Storia raccontata tante volte, finita nei film, in fiumi di analisi storiche, con ancora misteri su quell'apparato esterno alla mafia, come sottolinea Grasso, intervenuto ieri, che ancora non si conosce come mandante o correo di quelle morti.
Fazio che conduceva ha ribadito che si poteva correre il rischio della retorica e in realtà è stata altra cosa, un tributo vero, autentico, commuovente, dove tanti attori hanno messo la faccia e la parola, per parlare al posto dei protagonisti come Luca Zingaretti con l'ultimo discorso di Borsellino alla viglia della morte, o Ottavia Piccolo che dall'aula bunker racconta il maxi processo che portò un duro attacco a Cosa Nostra, come risposta dello Stato alle stragi. L'attore Sanna impersona Falcone in un suo scritto quando parla del nuoto. Ma c'è anche un Falcone che emerge dalla cronaca televisiva quando viene accusato di fare politica, di essere in vetrina nello spettacolo, nel periodo in cui nella cronaca romana veniva indicato come il superpolizziotto, Tanto vituperato in vita, quanto osannato dopo morte.
Saviano parla di quello che è successo e che la mafia non immaginava. Lui dice che l'organizzazione dei padrini sapeva, fino all'ora che i delitti di mafia durano al massimo quindici giorni, poi scompaiono dall'opinione pubblica. Con Falcone e Borsellino questo non è accaduto, se è vero che oggi ne parliamo con intatta forza ed energia dopo venticinque anni. Fate una mini ricerca su google map e vedete quante piazze e vie e scuole sono state dedicate a questi magistrati. Struggente emozione quando il musicista Nicola Piovani a Capaci, sul luogo della prima strage ha suonato con l'orchestra "la vita è bella" con la bianca Croma che lentamente dal passato veniva fin là. Un tributo Rai ben riuscito per due eroi italiani da ricordare sempre.
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