Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso,
dicendo: Ti benedirò e ti moltiplicherò molto.
Così, avendo perseverato, Abramo conseguì la promessa.
Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia.
Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento
perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che ci è posta davanti.
In essa infatti noi abbiamo come un'àncora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario,
dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchìsedek.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 2,23-28.
In giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.
I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».
Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
Marco riferisce del sommo sacerdote Abiatàr, vel Ebiatar in 2 Sam, 8.17:
Davide regnò su tutto Israele e pronunciava giudizi e faceva giustizia a tutto il suo popolo. Ioab figlio di Zeruià comandava l’esercito; Giosafat figlio di Achilud era archivista; Zadòk figlio di Achitùb e Achimèlech figlio di Ebiatàr erano sacerdoti; Seraià era segretario; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano ministri.
Abiatàr vel Ebiatàr era dunque un sacerdote per filo dinastico, padre di sacerdote e figlio di sacerdote. Eppure, Davide, non sacerdote, mangiò i pani dell’offerta, riservati ai sacerdoti. Perché il sabato è stato fatto per l’uomo, non per il sabato.
L’antichità del sabato si deduce nel riscontro zumero:
SHA3.AB2
Creation (‘womb’ + ‘cow’)[1].
sha3-ab
Emesal dialect for sag4, ‘heart’[2].
ba
n., share, portion; rations, wages [BA archaic frequency] –anima nds-.
v., to give; to divide, apportion, share, distribute, split, alliot; to pay; to extract (interchanges with bar) [3] .
tu
to interfere (cf., tud and tur5) [TU archaic frequency].[4]
tu 15
(cf., tumu –wind-).[5]
tu15…mer
to be windy (‘wind’ + ‘storm wind’)[6].
Riassumo, a partire dal fondo:
-to, vel tu, è Vento, vel Spirito;
-ba è ‘anima’, porzione del tutto;
-sha-ab è Creazione.
Ciò sia detto ad onta del pensiero zumerologo che ha relegato la lingua-origine in un angolo perduto.
[1] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 243.
[2] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 243.
[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 26.
[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 277.
[5] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 278.
[6] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 278.

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