ANNO XVI Settembre 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 09 Gennaio 2017 00:00

Il progresso è...disoccupazione

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Parole pesanti, quasi aliene, ma che sostituiscono la, a volte, fantasiosa realtà costruita sulla crisi del mercato, che causa disoccupazione e quindi la necessità di trovare programmi industriali atti ad assorbire manodopera.

La disoccupazione è progresso! Molti urlano all'eresia delle parole, ma nessuno smentisce che il progresso industriale porti continuamente disoccupazione.
Dove c'è una crescita di lavoro meccanico, c'è una normale diminuzione di lavoro manuale. Le macchine erano le urla di successo del passato, quelle che avrebbero portato la capacità di effettuare lavori pesanti e quindi velocizzare lo sviluppo di un paese in crescita, ma poi, arrivati alla saturazione dello sviluppo, il pensiero dell'imprenditoria non si è fermato lì, cosi come il lavoro di chi sviluppa nuove tecnologie per aumentare la qualità e la velocità del lavoro.

Un esempio concreto, facile da spiegare ed assimilare, sono l'inserimento delle macchine smistatrici nel settore logistico, gli spedizionieri per intenderci.
Una ditta, quindici anni fa, effettuava il lavoro giornaliero utilizzando 10 persone, di cui 6 a tempo pieno e 4 part-time di 5 ore.
La prospettiva concreta di un aumento di lavoro, portava gli imprenditori ad osservare il mercato delle macchine industriali, per poter affrontare l'aumento del lavoro senza però incrementare il numero di operai, quindi aumentare gli introiti, grazie ai nuovi contratti con i clienti, ma senza aumentare i costi del lavoro, se non affrontando il normale ammortamento del costo della nuova macchina acquistata. In definitiva: aumentare i propri profitti.

L'aumento del lavoro viene cosi affrontato e risolto, ma la realtà è diversa da come si pensava. Gli operai sono scesi da 10 a 6, tra cui 4 a tempo pieno (7 ore) e 2 a part-time (2-3 ore), o addirittura portare dei contratti da 8 a 10-11 ore senza fare assunzioni in più, ma giocando sugli straordinari, ormai diventati regolari. In questo caso la disoccupazione in certi magazzini ha toccato quasi il 30% degli operai e le ore degli operai rimasti sono comunque calate, a fronte però di un aumento di lavoro considerevole.

La disoccupazione è sempre legata alla ricerca di un maggiore guadagno, anche al di fuori delle proprie possibilità, che porta l'imprenditoria a voler diminuire i costi del lavoro e fare concorrenza, al limite della legalità, per rubare clienti al mercato. Questo è il pensiero dell'imprenditoria. Il problema della disoccupazione non è un loro problema, ma è legato a loro. Confindustria, Confcommercio o altri enti non studieranno mai un progetto a tutela dei lavoratori, anche se si troverebbero in una nazione al limite del collasso.

Il progresso è studiare macchine sempre più utili ad agevolare un maggior guadagno all'imprenditore, che, nel caso abbia un reparto macchine al completo, dirigerà la sua attenzione su contratti di lavoro agevolati, quindi a minor costo, o alle assunzioni al limite dello sfruttamento, utilizzando, a dovere, tutte le leggi anti-crisi presenti sul mercato.
Ultima strada da percorrere, nel caso l'imprenditoria sia sotto attacco da concorrenza spietata o voglia ulteriormente diminuire il costo del lavoro, sarà il guardare all'estero, sempre dove sia possibile guadagnare sul costo degli operai, aumentando cosi la disoccupazione della propria nazione.

Ma una delle cause prime della disoccupazione è proprio la nuova e sempre migliorata tecnologia, che limita l'uso umano sul luogo di lavoro.
La disoccupazione, c'è poco da fare, è anche progresso... aspettando di rivedere un vecchio film:"Il mondo dei robot", del 1973.
Quelli si erano anni belli, in cui ci si divertiva a guardare bei film; mentre ora si guarda la realtà.

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