ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 24 Luglio 2017 05:34

Taranto - Terrazza Falhantra sfida la calura col Mostro di Vincenzo De Marco, amore e rabbia nella poesia

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La buona notizia era che l'aria s'era persino addolcita con qualche brezza che circolava dal Mar Piccolo su quella terrazza sospesa tra cielo e terra al 12° piano di Paolo V.

Anche perché avevamo la presentazione della riedizione del “Mostro” poesie di rabbia e amore di Vincenzo De Marco, un poeta operaio che incide nell'anima le sue urla per le morti in fabbrica e per la fabbrica più inquinante d'Italia. Ma parla anche della bellezza della vita, della natura, della sua amata Grottaglie da cui arriva.

Alla fine tutti hanno convenuto che si sia trattata di una bella serata che, come ha detto uno dei presenti durante il rinfresco che chiudeva l'iniziativa, " è qualcosa che ti riconcilia con la vita e la voglia di partecipare".  

Non è mancato davvero nulla, la premessa storica sull'industrializzazione della città, la storia del libro nel racconto dell’autore, la recita straordinaria di alcuni brani proposta dall’attore Giuseppe Calamucci Marutta, nonché di Daniela Lelli e Cesare Natale e gli intermezzi musicali di Antonio Fanelli ed Elena Manigrasso.

Struggente lettura della lettera a una madre (Taranto) fatta da Massimo Castellana dei Genitori Tarantini. Intervento del prof Alessandro Marescotti che è possibile ascoltare nel video preso da Facebook. Ricca serata, ottima commistione multimediale tra video, parole e musica e forti emozioni.

La sintesi storica fatta in premessa dallo scrivente partiva dall’assoluta mancanza di un patto sociale. L’Italsider fu calata dall’alto, a metà del secolo scorso, in una situazione di crisi, ma trovate un posto in Italia che nel dopoguerra non fosse in crisi…anche il Veneto e il Friuli subivano vigorose emigrazioni. Non la vollero i baresi, come scrive nel suo libro “Pane al veleno” lo scomparso Ciro Petrarulo, (libro presentato poco prima della sua scomparsa alla festa del vino di Carosino). Mentre Taranto subiva la monocultura dell’acciaio fra gli ulivi, andate a vedere la realtà industriale di Bari, la sua ricchezza ed estrema versatilità.

Chi afferma che l’industrializzazione abbia portato al benessere dice una cosa sacrosanta, ma nasconde volutamente i punti di debolezza che tale benessere condiziona. Io ne ho posti due:

  1. La vertenza Taranto fu determinata dalla forte espulsione dal lavoro delle migliaia di maestranze legate alla costruzione e raddoppio del più grande siderurgico di Europa. Tale vertenza produsse la più grande legge di assistenza, che consentiva a chiunque dimostrasse di aver lavorato anche un giorno in un’impresa edile tarantina di ottenere la disoccupazione speciale per decenni (fino a confluire nell’attuale lavoro socialmente utile). Ciò produsse l’estrema precarizzazione di una generazione che ha portato al degrado sociale di una parte cospicua della città. Uno dei senior delle famiglie malavitose scovato molti anni dopo dallo scrivente in un colloquio di Italia Lavoro, mi disse che per colpa di quel sussidio insufficiente per vivere: “mi sono bevuto il cervello”
  2. L’avvento dell’Italsider produsse un atteggiamento per cui ogni produzione culturale venne calata dall'alto, deprimendo gli operatori culturali che alla fine se n’andarono via da una città che loro avevano contribuito a portare a livello altissimo, al primo posto tra le otto città del sud per biglietti Siae staccati per cinema, teatro, lirica, gruppi teatrali. Degrado culturale che il circolo Italsider cercava di tamponare, ma con l’avvento di Riva l’azienda diventò un fatto di famiglia e si spense tutto.

Accanto a questi punti va aggiunta la vicenda del raddoppio, com’è stato raccontato dallo storico Giuseppe Stea, nel suo libro da Lorusso a Cannata, vide una città contro. L’Arci Nazionale organizzò un’iniziativa contro il raddoppio, che fu anche ribadito in una ordinanza clamorosa del Sindaco Franco Lorusso. Alla quale – ogni tempo ha le sue storie e i suoi decreti salva qualcosa – fu rigettata da Roma che ignorò la città. Una pagina scritta da esperti ministeriali giunti da Roma affermava, com’è riportato nel libro di Petrarulo, in forma di avviso ai tarantini, attenzione, non si tratta di un semplice raddoppio, voi moltiplicherete per dieci i problemi per la città”. Lettera mai pervenuta. E il sindaco bastonato, non si ripresentò e lasciò la politica.

Città perduta? No, la serata di ieri puntava alla speranza e io volutamente ho parlato dell’esperienza del Cubo di Talsano, una sorta di Silicon Valley che punta ad avere cento capannoni di area industriale innovativa, moderna con l’obiettivo della valigia di ritorno. Futuro e presente a braccetto.

