dub
n., (clay) tablet, document, letter; plate; proof of indebdness (cf., kisib3) (motion into open container) [DUB archaic frequency]
v., to store, heap, pile up; to demarcate, divide off; to mark off a sector (for a work quotas, such as in a field or along the lenght of a canal to be dug off); to move in a circle; to seal; to move around; to pour out; to shake; to pour out; to sprinkle, strew (with –ta-); to dye (fabrics), to beat, crush, or full (cloth, wool) textiles (reduplication class ?).
adj., weak .
con uno stilo gi: u.gir.u.
gir2, giri2
n., knife, dagger, sword; razor, shaving blade, surgeon’s knife; thorn; scorpion; lightning flash; road; expedition, trip (gis, ‘tool’ + ra, ‘to strike, stab, slay’ with vowel harmony) [GIS2 archaic frequency].
v., to stab; to fulgurate, lighten, flash. .
Qua il senso di thorn, ‘spina’, può arrivar a coprire lo stilo, evidentemente inconsapevole nell’estensore del lemma. Eppure, comincerebbe a chiarire:
eme – gir15/gi7
Sumerian language (‘tongue’ + ‘native’) .
Il ‘giro’ del me, ‘parola creativa divina’, sarebbe il linguaggio.
La lettera u andava a coprire la lettera o, corrispondente al circolo, il massimo sacro.
La luna, come abbiamo visto il 1°dicembre 2016, Perché il Zumero vien detto Sumero
En Zu, signora Luna, era la massima divinità, Signora che dava la conoscenza:
zu, su2
n., wisdom, knowledge.
v., to know; to understand; to experience; to be familiar with; to inform, teach (in maru reduplicated form); to learn from someone (with –da-); to recognize someone (with –da-); to be experienced, qualified.
possessive suffix, your (singular).
pron., yours.
zu-a
acquaintance; expert; experienced person (‘to know’ + nominative).
Zuane è Giovanni Battista in veneto, la lampada.
Ribadisco il fatto che signore/signora veniva identificato con en:
en
n., dignitary; lord; high priest or priestess; ancestor (statue); diviner [EN archaic frequency].
v., to rule.
adj., noble (cf., uru16 [EN] (-n)).
Se qualcuno fosse colto dal desiderio di conoscere l’origine del nome di Enna:
en-na (…-a)
until; as long as…; as many as …; everywhere (‘time’, enigmatic backround’ + nominative).
Qui, il backround enigmatico è un problema di Halloran, incapace di identificare il potere del signore della città col tempo:
l’en, che abbiamo visto sopra, divinità o padrone della città, dispone a suo piacere del tempo dei suoi amministrati, a pena della vita di chi dissente, e del suo a suo piacere. Dunque, poiché na è ‘ciò che è generato’,
na
n., human being; advice; incense [NA archaic frequency].
adj., no.
Na è l’esatto simmetrico in Terra del Cielo, An:
an
n., sky, heaven; the god An; grain ear/date spadix (cf., a2-an) (‘water’ + ‘high’) [AN archaic frequency].
v., to be high.
adj., high; tall.
prep., in front.
an-SAR
(cf., an-nisig [beautiful sky (‘sky’ + ‘beautiful, blue’).
In Cielo, na è la paredra di an, col nome In-anna:
an-na
in the sky; tin, pewter (metal); saltpeter (stone); saltpeter (stone); yes, approval (‘sky’+ locative; ‘sky’ + ‘stone’; cf., nagga; an-bar (-sug4-ga); Civil thinks an-na, ‘yes’, is probably an Akkadian, but affirmative na-nam, ‘indeed’ and ‘in-nu, negative’).
Lo zenith dalla Terra viene grafato:
an-pa
zenith (‘sky’ + ‘branch of a dial?’ vel ‘territorio del’).
Ed il il classico notorio Pan perché si legge in circolo su an-pa!
*
Come tutti i linguisti, Giovanni Semerano omette la parola origine isolata, origo lat., come Ernout e Meillet, per “inginocchiarsi” al verbo orior, -iris, ortus sum, oriri. Ognuno può riflettere: la parola, lat. verbum, pl. verba, vel uerbum, uerba, come rimarcano Ernout e Meillet, erano sillabe in eme ghir, vel eme zir, in zumero, incise su tavoletta con simboli cuneiformi e traslitterate nel linguaggio alfabetico.
Possiamo spaccare l’atomo della parola e toglierci dal totem del verbo, e del pronome. Vediamo prima il lemma di Giovanni Semerano:
orior, -iris, ortus sum, oriri sorgo (detto specialmente del sole [divinità! Nds]: “oriens” levante; oriente), esco, scaturisco, provengo da, nasco; forme della 3° coniug. “oreris”, “oritur”, “oreretur” etc.; “origo” [nota] (“origo fontium”) scaturigine, origine, “ortus, -us”, il levarsi del sole, di un astro; “aborior” nel senso di sparire, morire, tramontare, “adorior” assalgo, attacco, “coorior” mi levo insieme, sorgo, detto di fenomeni naturali: vento, tempesta, ma anche di soldati che attaccano. “Orior”, forma a suffisso di presente, di forme greche […] mostra che si tratta di un denominativo della base semitica corrispondente ad accad. urri (sat. urri) “[lo spuntare] della luce”, urris (di giorno), della base accad. urru [circolo del nome della città di Ur nds], ugaritico ar, ebraico ‘or, fenicio ‘r (luce) […] .
Questa radice della ‘luce’ è estremamenteinteressante.
Il crittografo inglese Alfred Kallir, in Segno e disegno, psicogenesi dell’alfabeto, pubblicato in Milano da Spirali/Vel nel 1994, ci spiega a : 434-444 la lettera r.
Noi italiani la pronunciamo erre, gli antichi ‘res’, come lat. res, ‘cose’. In zum. res/ras = profumo (puzzo), in ugaritico rs, ‘capo’.
R è l’unica lettera polygamma, ovvero è pronunciabile in modo distinguibile solo al plurale, rr.
Dunque, il massimo del sacro u si combina con l’unica lettera ‘da riproduzione’ ed è
gir2, giri2
n., knife, dagger, sword; razor, shaving blade, surgeon’s knife; thorn; scorpion; lightning flash; road; expedition, trip (gis, ‘tool’ + ra, ‘to strike, stab, slay’ with vowel harmony) [GIS2 archaic frequency].
v., to stab; to fulgurate, lighten, flash. .

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