ANNO XX Gennaio 2026.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 13 Dicembre 2016 00:00

Santa Lucia

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13 dicembre: è giorno di santa Lucia, che merita una riflessione etimologica approfondita.

Piero Bargellini[1] riferisce:

Lucia: la luce; Lucia: la nata con la luce diurna, anzi alle prime luci dell’alba; e finalmente, la portatrice di luce.

Questi i significati, o meglio i simbolismi del nome della Santa di cui la Chiesa fa oggi memoria solenne, secondo un’etimologia popolare alla quale gli studiosi non hanno saputo opporre, finora, nulla di più convincente.

Santa Lucia, Martire di Siracusa, ha fama grandissima come è diffuso il suo nome. È uno di quei personaggi veramente universali, anche a migliaia di miglia di distanza dal ‘loculo’ siracusano, cioè dalla primitiva tomba della Martire. […] Il culto di Santa Lucia è contemporaneo a quello dei più antichi Martiri. La sua deposizione, il 13 dicembre, è ricordata fin dal IV secolo.

È rimasto uguale il giorno del 13 dicembre dal IV secolo! Il popolo dice ancora: santa Lucia, il giorno più corto che ci sia e ‘la portatrice di luce’. Perché?

Con la bolla del 24 febbraio 1582 Inter gravissimas Gregorio XIII dispose: 1) che il giorno seguente al 4 ott. 1582 si computasse come il 15 ott., rimediando alla sconcordanza tra l’anno civile e l’anno solare, ciò che riportava l’equinozio di primavera al 21 marzo conforme alla situazione verificatasi al tempo del Concilio di Nicea; [Enciclopedia Cattolica, sub calendario].

Gregorio XIII cancellò 11 giorni dal calendario. Ma le date storiche anteriori al 1582 già fissate nei codici scritti non vennero tutte cambiate. E santa Lucia rimase il 13 dicembre. 13 + 11 giorni = 24 dicembre, la vigilia del Natale odierno: 25.

Io credo che Enciclopedia Cattolica si sia confusa con la questione della Pasqua, astronomica e civile-storica che il Concilio di Nicea del 325 stabilì che essa si celebrasse la prima domenica dopo la XIV luna del primo mese (nisan, [ebraico e zumero, aprile nds]), ‘cioè in quella che cadeva il giorno dell’equinozio di primavera fissato il 21 marzo –riferisce Enciclopedia Cattolica-, o che lo seguisse’. La disputa tra i ‘quartodecimani’ che volevano la Pasqua il 14 di Nisan, quale che fosse il giorno della settimana anche non domenica e gli altri (riferita dal testo) che volevano sempre la domenica dopo il plenilunio primaverile, mi suggerisce un plenilunio termine assoluto astronomico ed un 21 marzo relativo all’idea del narratore. 21 + 11 = 1 aprile. Il doppio mese di Marzo-Aprile conservato dai primi romani come inizio dell’anno mi conforterebbe.                    

La questione del Natale ha lasciato la difformità del Natale cattolico dal Natale ortodosso, che non accettò la modifica di Gregorio XIII.

 

La riflessione di wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucia

Deriva dal praenomen latino Lúcia, femminile di Lucius[1][3][4], basato sul termine lux, "luce"[4][5]; può significare "luminosa", "splendente"; veniva dato anticamente alle bambine nate alle prime luci del mattino[2][4]. Sono suoi diminutivi Lucilla e Lucina (che però può anche avere origine indipendente), altri derivati del nome includono il patronimico Luciana e Lucilia e la forma elaborata di origine letteraria Lucinda.

Il cambio dell'accento, che ha portato alla forma italiana Lucìa, deriva dalla traduzione greca Lukìa[senza fonte]: data la differenza fonetica attuale fra Lucio e Lucia, i due nomi hanno tradizioni onomastiche separate.

Lucia è stato uno dei nomi più popolari in Italia, risultando il settimo nome femminile per diffusione nel XX secolo[6]. La sua diffusione può essere ricondotta in primo luogo al culto della martire siracusana Lucia, assai venerata durante il Medioevo e grazie alla quale si diffuse in tutta l'Europa cristiana; in seguito, si è mantenuto vivo grazie alla popolarità di due personaggi, Lucia Ashton, protagonista dell'opera lirica Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e Lucia Mondella, eroina del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni[7].

Va notato che la forma croata e ungherese, Luca, coincide con il nome italiano maschile Luca.

Aggiunge il gr. Lukia:

Il cambio dell'accento, che ha portato alla forma italiana Lucìa, deriva dalla traduzione greca Lukìa[senza fonte]:

La fonte zumera chiarisce in modo incontrovertibile:

lu

   n., many; much; man, men, people; sheep.

   v., to be/make numerous, abundant; to multiply, increase; to mix; to graze, pasture (reduplication class [?]) (cf., lug; lu3). [2]

 

ki

  n., earth; place; area; location; ground; grain (‘base’ + ‘ to rise, sprout’) [KI archaic frequency].

  Prep., where; wherever, whenever; behind[3].

 

a

  n., water; watercourse, canal; seminal fluid; offspring; father; tears; flood. [ A archaic frequency].

  Interj., alas!; oh!; ouch! [4]

Io posso osservare che il lat. abl. luce fu stato ant. lu.ki.e per una pronuncia dura prevalente della c.

Il nom. lux fu stato da zum. lu.gh, ‘soggettolu. luce igh’, lug.al, ‘luce alta’

lug , lu

  to swarm or dwell (said of birds [musen nds] and fish) (cf., lu-gu2 [che LCZ si legge: lug!] (lu, ‘to be numerous’+ gu3, ‘noise, sound’)[5].

lugal

  n., king; owner, master (lu2, ‘man’, + ‘gal’, ‘big’ [ig, luce, -al, alta]; glossed nu-gal at Ebla) [LUGAL archaic frequency][6].

La luce si vede con gli occhi, zum. ighi:

igi

  n., eye(s); glance; face; aspect, looks; front (reduplicated ig, ‘door’ –no: giro di –ig-) [IGI archaic frequency].

  v., to see.

  adj., the main component of many stones names.

prep., before, in front of; in the presence of (with …-a(k)-se)[7].

Il latino oculi, per occhi, incontra il zumero UKU.LI in grafi:

UKU3.IL2

  (cf., ug3-ga6)[8].

La spiegazione ug-ga è interna a

ug3-ga6 (-me) [UN-IL2 (-me)]

  porter(s); menial worker(s); employee(s); the lowest level social class, totally dependent on rations (‘people’ + Umma reading for ila2 sign, to bear, carry’ + plural; Akkadian kinattu(m))[9].

L’identità IL = Dio, formulata da Robert A. Di Vito, in Studies in third millennium sumerian and akkadian personal names, Roma, Editrice Pontificio Istituto Biblico, 1993, nonché il chiarimento:

li

to be happy; to rejoice; to sing [LI archaic frequency][10].

aiuta a leggere ukuli ‘gioiali dei portatori uku di Dioil’.


[1] In Mille Santi del giorno, Firenze, Vallecchi, 2007.

[2] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 159.

[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 137.

[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 1.

[5] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 163.

[6] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 163.

[7] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 120.

[8] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 296.

[9] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 296.

[10] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 157.

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