ANNO XV Luglio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 02 Marzo 2018 08:38

Il dialogo tra chi legge e chi scrive

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A volte si ha l’impressione che esiste una barriera, sebbene non dichiarata e non voluta, tra chi legge e chi scrive. Parliamo di un certo tipo di giornalismo che fa dell’informazione uno strumento per esprimere una propria opinione e con la pretesa d’essere nel giusto e quindi condivisa dal lettore.

Diventa, alla fine, un peccato di presunzione che spesso non ripaga. Il buon giornalismo s’identifica in un modo diverso. Il fatto, sia esso di cronaca nera o bianca, resta quello che è. Sta, semmai, al buon cronista, non trascurare i particolari significativi che possono orientare il lettore ma non influenzarlo in favore di una tesi in luogo di un’altra.
A questo punto si possono anche esprimere delle opinioni personali, ma sempre e in ogni circostanza ben bilanciate e capaci di stimolare riflessioni e suscitare interesse da parte del lettore.
Questa ricerca di una misura equilibrata può diventare importante per chi, ad esempio, scrive sui periodici e deve mettere in conto il fatto che si scrive un certo giorno e la lettura è, a sua volta, differita nel tempo. Nel mezzo vi possono essere altri momenti, altri avvenimenti che rendono la notizia meglio definita e, a volte, di segno contrario all’idea iniziali che ci siamo fatta. Ricordo, ad esempio, un fatto di cronaca oggi non più recente in cui un professore di religione ebreo denunciò l’aggressione di un gruppo di estremisti. Ci vollero ben quindici giorni agli inquirenti per scoprire che si trattò di una mera invenzione. Nel frattempo furono risvegliati i fantasmi del passato nazifascista, le sue violenze e l’antisemitismo. Quando tutto finì in una bolla di sapone talune persone finirono con il pensare il contrario anche per quanto riguarda i lager nazisti e si chiesero se non si fosse trattato anche in quel caso di un’esagerazione degli ebrei?
Per noi la lezione resta. La cronaca deve limitarsi ai fatti e non essere l’occasione per un clamore che vada oltre il prodotto in se stesso. Similare discorso vale per gli affari di politica. Quante volte ci chiediamo se sia mancata agli elettori la necessaria “memoria lunga” per ricordare e ricordarci l’affidabilità di questo o quel politico messo alla prova, durante il suo mandato, e risultato inattendibile o semplicemente poco corretto con gli elettori del suo collegio? Vi è in tutto ciò una morale e lasciamo al lettore trarla nel suo verso giusto. (Riccardo Alfonso)

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