urdu2 [ARAD X KUR]
(cf., arad).
Il lettore diligente andrà a cercare il confronto in
arad(2), urdu(2), ir3, 11
(male) slave; servant; subordinate (cf., ir3) (Akk. loanword from wardum, ‘male slave, man servant’) [IR11 archaic frequency 10][1].
e si troverà in loop, ovvero al punto di partenza.
L’artificio sta in [ARAD X KUR].
Ovvero, Halloran ha preferito esporre il confronto tra arad, urdu con il kur, togliendosi dall’impaccio sacerdotale di chiarire che cosa sia il kur. Kur è il centro della montagna, l’Aldilà:
kur-sa3-(-ra)
center of the mountain (‘mountain’ + ‘womb, midst’; cf., an-sa3 (-ga)). [2]
Kurum7, gurum2, kuru7, kur7, [IGI. ERIM or older IGI.NIG2/GAR]
n., lookout, spy; review, inspection, examination, supervision; delivery (ki, ‘place’, + uru3 (-m), ‘to watch, guard’) [3].
In altro modo, kurum = barum, il punto della divinazione, che può essere in cima alla montagna, in mezzo al passaggio dalle tenebre alla luce, e, al tardo pomeriggio, dalla luce al buio. È anche il divinatore, il barum. Ognuno può sillabare bar-um, leggere a giro um-bar per veder emergere il latino umbra.
Ne era consapevole il barum etrusco P. Vergilius Maro?
Come termina l’Eneide?:
Enea, cui il vinto Turno aveva chiesto pietà
Dicendo così, gli affonda furioso il ferro in pieno petto;
a quello le membra si sciolgono nel gelo,
e la vita con un gemito fugge sdegnosa tra le ombre. XII, 950-953
[Hoc dicens ferrum adverso sub pectore condit
fervidus; ast illi solvontur frigore membra
vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.
Enea trapassa impietoso l’avversario vinto. Viene applaudito dagli impietosi Romani antichi e dai miserevoli moderni, incapaci di riconoscere la denuncia alzata dal Maro, sacerdote etrusco.

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