Il mio invito ‘ridi’ è rivolto a tutti gli italiani.
Il dirigente che piange è Debora Serracchiani, vice-segretario del Pd e governatore della regione Friuli Venezia Giulia.
“Rivendico il pianto meglio della politica fatta solo di insulti”, “sono arrivati i giorni della sconfitta e emergono passione e fragilità” titola il giornale sintetizzando il punto di vista della politica abbacchiata dal no del referendum.
Ridere fa bene alla vita.
Col titolo di prima pagina: Sala indagato per l’Expo, “Mi sospendo da sindaco” abbiamo ragione di ridere del commissario anti-corruzione Raffaele Cantone, che racconterà della corruzione nata con la mela di Eva, ma non dirà nulla sull’assenza di una legge sui partiti, che la Debora piangente non vuol proprio fare; Matteo Renzi è il dirigente che non piange in pubblico, ma pratica la stessa politica: non aprire la prospettiva del carcere al politico che li sostiene. Galan, ad esempio, oggi agli arresti domiciliari per aver derubato un 50 milioni, chiede l’abbuono di 45 giorni per festeggiare il Natale. Voglio vedere il giudice che acconsentirà. Che cosa ha fatto, in fondo? Quello che fanno il 95% dei politici: ha rubato, non ha restituito ed ora vuole il Natale come tutti.
Debora, probabilmente, è nel 5% che non ruba. Ma, non è neanche capace di fare quel che deve, dal momento che ci ha chiesto se eravamo d’accordo a continuare con partiti fuori legge.
Dunque, il suo bel viso piangente non mi commuove!
Rifletta: quando tutti i cittadini si assoceranno disciplinatamente in partiti la politica nazionale resterà determinata in modo ordinato (parafrasi dell’art. 49 della Costituzione). Non lo vuol fare e continua in politica?
Che pianga senza conforto.
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