Per tornare a Vincenzo De Marco autore presentato ieri, l’ho definito poeta folle che come i folli del quadro della nave di Bosch venivano nel basso medio evo allontanati dalla città come vorrebbero fare con lui dall’Ilva. Il suo stile appare più legato ai poeti maledetti come Verlaine o Baudelaire. Ieri lo stile si è notato nelle letture. Lui ha detto che il libro nasce come risposta alle morti di amici lavoratori. Vincenzo andava a lavorare all’Ilva non pensava di andare in guerra e subire il fuoco amico.

 

Vincent Cernia, al secolo Vincenzo De Marco nasce a Grottaglie (Ta) il 14.01.1976

Poeta, scrittore e operaio

Dopo il diploma in ragioneria inizia a lavorare come barista, traslocatore, mobiliere e rappresentante.

Entra nello stabilimento Ilva di Taranto nel 2000 dove tutt’ora lavora.

Scrive da sempre.

Pubblica, edito da Lettere animate editore e Aphorism.it –IL MOSTRO di rabbia & d’amore- 2014

Poesie e aforismi.

Il successo inaspettato del libro lo porta in giro per tutto lo stivale, Puglia, Lazio, Calabria, Basilicata, Sicilia, Molise tra le altre; arriva a presentare il libro e parlare del caso Taranto e della sua esperienza in fabbrica fino a Bruxelles in Belgio ospite della storica Piola libri, nel cuore della city europea, a due passi dal parlamento europeo.

Numerose le interviste in radio, giornali e tv nazionali. Tra le tante –pregate per me, revolution- trasmissione di Alessandro Sortino condotta da Arianna Ciampoli  e – Polifemo- condotto da Luigi Abbate

Alcuni giornali che hanno dato risalto alla sua storia e il suo libro. La repubblica, ansa, corriere del Mezzogiorno, Quotidiano di Puglia e Basilicata, La Gazzetta del Mezzogiorno.

Radio come Ciccio riccio, Radio margherita, Radionorba e rarionorbatv, Deltauno stereo e quarto canale hanno parlato di lui.

Porta inoltre in moltissime scuole di Puglia Il libro (elementari, medie e superiori) ed ospite della prestigiosa università di psicologia del lavoro a Roma 3 tor vergata.

Uno speciale su di lui anche in Germania a firma del giornalista Marco kasang del Del spiegel andato in onda sul primo canale tedesco.

Molte sue poesie sono state finaliste o vincitrici di concorsi nazionali e internazionali di Poesia.

Dopo gli ultimi avvenimenti incresciosi e le minacce di morte nei suoi confronti e dopo l’allontanamento temporaneo attuato dalla fabbrica nei suoi confronti si sono interessate al caso redazioni di giornali e trasmissioni nazionali come Le Iene, Striscia etc e giornalisti come Carolina Casa tg1, Rigoni tgmediaset 24 e canale 5 e ancora Michele Cucuzza di buon pomeriggio e lo scrittore e giornalista Pino Aprile.

Ad oggi oltre al IL MOSTRO di rabbia & d’amore edito da lettere animate 2014 ha pubblicato

Macerie (raccolta di racconti) edito da les flaneurs edizioni. 13 autori, 18 racconti (2 di Vincent Cernia) tutto il ricavato sarà devoluto completamente in beneficenza alla protezione civile in favore delle vittime e le popolazioni colpite dal recente terremoto in centro Italia.

Prossime uscite

Pensieri malati sparsi nel vento (sguardi sul mondo) poesie, racconti e aforismi

Low battery e (altri racconti). Raccolta di racconti

Diario di un padre (lo strappo). Romanzo

Sinossi del libro

Sono un folle che scrive di sentimenti. Del bene e del male. Sono un pazzo che su carta sputa fuori amore e rabbia>> Il Mostro (versi di rabbia e d'amore) è racchiuso tutto in queste poche righe. L'autore definendosi pazzo, folle, in realtà si dichiara apertamente innamorato della propria terra e della sua gente. Immaginandola migliore. Leggendo le sue poesie scritte all'interno di una fabbrica infernale durante notti e giorni operai, giornate intrise di sudore, polvere, sangue e rabbia cerca di infondere speranza nel lettore con versi pieni d'amore. Si parte con la "parte prima" del libro dove si descrive in modo schietto e diretto cosa è il lavoro e la vita all'interno del mostro e cosa è per lui quella fabbrica per poi arrivare ad assaporare la bellezza della terra che la circonda, con poesie intrise di amore per quello che appunto è fuori. Il mare, gli ulivi, la sabbia. Il sole e la luna di Puglia. Le sue meraviglie. Le meraviglie del sud. Nella terza parte poi il poeta riversa il suo inchiostro in versi diretti ai propri affetti, alla figlia, ai suoi amori, alle amicizie, ai parenti. Fondamentali per lui. Troverete infine anche una piccola parte dedicata agli aforismi. Il Mostro è un mix di rabbia e amore che non potrà lasciarvi indifferenti. Il mostro è poesia di strada. È poesia per la gente e tra la gente. «La poesia non farà mangiare ma sazia alla grande» Appunto.

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