ANNO XVI Luglio 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 06 Aprile 2018 04:46

Gli offrirono una porzione di pesce arrostito

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,35-48. - In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. 



Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 
Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». 
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito

«Pace a voi!»[1].

In quei giorni, mentre lo storpio guarito teneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di sé per lo stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone. 
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: "Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo? 
Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; 
voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino 
e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni. 
Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi. 
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi; 
Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto. 
Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati ».
e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. 
Egli dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca dei suoi santi profeti. 
Mosè infatti disse: Il Signore vostro Dio vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. 
E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. 
Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono questi giorni. 
Voi siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra. 
Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l'ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione e perché ciascuno si converta dalle sue iniquità". 
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 
Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 
Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 
«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni


«Pace a voi!».

Il motivo di fondo che mi indusse a scrivere più di una generazione fa in An thar ish è la pace insieme agli uomini di tutto il mondo.

Dopo la Resurrezione, Gesù apparve ai due discepoli di Emmaush [morteush legatama alla -parola creativa-em-me ] che tornarono dagli apostoli a raccontare di esser stati insieme con colui che era ritenuto morto sulla croce del Golgota e di averlo riconosciuto solo dopo che lui aveva spezzato il pane con loro.

Mentre parlavano del pane spezzato, Gesù in persona apparve in mezzo a loro a dir: -pace a voi-. Spaventati, credettero di vedere un fantasma. Lui li invitò a guardare le piaghe e a toccarle. Poi chiese un pesce arrostito per rimuovere gli ultimi dubbi. Da ciò i pesci diventarono l’immagine con la quale i cristiani segnarono la loro presenza durante l’epoca delle catacombe.

Pietro, negli Atti, denuncia l’opzione popolare che portò alla condanna a morte dell’innocente, che sarebbe stato graziato da Pilato, che lo riconosceva giusto. Attribuisce la colpa della condanna all’ignoranza. Annuncia che chi rimarrà ignorante sarà strappato dal popolo di Dio subito, non alla fine dei tempi. Ciò che oggi permane.

 

 

Pane e pesci in zumero.

Il vangelo odierno

[Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 
Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora»]

sembra scritto per me, adesso.

Qualunque cristiano è in grado di commentare: Gesù, che ha preso dei pescatori per farne pescatori di uomini, morto perché vuol bene al mondo e risorto perché è Dio, ha aspettato il ritorno dei suoi pescatori col fuoco di brace acceso, con del pesce sopra e del pane, li ha invitati ad unire i pesci presi per mangiare insieme.

Magari pochi faranno osservazioni sul numero 153: 1 + 5 + 3 = 9, il numero della morte [di salvezza]. Sul miracolo più volte avvenuto e narrato della moltiplicazione dei pani e dei pesci non aggiungerò parola. Noto che in questo caso, Gesù sarebbe morto ed il vangelo bugiardo a descrivere questi fatti post mortem.

Perché, allora, scrivo che Gesù è vivo e lavora con me, su di me, anticipando e corroborando la mia archeologia del linguaggio? Perché il zumero è ancora ritenuto una lingua estinta senza seguito, grazie alle idee dei sumerologhi.

Nel quinto giorno interno dell’ottava di Pasqua, venerdì, il giorno della sua morte, propone pane e pesci nel venerdì successivo.

Io ringrazio Halloran, prima del dizionario praticato col web, poi, col cartaceo Sumerian Lexicon, Los Angeles, 2006, che mi dà modo di tradurre 'pane e pesci’:

an-pa

  zenith (‘sky’ + ‘branch of a dial?’ vel ‘territorio del’).

Qua, la lettura circolare del zumero, propone di leggere pa-an in crasi pan. Ed è anche il dio pagano Pan. Quanto alla –e vi propongo di riconoscere il sema di ‘cuore’ oltre che quello di ‘casa’ in:

 

e

n., speaking; prayer (cf., eg2).

v., to speak, say (suppletion class verb: e = sing. maru; plural hamtu form, dug4, also di); to do (as auxiliary verb preceded by a noun) (cf., eg2).

  Inter., a vocal expression: Hey! O!; Alas!; Eh, Ah.

-e

  Ergative postposition, marks the agent or transitive subject as the opposed to the patient of a sentence, used with both animate and inanimate beings.

-e

  ‘locative/terminative’ case postposition, in; toward; near to; form an adverb suffixed to an abstract noun; occurs with inanimate beings only and often marks the inanimate beings only and often marks the inanimate object of a sentence – sometimes called dative case postposition for inanimate; used only with certain verbs, mostly compounds, and not generally to denote direction, for which the terminative postposition.

La novità di questa primavera 2018 è il riconoscimento dei pesci in pesh-ki:

 

Pesh

pesh [GIR]

  n., womb; soft heart/kernel; palm frond; three (cf., bis –GIR 3rd person inanimate possessive suffix + terminative (bi - + se).

pesh (7)

  child; son; young (1+3 years old) calf .

 

ki

  n., earth; place; area; location; ground; grain (‘base’ + ‘ to rise, sprout’) [KI archaic frequency].

  Prep., where; wherever, whenever; behind .

Leggo pesh.ki, utero. Terra.

Non basta. Ho appena ritrovato un commento che credevo perduto.

Piccolissimo che spiega tantissimo.

ki.e3

  exit (‘place’ + ‘to go out’).

Mariya, ucraina, usa l’interlocuzione ciè. Io ve la propongo, come sopra, nella sua radice dura zumera. Spiega meglio di qualsiasi citazione letteraria dottissima. Io la propongo come esempio di un piccolissimo che spiega tantissimo.

Quali cose mi entusiasmano in ki.e3?

  1. Ki.e3 = uscita di parola;
  2. Io, cultore di an.thar.ish, ‘connessionethar (di) cielo (e) terra’, mi piego questa volta all’uso del numero deponente 3 che chiarisce ‘uscita’ posto dopo ki = terra, luogo etc.; e = cuore è il più vicino col battito, tipo punto-linea Morse;
  3. Linguisticamente, numerosissimi esempi comprovano il passaggio da una pronuncia antica ‘dura’ a moderna ‘dolce’, anche dal latino all’italiano, da k a c;
  4. Ho abborracciato migliaia di accomodamenti insoddisfacienti prima di riconoscere questa ovvietà che esalta il mio approccio interdisciplinare;
  5. La diade ki.e = uscita di parola fa superare i problemi degli archetipi diversi: l’antico DA DUE UNO sposa il DA UNO DUE moderno;
  6. Archeologia e linguaggio di Colin Renfrew (1999) è totalmente obsoleto.   Archeologia nel linguaggio è viva. C. Renfrew ha costruito un monumento ideologico che nega migrazioni significative dall’inizio dell’età agricola (10.000 anni fa): come spiega l’interlocuzione ukraina ciè? L’archeologia nel linguaggio seppellisce un oceano di archeologhi della pietra (Klaus Schmidt ad esempio) e semiologhi (De Saussure)…;

Adesso, io ho ritrovato questa cosa. Laicamente l’ho trovata io ed io l’avevo perduta. Però mi piace pensarmi come lo scriba di Osiride, lui attento a non finir in bocca ai coccodrilli. Io, a non cader nella Geenna per incuria. Ma Gesh.ub mi vuol bene e mi corregge.


 

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