ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 23 Aprile 2018 04:16

Economia come scienza contro i disastri fatti dagli economisti del pensiero unico… perdente

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IL Governatore di Bankitalia nel trentesimo dell’istituzione della facoltà di economia alla Università di Tor Vergata, a Roma ha mostrato un grafico, che per quanto mi riguarda dovrebbe rappresentare la certificazione finale dei disastri fatti dagli economisti del pensiero unico perdente.

Il grafico descrive l’andamento della crisi economica, che ha colpito l’Italia, rilevantissima e per nulla passata. Nel 1929 scoppiò una crisi mondiale gravissima ma dopo 9 anni si ritornò a produrre la ricchezza precedente allo scoppio della crisi. Oggi dopo 11 anni di crisi siamo molto lontano dai livelli di produzione ante crisi! Tutto questo non è stato sufficiente, a far cessare l’approccio cosiddetto mainstream.

Un ex rettore della Bocconi sul sito la voce.it ha fatto la recensione di un libro di due francesi Cahuc e Zylbrerger “Negazionismo economico e come sbarazzarsi di esso “. Rilancio della tesi che l’Economia è una scienza di natura sperimentale uguale a quelle della natura (sic!!). La tesi dell’ex rettore della Bocconi è, che l’economista raccoglie dati, e li mette in relazione usando le metodologie econometriche. Il punto è proprio questo! I dati raccolti, che implicano una selezione e una scelta possono prescindere dalle opzioni di teoria economica dell’economista?

E i dati raccolti e, trasferiti nei modelli matematici possono considerarsi oggettivi e soprattutto validi? Opinabilissima la tesi. Quanto incidono le scelte politiche, che possono risultare coerenti con le visioni economiche prevalenti? Quanto incide il finanziamento da parte della politica di ricerche d’istituzioni economiche, che supportano con le loro tesi impostazioni e scelte di politica economica? In tale contesto è legittimo parlare di libertà della ricerca in economia? Di scienza sperimentale al pari della fisica? I modelli matematici utilizzati con i dati selezionali e correlati modellizzeranno una realtà, che più che oggettiva è profilata sui convincimenti teorici dell’economista.

Teoria delle aspettative razionali e dei mercati efficienti hanno segnato il pensiero economico neoliberista.

Il Nobel Lucas sosteneva che le aspettative razionali non avrebbero mai dovute essere sottoposte a test standard di validità statistica, perché quei test “boccerebbero troppi buoni modelli “. La disgrazia oggi è, che queste dottrine economiche perdenti imperano ancora nelle università e nei ministeri delle finanze, nelle istituzioni internazionali come la BCE e la Commissione UE e nelle banche centrali in genere. Esattamente come scriveva Keynes, oggi a influenzare i “pazzi al potere” che decidono la politica economica in Europa, è l’eco di un confronto di mezzo secolo fa. Confronto derivante dalla teoria delle aspettative razionali (Muth 1961) e dei mercati efficienti (Fama 1965). Efficiente e razionale è il binomio e base dei modelli econometrici utilizzati da banchieri centrali, politici e accademici consiglieri del “Principe”. Aspettative razionali e mercati efficienti sviluppate dalla scuola di Chicago e, contro l’impostazione keynesiana (fede nell’intervento pubblico quando l’economia andava male). Questi dogmi sono stati trasferiti in Europa e, in sintonia con l’Ordoliberismo tedesco che ha ispirato il Trattato di Maastricht. L'Ordoliberismo prende il nome dal gruppo raccolto dall'economista tedesco Walter Eucken attorno alla rivista Ordo, da lui fondata. Gli ordoliberali sono ferocemente anti-keynesiani. ‘ Eucken afferma, che l’obiettivo primario è la stabilità dei prezzi, garantita da una banca centrale indipendente, che dovrà avere la prevalenza su qualsiasi altro aspetto come la piena occupazione. Ordoliberale è il bilancio pubblico tendenzialmente in pareggio e la privatizzazione dei servizi pubblici. Importante comprendere, che quando nei Trattati si parla di economia sociale di mercato non si indica un obiettivo socialdemocratico su cui si innestano principi liberali. No, perché la socialdemocrazia è vista come uno dei peggiori nemici dei principi ordoliberali. Nelle sue memorie il firmatario del Trattato di Maastricht , Guido Carl scrive “L’Unione Europea implica la concezione dello ‘Stato minimo’, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, una redistribuzione delle responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi, l’autonomia impositiva degli enti locali, il ripudio del principio della gratuità diffusa (con la conseguente riforma della sanità e del sistema previdenziale), l’abolizione della scala mobile, la riduzione della presenza dello Stato nel sistema del credito e dell’industria, l’abbandono di comportamenti inflazionistici non soltanto da parte dei lavoratori, ma anche da parte dei produttori di servizi, l’abolizione delle normative che stabiliscono prezzi amministrati e tariffe. In una parola: un nuovo patto tra Stato e cittadini, a favore di quest’ultimi”. Abbiamo visto com’è andata a finire.

Un punto deve essere chiaro. La crisi del paradigma neoclassico non è stata causata dai modelli matematici, ma dalle ipotesi infondate e fallaci sul comportamento degli agenti economici. Proprio il tentativo di considerare l’economia una disciplina, che consentiva di fare previsioni come in fisica e con il rigore della geometria ha comportato l’uso di assiomi, che si sono rivelati arbitrari e violati dalle persone. I modelli matematici sono stati costruiti partendo da queste assunzioni. L’ultimo Nobel, in economia Thaler introduce nelle analisi il comportamento reale degli individui. Thaler, chiama “econi” gli individui delle teorie neoclassiche. Individui che non esistono! Umani invece sono gli individui incoerenti, passionali, facili agli impulsi. Individui, che quando decidono prendono delle “scorciatoie mentali” che Traler chiama “euristiche”. Fanno parte dell’esperienza quotidiana accumulata nel tempo. Individui che sono i riferimenti della “economia comportamentale”, per la quale Thaler ha preso il Nobel. Big data, intelligenza artificiale, imminenza dei PC quantistici e robotizzazione richiedono una rivoluzione della teoria economica altro, che superamento del “negazionismo” e considerazione dell’economia come disciplina al pari della fisica.

Assumere l’economia come disciplina scientifica implica rispettare rigorosamente il principio di falsificabilità ovvero avere la possibilità di verificare, in maniera indipendente e sottoponendo a sperimentazione le conclusioni cui si è pervenuti. Queste condizioni mancano nella disciplina economica.

Ritorneremo su quest’aspetto di rivendicata scientificità della disciplina economica

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