ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 19 Agosto 2015 00:00

Caro mio vescovo Corrado

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io sono un battezzato 1948, sergente degli alpini in congedo, col Corsera in mano (:3 Corveneto): Preghiera degli alpini censurata. La Diocesi: serve un nuovo testo. Il parroco taglia la parola “armi” e recita la versione pacifista. Insorge l’Ana, la politica l’appoggia. Da Salvini a Manildo: -Insensato-.

                                                L’evento va al cuore delle cose ed alza un violentissimo: -Che fare?-.

                                                Personalmente, io ho usato le armi nel poligono di Albenga, con gli Alpini, solo dopo essermi accertato che non avrei potuto colpire nessuno. Osservo che la prima lettura odierna termina con: Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò Signore-Pace.

In Gesù è tutto il potere, Gv., 17, 2. Inoltre, ordine è dal sum. urdu, ‘schiavo maschio’. Io lo sono.

Se tu, mio vescovo, confermi che va tolta l’invocazione alla benedizione delle armi (sic: Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana) io opterò per il battesimo e cederò sul giuramento fatto in armi da alpino. Ne seguirà un confronto col Daesh nel quale noi accetteremo il massacro con taglio della testa. Ovvero, saremo coerenti fino al martirio e non servirà nessun esercito.

Se questo è il tuo ordine io lo farò.

Se, invece, il parroco è andato sopra le righe, allora non vedo la necessità di aggiornare la preghiera.

      In Dio ti saluto,

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