Poi c'è anche, e va detto, una sorta di legimittazione delle parole. Credevamo che fascista o fascismo fosse relegato in parte nella storia e in parte nella costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista.
E invece c'è chi teorizza che non si possono sciogliere quei gruppi che si richiamano al fascismo. Sinceramente non capiamo. Poi c'è il clima... Bruno Manfellotto, questa settimana sul settimanale l’Espresso mette un articolo dal titolo I partiti del capo sono il simbolo della crisi della politica. Secondo lui, e concordiamo, “in origine c'era Berlusconi, ma oggi anche il Pd e il Movimento 5 Stelle sono interamente costruiti intorno al loro leader. Ma così non si arriva ad alcun cambiamento.”
Davvero il cambiamento è difficile, anche quando si stravolgono i fatti e se ne traggono lezioni fuorviate. Pensate alla storia dei rimborsi che spontaneamente i cinque stelle danno delle loro indennità di parlamentari e di qualcuno fra loro (pochi in verità) che ha fatto la cresta. I primi a scandalizzarsi sono quelli che si mangiano tutto il cuccuzzaro e non si rendono conto che questo servizio di epurazione che il M5S fa delle mele marce alla fine lo rende più pulito mentre gli altri....
Nel video giù la Milena Gabanelli, fuori dalla Rai e ora al Corriere della Sera ha da dirci qualcosa su condannati in giudicato, quelli forti. Insomma io sono sempre più convinto, nel fare informazione, che non ci si possa esimere da quella evangelica distinzione di Cristo tra la pagliuzza e la trave.
Un aspetto buio è che si va al voto, con un centro destra trino, dove ci sono tre premier, uno che non può essere eletto, uno che è diventato meridionale e non giura più a Pontida, e una donna che il Guardian immagina premier. A sinistra il Pd punta ad essere il primo nonostante ci siano due pezzi letteralmente fuori, Potere al Popolo e Liberi e Uguali. Poi c'è quello che, parafrasando Arbore in quella canzone... "vengo dopo il Pci e mi rimetto lì". Chi si rimette lì e in corsa è Marco Rizzo del Partito Comunista che tornerà sulla scheda elettorale con la falce e martello e la scritta Partito Comunista. Ma c'è un precedente amministrativo; l’ultima volta che si era presentato è stato nella primavera del 2016 quando ha sperato di guidare la sua città - Torino - amministrata da Piero Fassino. Non ci riuscì, anzi è stato un flop: lo 0,63 per cento dei voti.
Siamo fatti così. Si vota anche con l'idea di fare una nuova legge e ritornare al voto, come dice Veltroni nel suo ultimo endorsement a Renzi. Questa è l'ultima settimana e comunque che dire, buon voto.
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