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(LA) « Dicit quidem et animas hominum daemones esse et ex hominibus fieri lares, si boni meriti sunt; lemures, si mali, seu larvas; manes autem deos dici, si incertum est bonorum eos seu malorum esse meritorum. » |
(IT) « [Apuleio] afferma inoltre che anche l'anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione. » |
| (Agostino di Ippona, La città di Dio IX,11[1]) | |
Apulejo non è ancora riconosciuto come gnostico pagano, ma andiamo sul senso zumero di ‘la-resh’.
Di questo specifico io mi occuperò!; la-resh: “oltre-resh” in zumero; vale Aldilà.
A fine di ‘origine’
ho esaminato resh:
Possiamo spaccare l’atomo della parola e toglierci dal totem del verbo, e del pronome. Vediamo prima il lemma di Giovanni Semerano:
orior, -iris, ortus sum, oriri sorgo (detto specialmente del sole [divinità! Nds]: “oriens” levante; oriente), esco, scaturisco, provengo da, nasco; forme della 3° coniug. “oreris”, “oritur”, “oreretur” etc.; “origo” [nota] (“origo fontium”) scaturigine, origine, “ortus, -us”, il levarsi del sole, di un astro; “aborior” nel senso di sparire, morire, tramontare, “adorior” assalgo, attacco, “coorior” mi levo insieme, sorgo, detto di fenomeni naturali: vento, tempesta, ma anche di soldati che attaccano. “Orior”, forma a suffisso di presente, di forme greche […] mostra che si tratta di un denominativo della base semitica corrispondente ad accad. urri (sat. urri) “[lo spuntare] della luce”, urris (di giorno), della base accad. urru [circolo del nome della città di Ur nds], ugaritico ar, ebraico ‘or, fenicio ‘r (luce) […] .
Questa radice della ‘luce’ è estremamente interessante.
Il crittografo inglese Alfred Kallir, in Segno e disegno, psicogenesi dell’alfabeto, pubblicato in Milano da Spirali/Vel nel 1994, ci spiega a : 434-444 la lettera r.
Noi italiani la pronunciamo erre, gli antichi ‘res’, come lat. res, ‘cose’. In zum. res/ras = profumo (puzzo), in ugaritico rs, ‘capo’.
R è l’unica lettera polygamma, ovvero è pronunciabile in modo distinguibile solo al plurale, rr.
Dunque, il massimo del sacro u si combina con l’unica lettera ‘da riproduzione’ ed è
gir2, giri2
n., knife, dagger, sword; razor, shaving blade, surgeon’s knife; thorn; scorpion; lightning flash; road; expedition, trip (gis, ‘tool’ + ra, ‘to strike, stab, slay’ with vowel harmony) [GIS2 archaic frequency].
v., to stab; to fulgurate, lighten, flash. .
Voglio ora riferire più diffusamente il pensiero dell’ufficiale di artiglieria di origine austriaca ma inglese di nazionalità, Alfred Kallir, morto a Londra nel 1988, che ci ha lasciato il libro Segno e disegno, psicogenesi dell’alfabeto, edito da Spirali/Vel a Milano nel 1994. All’origine delle lettere dell’alfabeto Kallir ha dedicato tutte le sue ricerche. A pag. 434, sulla lettera R:
Il suono r è unico anche sotto un altro aspetto; è infatti il solo a non esser mai pronunciato isolatamente. Dicendo r, in realtà, proferiamo una serie di r. Possiamo scrivere una r singola (pars pro toto), ma non pronunciarla: il suono r è un “plurale tantum fonetico” – di fatto il solo. E qui risiede un ulteriore elemento della sua foRza.
La stessa idea presentata visualmente come polygamma diviene percepibile all’udito come r, l’idea della moltiplicazione. Per realizzarla (Radh in sanscrito), occorre vigore (stRength)- Potenza (PoweR): in sé (PeR sé), il Privilegio di PRe- e PRo, la PRimarietà di PRevio, PRete e PRincipe. Si fa esplicito riferimento il senso della base PR (vedi Sezione 11 –re: P; il senso della base P-R è evidente: “per” significa “attraverso”. L’inglese PeRish è in latino per-ire, letteralmente “passare attraverso” (scil. una porta), e (di conseguenza) “scomparire” e “morire” [Peralba, donde nasce il Piave: per-ba-al: morire + rinascere nds]; il suo uso metaforico, to PiNe away with love (struggersi d’amore)- per così dire, morire essendo passato attraverso – rivela un “senso deponente” in questo verbo attivo. Del greco prasso, “il senso primario sembra essere ‘passare attraverso”’; i suoi ulteriori significati sono: conseguire, provocare, compiere, effettuare; il suo senso rimane nell’ambito della sfera maschile, come il latino potere – richiedere (cercare di conquistare una fanciulla), andare verso, attaccare, afferrare, cogliere, andare a prendere – e PRendere (francese PRendre ), afferrare, ricuperare. Un parallelo psicologico con “perire”, inoltre in forma deponente, è il latino partiri, dividere, che dimostra una volta di più la sequenza delle esperienze maschili-femminili, quindi dei relativi significati: dapprima, la separazione dell’imene verginale dalla vagina circostante; successivamente il “PaRto”, che divide madre e bambino [indi, il PaRtito che divide dei cittadini da altri cittadini nds]).
