In questa campagna elettorale si sentono proposte assurde: chi vuole abolire le tasse, chi vuole abolire i vaccini, chi vorrebbe abolire l'Europa non è il momento, chi vuole abolire le tasse universitarie, la legge Fornero, chi tenta di abolire il lavoro, chi promette un reddito a tutti, chi vuole darlo ai particolarmente bisognosi, ai pensionati e una serie mille altre corbellerie in serie.
Ai facinorosi aitanti di ogni schieramento sembrerà improbabile, impossibile, ossessivo, maniacale, ma dipende dal meccanismo elettorale. Non si vota per il governo ma per i partiti e dunque chiunque può dire ciò che vuole, ogni buona intenzione, tanto poi il programma di governo sarà un accordo di coalizione (se si potrà fare un governo ) e la responsabilità delle promesse tradite sarà sempre colpa dell'altro (come già accade sulle attribuzioni di responsabilità della legge elettorale).
Ma c'è un altro effetto prodotto dal meccanismo elettorale: la possibilità maggiore di vittoria di quelli che una volta si chiamavano partiti ideologici e che oggi la politologica chiama di schieramento, pregiudiziali o di appartenenza; sono quei partiti a cui si vota indipendentemente dalle dichiarazioni, dai programmi e dai comportamenti. Si vota per definizione e per adesione fideistica. In genere sono partiti estremi ed estremizzati, privi di argomenti amministrativi razionali e pieni di slogan populisti.
La legge elettorale di Rosato comincia a dare i suoi perversi effetti.
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