ANNO XX Febbraio 2026.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 12 Gennaio 2017 00:00

Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato!

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Mercoledì della I settimana delle ferie del Tempo Ordinario  Lettera agli Ebrei 2,10-14-18. 

Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha portati alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non ha vergogna a chiamarli fratelli, dicendo:

Annunzierò il mio nome ai miei fratelli,

in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi;

e ancora:

Io metterò la mia fiducia in lui;

e inoltre:

Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato.

Fratelli, poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Gesù ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 
e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. 
Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. 
Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. 



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,29-39. 
In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 
Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. 
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 
Tutta la città era riunita davanti alla porta. 
Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. 
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 
Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce 
e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 
Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni

San Paolo narra, nella lettera agli Ebrei, che la redenzione è stata realizzata direttamente dalla sofferenza del Figlio di Dio, la misericordia in persona, che ci ha resi suoi fratelli portandoci alla sua stessa origine.

Il suo dire: -Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato- è la sintesi meravigliosa, che l’ultima preghiera di Gesù, riferita da Giovanni 17, illustra più diffusamente (“Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: -Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato […]).

Ha ridotto il diavolo, il separatore, all’impotenza, e continua ad annullarlo in colui che sente bussare alla porta e apre per cenare con Gesù e stare con lui (Apo. 3, 20-21). Non negli altri.

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