente scritte (o quantomeno non vengono riconosciute a livello ufficiale in quanto lingue scritte) [: 18].

La conservatività ‘tecnica’ nella pratica scrittoria ha la summa nei nomi degli dèi.

L’apprendimento e la trasmissione della cultura zumera radicata nel sacro O ci ha trasmesso una lingua circolare: eme ghir significa ‘lingua giro’[9] vel dingua.

Am.En, ‘che vengaam il Signoreen ‘ è la summa prova.

Perché il Zumero si dica Sumero ne è un'altra.

http://www.agoramagazine.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=11543:perche-zumero-viene-detto-sumero&Itemid=713

Oggi, lat. Ho.die zum. hu.di.e, ne è un’altra:

hu-

  modal prefix ha- before conjugation prefix mu- in OB lit. texts and Isin/Larsa texts [10].

 

 

di (-d)

n., lawsuit, litigation, case; judgment, decision, verdict; sentence [DI archaic frequency].

  v., to judge, decide; to conduct oneself; to go; to escape (di [de2] used as non-finite maru form of dug4, ‘speaking, doing’).

  Emesal, cf. de [DI][11].

Di(-d) è il Giudice supremo, Di-o.

dish(2), desh

  one (dili, ‘single’, + ash, ‘one’ [no: + ish, ‘vita-morte’ nds]; the form resembles that of the semantically appropriate male body part, gish2,3, gesh2,3; cf., mina, min(5,6), ‘two’; cf., tesh2, ‘toghether’)[12].

Dish, vel di-ish, è l’uno alla fine mentre Ash è l’Uno all’inizio:

ash; ash-a; ash-she3

  one; unique; only; alone (cf., dili) [13].

Due numeri uno si spiegano nell’anno unico o nel me-lam-mu, il lampo creativo che unisce il me ed il mu:

http://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2015/10/Melammu.pdf

Resta da chiarire e di hodie:

e

 n., speaking; prayer (cf., eg2).

 v., to speak, say (suppletion class verb: e = sing. maru; plural hamtu form, dug4, also di); to do (as auxiliary verb preceded by a noun) (cf., eg2).

  Inter., a vocal expression: Hey! O!; Alas!; Eh, Ah[14].

-e

  Ergative postposition, marks the agent or transitive subject as the opposed to the patient of a sentence, used with both animate and inanimate beings[15].

-e

  ‘locative/terminative’ case postposition, in; toward; near to; form an adverb suffixed to an abstract noun; occurs with inanimate beings only and often marks the inanimate beings only and often marks the inanimate object of a sentence – sometimes called dative case postposition for inanimate; used only with certain verbs, mostly compounds, and not generally to denote direction, for which the terminative postposition[16].


[1] curato dalla Fondazione Martini ed edito da Bompiani nel settembre 2016?

[2] In : 103 e seg. de a cura di G. Castellino, Testi sumerici e accadici, Torino, Utet, 1977.

[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 1. durante l’8° capitolo di  am En, ‘-che venga-am –il Signore-En’ volto a narrare la natura ventiva del zumero.

[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 165.

[5] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[6] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[7] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[8] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 183.

[10] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 113.

[11]John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 42.

[12] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 45.

[13] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 24.

[14] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[15] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[16] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

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