ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

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Lunedì, 23 Gennaio 2017 06:56

Karoline Schretter: presentazione del libro “Putin e la ricostruzione della grande Russia” di Sergio Romano

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Si è svolta nel prestigioso palazzo Ferdinandeo di Trieste in una sala gremita da un pubblico attento la presentazione del libro dell'Ambasciatore Prof. Sergio Romano, "Putin e la ricostruzione della Grande Russia", nel parterre l' illustre Prof. Stefano Pilotto "Responsabile Relazioni internazionali al MIB School of Management di Trieste" e il direttore dello stesso istituto prof. Vladimir Nanut a cui spetta il compito di presentare il Prof. Sergio Romano grande amico del prestigioso istituto MIB school of management di Trieste.
La presentazione storica del Prof. Sergio Romano, ha catalizzato l'interesse del pubblico presente, in particolare i tanti studenti interessati all'argomento storico antropologico di un paese costituito da un arcobaleno di razze e religioni.
 
Il primo a rompere il ghiaccio è stato il Prof. Stefano Pilotto, uomo che conosce bene la storia e gli stravolgimenti che hanno coinvolto l'immenso paese, che è passato dell'impero ottomano, agli zar per finire nella grande rivoluzione del 1917 "di cui ricade il suo centenario quest'anno" e da cui trae origine l'URSS, il più grande continente per estensione, si estendeva dalla Germania al Pacifico. Il Prof Pilotto ha rivolto al Prof. Romano una domanda che collima con i tempi attuali: "visto che Putin è un personaggio contrastato - vorrei capire come è avvenuta la transizione da Gorbaciov a Putin, due uomini con storie completamente diverse, uno profondamente politico e l'altro uomo di alto apparato di sicurezza dello Stato? Quanto ha influito nella disintegrazione dell'elefante sovietico per approdare nella Russia attuale"?
La Russia ha una sua storia, che la differenzia dagli altri paesi europei.
La sua formazione nasce da lontano, passa attraverso varie colonizzazione, dall'impero ottomano, alla Persia, storie, culture e religioni diverse che si sono insediate nella grande Russia, importanti per la sua genesi storica, tanti elementi che contraddistinguono questo vasto paese difficile da governare. Stalin ci ha provato creando stati marcati per etnicità, ciò è stato possibile per la vastità dei suoi territori. Ma il progetto era privo di collante necessario per unire tutti i gruppi che costituivano la Russia per realizzare lo Stato Nazione. A questa lacuna tentò di sopperire Gorbaciov, consapevole che la Russia aveva mancato appuntamenti decisivi per trasformarsi in Stato Nazione, le rivoluzioni, tra cui quella industriale non avevano risolto il problema.