Nella sua lotta contro i PeRicoli della natura sono le armi mentali dell’uomo, non quelle fisiche, la sua difesa principale (inglese chief, dal latino caput, testa). “Testa” è in arabo ras, in ebraico rosh; e resh è il nome della lettera ebraica r.
Giovanni Semerano osserva[1]:
Il nome della fanciulla fu dal Deecke accostato a quelli di altre fanciulle: Recial, Recua, Recial.
Recial, sullo specchio bronzeo da Talamone, fu scorta nel mito di Medea come ancella di essa (Metvia è il nome di una delle due donne che offrono una pozione a un efebo).
Recua è il nome che si credette di leggere su un altro specchio etrusco rinvenuto nella tomba di Ravizza, in Orvieto, nome anch’esso di una giovinetta. Il Deecke, a torto escogitò una forma re-cival “rinascente” per spiegare tali nomi.
Reschuale significa realmente ancella del dio o della divinità e deriva dalle basi corrispondenti ad accadico resu, rasu (schiavo) e elu, ilu (dio), sem. ilah.
Recua, che ha significato affine, si chiarisce con accadico ra’um, ru’um, ebraico re’a’ (‘a female friend or companion’), ugaritico, antico aramaico r’ (compagno). Incrocio con base ebr. rea’ (‘desire’).
Nei dizionari (: 544), peraltro, a proposito di ‘penso, considero, reor:
reor, reris, ratus sum, reri penso, considero, credo, computo, ‘ratus’ avendo pensato, credendo; calcolato, fissato, ratificato: “pro rata parte” secondo un rapporto determinato; negativo il composto “irritus” che non conta; “ratio” computo, calcolo, sistema, struttura logica, spiegazione, ragione, causa razionale. Se ne ignorò l’origine. Ebr. ra a (osservare, comprendere), ro’i (veduta, apparenza), ra’e (veggente, profeta): cfr. accad. re’um (col significato di guardare avendo una custodia: compito del buon pastore).
Liberi dalle categorie grammaticali, la combinazione re-ur incontra i zumeri:
re7; re6, ri6, ra2, ir10; e-re7; er, ir
to accompany, lead; to bear; to go; to drive along or away; to take possession; to stir, mix (suppletion class verb; plural hamtu e.re7-er; cf., du, gen, sub2)[2].
ur2
flour; base, foundation; lap, things, leg(s), flanks; loins, crotch; hip; root; trunk of a tree [UR2 archaic frequency].
L’etnico degli Etruschi fu Rashna, ‘generazionena di sole ra e luna sh’ simmetrico ad Anshar, ‘cieloan lunashsolear’, rappresentato nei Massi Incisi di Yazilikaya. Con buona pace per l’ideologia di Massimo Pallottino, Etruscologia, Milano, Hoepli, 2016.
Poiché le cose brutte, pur partecipate da tanti, finiscono, dimentichiamo pallottinopoli ed osserviamo queste considerazioni dello psicogenetico crittografo Kallir:
Se il continuo movimento di avanzamento e retrocessione viene proiettato in una linea retta, viene annullata la sua caratteristica principale, la ripetizione; essa non può essere resa visibile se non in modo circolare, come cerchio. L’immagine del cerchio corrisponde inoltre al movimento circolare immaginario della lingua nell’atto di pronunciare il suono r; e rispecchia anche la periferia infinita del cerchio, la capacità della lingua di ripetere, apparentemente ad infinitum, la r. Nella Regolarità di questa ripetizione risiede l’essenza del Ritmo e della Rima, inizialmente percepita dall’uomo presumibilmente nel suono r. (: 437)
In zumero, Resh = profumo, Rash = peste.
Il sacro è:
ru
n., present, gift, offering [RU archaic frequency].
v., to blow; to gift; to offer; to pour out; to inflict; to send (cf., rug2) [3].
[1] A : 914 de Le origini della cultura europea, Firenze, Olschki, 1984.
[2] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 218.
[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 219.

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