Per comando del Signore chiuse il cielo, fece scendere così tre volte il fuoco.
Come ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale?
Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco,
designato a rimproverare i tempi futuri per placare l'ira prima che divampi, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti videro e che si sono addormentati nell'amore! Perché anche noi vivremo certamente.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,10-13.
Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è gia venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista
Che Dio sia amore è chiaro in ogni modo dal sacrificio della Croce. Che l’amore sia anche rinuncia di qualcosa è chiaro col non licet del profeta diretto di Gesù, il Battista, colui dal quale si fece battezzare.
L’attenzione ai nomi mi fa dire che El-ia = ‘luogo ia (di) Dio El’. Questo spiega bene perché Gesù dica: -Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto-. Chiarisce poi il doppio significato: Intendeva sia lontano Elia (ebr. ‘Elijjah[u], ‘il mio Dio è Jahweh’), originario di Tisbe (odierna el-Istib, -si noti lo sviluppo tisbe dai grafi [el]-is-t-ib) volgata Thesbites, rozzamente vestito come Giovanni Battista, aduso alla vita dura del deserto, svolse la sua missione sotto il regno di Achab (873-854 a.C.) e di Ochozia, sia presente, il Figlio dell’uomo, se stesso. Allora i discepoli intesero sia che parlava di Giovanni Battista, che gli passò sei degli apostoli, sia di se stesso, perfettamente consapevole del suo destino.
Ancora una volta io mi meraviglio della doppia rivelazione nel profeta Giovanni, l’unico santo con due ricorrenze, nei menei della nascita e della morte per decapitazione, annunciatore del Cristo e denunciatore del non licet, non tutto si può fare (non si può andar a letto con la moglie di tuo fratello se lui vive), che annuncia l’agnello di Dio, il massimo profeta, e l’Hoannes zumero, privo della G iniziale.
Hoannes venne narrato da Berosso come l’uomo pesce venuto sulla terra a portar la civiltà. Contemporaneo di Alessandro Magno[1] Berosso, nella sua storia dei Caldei narrò di questo ap.kal.lu, ‘soggetto. eccellente. Che apre’. Riconoscerete l’etrusco ap.lu, pari al teonimo ‘apollo’, il lat. Kal, di kalendae, fonte del ‘calendario’.
A me preme notare Hoannes ‘senza testa’, gi, ‘notte’ vel ig ‘porta’ in zumero.
Gi, vel J, Ig, Zi, dà origine ad innumerevoli equivoci.
A partire da Gi-ano bifronte: propone janua, ‘porta’, da nottegi portaig cielo anu in accado.
Per seguire con ingl. Job, Giobbe, J-ub, zumero: Ig-apertura-ub-cielo.
Poi con J-up-piter, Giove, Ig-apertura-cielo-in accado- padre.
Poi con J-uno, Giunone, Uni etrusca, fonte di Uni-verso, dove i giovani romani andavano, la dea di Caere, universitanti.
Igi sono gli occhi in zumero. Che si possono tener aperti per non vedere o chiudere. Ed è uguale.

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