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Ha detto bene il Prof. Romano, la Russia ha tanti problemi ed è estremamente pericoloso pensare di inficiare nelle cose interne alla Russia, dopo la disintegrazione dell'URSS che ha reso orfani oltre 100 milioni di cittadini di etnia russa che si sono trovati in Europa senza volerlo. Una nuova disintegrazione, la nuova classe dirigente, non l'accetterebbe, quindi penso che non sia il caso di continuare ad infastidire l'ORSO, come ci tocca vedere in questi giorni con le basi NATO nelle ex Repubbliche baltiche. L'occidente ci ha provato con Boris Eltsin, ma ha scelto un uomo incapace dedito solo alla bottiglia, un peso morto per un grande paese come l'URSS in trasformazione. Dietro di lui una pletora di oligarchi che hanno saccheggiato con la complicità dell'Occidente le ricchezze dell'Unione Sovietica, sono loro che hanno preso il controllo del paese in sfaldamento. 
E come si inquadra l'Uomo Putin nel passaggio dall'URSS alla Russia. Putin è un gi ovane brillante, intelligente, astuto e capace, formato nel KGB l'eccellente servizio segreto dell'URSS, è un uomo di grande energia. Ha assunto il potere dopo il fallimento dei predecessori che hanno pensato solo a depredare le ingenti ricchezze del paese. Con Putin il popolo ritrova l'orgoglio nazionale. La CIA che non conosceva le capacità, ma sopratutto l'abilità di Putin, che mai si era esposto, credeva di avere in mano la geopolitica della Russia nascente facendo leva sulla fine della guerra fredda. Ma gli Stati Uniti non avevano capito, anche per mancanza di informazioni su Putin, visto, che non esistevano rapporti d'intelligence su questo giovane sconosciuto, di aver fatto grossolani errori. Chi avevano di fronte era un uomo di grande abilità che gli viene dalla formazione dura nel KGB, il cui sogno era di riunificare tutti i popoli russi divisi dalla scellerata politica di Yeltsin e Gorbaciov.
Il Prof Pilotto ha incalzato nuovamente il Prof. Romano, con la domanda sul significato della Memoria per Putin.
Sembrava che il Prof. si aspettasse la domanda è ha risposto con una battuta di Putin: “ Chiunque volesse restaurare la URSS non ha cervello, ma chiunque volesse distruggere la Russia non ha cuore”, Romano ha espresso il suo pensiero: "il comunismo è stato il collante che ha tenuto insieme culture, razze religioni e che ha trovato la realizzazione storica nell'URSS, il passaggio tra Eltsin e Putin è profondo e passa tra l'importanza data all'aspetto religioso tra i due leader, il primo era ateo e poco incline a mantenere salde le istituzioni del paese, il secondo profondamente cristiano e sa quanto è importante far coesistere razze e religioni diverse come unica strada per la rinascita di un paese distrutto da oligarchi vicini ad Eltsin. Putin si è presa una grande responsabilità, rilanciare l'economia del paese pe r far tornare grande la Russia. E il risultato è tangibile, oggi la Russia dialoga con altre potenze al pari livello, in 20 anni la Russia che si avviava con la fine dell'URSS ad un mesto declino, ha trovato sulla sua strada un condottiero che ha saputo come prima cosa far capire al popolo russo che lavorando insieme si ritorna a fare grande la Russia per portarla agli antichi splendori. E questo coincide con il centenario della rivoluzione. Tante parole sono state messe in bocca a Putin, come quelle relative all'uso della violenza di Stalin per mantenere il potere, Putin in realtà non hai mai accennato ad uno Stalin tirannico.
E per spiegarlo spiega perché le sue parole sono interpretate in modo errato. Nel 1942, la Russia rischiava di perdere la guerra contro i nazisti, i tedeschi uccisero tutti i generali russi e la mancanza di guida militare portò alla morte di milioni di russi. Cosa avrebbe dovuto fare Stalin continuare a veder massacrare il suo popolo, oppure usare il pugno duro, che poi i fatti gli diedero ragione, in poco tempo il corso della guerra cambiò marcia. Putin è uomo coerente non è abituato a mezze parole, ad inventare o aggiungere, la sua forma mentis è costruita sulla concretezza, è un puro cartesiano.
L'interesse in sala cresce e il Prof. Pilotto a sottopone una Terza domanda per capire quanto di Europa c'è in Russia. Il Prof. Romano porta come esempio, la città St. Pietroburgo, la più europea della Russia, costruita da architetti ed artisti italiani e francesi, Mosca al contrario ha un fascino ortodosso. Ma nella Russia c'è molto di Europa, la Russia è un continente euroasiatico, con vari gruppi etnici, dopo i cristiani, in Russia è presente una consistente comunità mussulmana, concentrata per lo più nelle regioni del Caucaso, parliamo di circa 20 milioni di musulmani, ma sono presenti anche ebrei, e ceppi etnici minori. Europa e Russia rappresentano due realtà accumunate da molte similitudini che potevano sfociare nel grande continente eurasiatico, un immenso territorio racchiuso tra i 2 mari atlantico e pacifico, con potenzialità economiche spaventose, che gli Stati Uniti hanno bloccato sul nascere imponendo all'Eur opa di imporre sanzioni per la vicenda Ucraina, ma questo tutti sanno che è solo un pretesto. Gli Stati Uniti hanno guardato con terrore il blocco euroasiatico, il continente più grande al mondo con un PIL gigantesco che in poco tempo avrebbe strozzato quello del nord america, non solo, ma ci sarebbe stata una corsa di paesi cosiddetti emergenti ad entrare nell'Eurasia. L'Europa può recuperare il treno perso e giocarsi le carte con Mosca, sopratutto ora che negli Stati Uniti, è stato eletto un presidente vicino a Putin. I russi non hanno mai chiuso la porta all'Europa, ma questa volta Mosca darà l'ultima chance a Bruxelles. L'Europa deve dare un segnale alla Russia, eliminando quelle sanzioni inutili e costose, sopratutto per il nostro paese che godeva di una bilancia economica favorevole.
Il Prof. Pilotto ha spostato l'argomento sul legame che unisce la politica alla letteratura e lo ha fatto con un esempio calzante riprendendo le parole del grande poeta russo Alexandr Puskin: “A coloro che calunniano la Russia?”
Romano ha risposto,: "C’è un Putin che elogia il popolo russo per le capacità di soffrire, questo fa si che si attenui l'effetto sanzioni. “La Russia non si comprende, si ama”.
Il Prof Pilotto visto l' illustre ospite non poteva non toccare l'argomento Ucraina, e al Prof. Romano ha chiesto: "Il contenzioso Ucraina, non è stato risolto” e il Prof. Romano ha spiegato il perchè, "L’Ucraina non sarà mai indipendente, non sono svizzeri, in grado di gestirsi da soli, hanno una economia fallimentare. Prima dell'URSS l'Ucraina non era nulla, era solo terra dei cosachi, c'è un errore di fondo dare ascolto a quella minoranza che vuole l’indipendenza. Al Prof. Romano infatti non ha sorpreso quando Putin tagliò corto e si prese la Crimea.
Ci dirigiamo con quest'ultima domanda alla fine delle domande tecniche e l'ultima domanda del Prof. Pilotto non poteva che non riguardare i rapporti con Trump che sta per insediarsi. A questa domanda il Prof. Romano risponde laconico: "Putin auspica un miglioramento con Trump ma non è scontato".
Con l'ultima domanda il microfono passa al pubblico che ha seguito con grande interesse il dibattito. La prima domanda del pubblico è di uno studente del MIB il quale pone ingenuamente una domanda, che definirei sciocca: "Gli Stati Uniti non hanno vinto la guerra fredda?", e come breve è stata la domanda, anche la risposta del Prof. Romano è stata secca, “ Se lo ha sentito Lei, sarà cosi…..!!" e aggiunge Romano, "Putin ha un grande senso dello Stato, cosa che non hanno né Grillo né la Signora Le Pen…". Si conclude cosi il dibattito a cui segue la consegna della Medaglie del MIB school of managment all’Ambasciatore Romano".

dott.ssa Karoline Schretter

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